Forlan

2010, l’anno di Diego Forlán

Slider Storia del calcio

Anno del Signore 2010, uno degli anni più memorabili della storia calcistica recente. Nella stagione che vede la prima edizione della neonata Europa League e il primo Mondiale disputato in continente africano, sale alla ribalta un nuovo ed inaspettato protagonista. Tra i vari Milito e Sneijder – idoli ed eroi dello storico triplete dell’Inter di Mourinho -, oltre ai soliti noti Iniesta, Messi e Xavi, si staglia infatti anche la figura di Diego Forlán, attaccante e punto di riferimento dell’Atletico Madrid. L’uruguaiano, già scarpa d’oro con la maglia del Villarreal nel 2005 e poi successivamente con quella dei colchoneros nel 2009, forma in questa stagione una coppia letale con El Kun Agüero, mettendo a disposizione dei rojoblancos un attacco tutta fantasia e potenza di stampo sudamericano.

In particolare, la stagione di Forlán è una di quelle degne di essere ricordate e di entrare nell’immortalità del gioco. Se l’inizio di stagione non è dei migliori per l’uruguayo e lo stesso Atletico, lo stesso non si può però dire per la seconda metà, quando con l’arrivo dell’anno nuovo e di Quique Sanchez Flores sulla panchina le cose cambiano diametralmente. I colchoneros cambiano decisamente registro e, seppur concluderanno il campionato con un anonimo nono posto, raggiungono sia la finale di Copa del Rey sia quella di Europa League.

Il protagonista di questa doppia cavalcata è il numero 7 dei materassai, il fulmine biondo venuto da lontano per conquistare l’Europa, l’uomo in grado di riportare l’Uruguay ai vertici del calcio sudamericano e mondiale dopo i fasti della generazione guidata dal principe Enzo Francescoli. Diego Forlán inizia quella stagione come detentore della Scarpa d’oro, grazie ai 32 gol realizzati l’anno precedente, permettendogli di suggellare per la seconda volta in carriera il prestigioso riconoscimento.  Come detto comunque quella stagione non inizia con gli stessi fasti di quella precedente, visto soprattutto la scarsa attitudine della rosa a seguire le direttive dell’allenatore Abel Resino. Forlán patisce tantissimo il pessimo periodo di forma della squadra. L’arrivo di Sanchez Flores è però una vera e propria boccata d’aria fresca per l’Atletico, che dà così inizio alla ripresa dei colchoneros e alla magica seconda metà di stagione. Forlán termina il campionato con 18 gol, superando nella classifica marcatori un fuoriclasse totale come Zlatan Ibrahimovic, oltre al compagno di reparto Agüero – con il quale forma una coppia da 30 realizzazioni -, ma uno di questi in particolare resta nel cuore dei tifosi: alla 21esima giornata l’Atletico ospita il Barcellona capolista ed imbattuto, letteralmente all’epoca la squadra onnipotente per antonomasia. Ecco però che Forlán si trasforma di fatto in una strega per i blaugrana – il suo soprannome da bambino era infatti Cacha, nome di una famosa strega della cultura uruguaya -, soprattutto quando sblocca il risultato su un grande suggerimento filtrante di Reyes. Il raddoppio meraviglioso porta la firma di Simão Sabrosa su punizione, il Barça è attonito ed esce sconfitto per l’unica volta in quel campionato, preparando tragicamente il terreno per la successiva sconfitta in Champions contro l’Inter.

In Copa del Rey le cose vanno decisamente meglio per la banda di Sanchez Flores. Forlán mette ovviamente lo zampino anche in questa cavalcata, realizzando due delle quattro reti con cui l’Atletico travolge il malcapitato Racing Santander, ipotecando la finale. La finale è un amaro boccone da digerire per i colchoneros, che escono sconfitti per 2-0 contro il Siviglia a causa dei gol di Diego Capel e Jesus Navas.

Il cammino in Europa League riserva invece tutt’altro epilogo per Diego e compagni. I madrileni terminano senza vittorie un girone di Champions League letteralmente disastroso, ottenendo il terzo posto con soli 3 punti e sfruttando l’inadeguatezza della rosa dell’Apoel Nicosia. Catapultati nella minore delle due competizioni europee i biancorossi riescono a risalire lentamente la china, superando nel doppio confronto prima il Galatasaray, grazie anche ad un gol di Forlán, e poi lo Sporting Lisbona. Ai quarti si presenta il derby spagnolo col Valencia e, come avvenuto per la sfida ai portoghesi, è l’Atletico a spuntarla grazie ai gol realizzati in terra nemica. Anche qui Forlán si rende protagonista segnando un gol, preparandosi in questo modo il terreno per il successivo entusiasmante exploit. Le semifinali mettono difatti davanti una storica del calcio europeo e mondiale come il Liverpool, guidato dall’amato ex Fernando Torres. Al Calderon la decide ovviamente Diego Forlán con una rocambolesca conclusione ravvicinata, ma è al ritorno che le cose si complicano maledettamente per i colchoneros. Aquilani manda l’incontro ai supplementari, Benayoun diventa per quasi dieci minuti la stessa più brillante di Anfield fin quando, su un cross di Reyes arriva, con la fame propria solo dei grandi campioni, sempre la strega. L’Atletico vince ai punti, Diego Forlán ha appena mandato i suoi in finale della prima edizione di Europa League.

Partita che viene disputata ad Amburgo davanti a 48.000 spettatori e che contrappone gli spagnoli ad un’altra formazione inglese, il Fulham di Damien Duff e Bobby Zamora. Le marcature le apre, e chi se non lui, sempre il solito letale uruguayo: solito contropiede affidato al centometrista Reyes, cambio di gioco e conclusione strozzata al volo di Agüero sulla quale Diego ci mette la zampata. Al 36° pareggia Steven Davies con un bel tiro al volo, la parità resta immacolata e si prodiga fino ai tempi supplementari. Quando mancano appena 4 minuti ai tiri dal dischetto ecco che Forlán diventa a tutti gli effetti l’idolo della tifoseria e si proietta di diritto nell’olimpo dei campioni ad aver vestito la maglia dell’Atletico. Uno stremato Agüero scappa sulla fascia e mette un cross al bacio verso il centro dell’area. Forlán, con un contro-movimento caratteristico solo dei grandi attaccanti, anticipa il difensore e realizza con la punta il gol della definitiva vittoria. L’Atletico conquista l’Europa League.

Ma la stagione non è ancora finita e, nonostante questo incredibile exploit, Forlán ha solo iniziato il suo periodo di invincibilità. Per la prima volta i Mondiali vengono disputati nel Continente Nero, con il Sudafrica a fare gli onori di casa. Sono proprio gli ospitanti a subire per primi la furia rampante dello strabiliante Uruguay guidato dallo spettacolare attacco Cavani-Suárez-Forlán. In particolare, nello 0-3 inflitto ai Bafana Bafana, è il primo dei due gol realizzati a rubare l’occhio alle moviole di tutto il mondo: un poderoso tiro da 30 metri che, complice anche l’infida traiettoria assunta dal pallone jabulani, si insacca all’incrocio. L’Uruguay guadagna l’accesso agli ottavi come prima della classe, grazie al pareggio contro i francesi vicecampioni in carica e alla vittoria sul Messico decretata da Luis Suárez.

Incredibilmente il meglio deve ancora venire e la fase ad eliminazione diretta inizia nel migliore dei modi con la vittoria sulla Corea del Sud, partita decisa da una doppietta del solito Suárez. Da quel momento è un completo ed insindacabile assolo di Forlán. El diez confeziona una perla dopo l’altra, a partire dai quarti di finale. La sfida mette di fronte due delle rivelazioni del torneo come Uruguay e Ghana. La partita è un trionfo di incertezza ed assurdità. La sblocca Muntari su errore di Muslera, poi Forlán pareggia con una punizione alla Beckham. All’ultimo minuto dei supplementari Suárez para con la mano un colpo di testa sulla linea, ma Asamoah Gyan colpisce la traversa dal dischetto, fallendo la ghiottissima opportunità di mandare per la prima volta una squadra africana in semifinale. Ai rigori Cacha non può ovviamente sbagliare e a suggellare la vittoria è El loco Abreu che, con un vero e proprio colpo di pazzia, supera il portiere avversario con un pallonetto. L’Uruguay torna in semifinale di un Mondiale per la prima volta dal 1970 e deve affrontare la favorita alla vittoria finale. A Città del Capo va in scena Olanda-Uruguay. La partita viene sbloccata da un gol bellissimo di Van Bronckhorst, ma poi è ancora il fuoriclasse uruguayo a far lecitamente sognare i suoi: finta a rientrare sul sinistro e conclusione beffarda dai 25 metri che sorprende Stekelenburg insaccandosi al sette. La superiorità degli Orange è però netta e si vede con i gol di Sneijder e Robben, l’inutile gol finale di Maxi Pereira decreta la resa finale della Celeste.

Il magico Mondiale di Forlán non è comunque terminato e nella finalina contro la Germania si rende protagonista di un altro colpo di maestro quando, su cross di Arévalo Ríos, colpisce il pallone al volo dal limite dell’area, coordinandosi con un tempismo eccellente e segnando con una conclusione schiacciata. Questo gol sarà decretato come il migliore della rassegna iridata, ma non basterà a dare ai sudamericani il terzo posto, complice anche la sfortunata traversa che sempre Forlán colpisce su punizione all’ultimo minuto e che impedisce alla Celeste di protrarre la partita ai supplementari. Le assurde prestazioni di Forlán fanno guadagnare alla strega il Pallone d’oro del Mondiale come miglior giocatore, primo uruguayo in assoluto a riuscirci, oltre all’inserimento nella squadra ideale del torneo. Sfuma invece la scarpa d’oro, andata appannaggio di Thomas Müller grazie al maggior numero di assist.

Il 2010 di Forlán finisce idealmente durante la calda estate sudafricana; il calo di forma e gli infortuni fisici ne limiteranno e peggioreranno le prestazioni. Nonostante tutto si guadagnerà l’accesso alla classifica finale del Pallone d’Oro, giungendo addirittura quinto nella corsa al prestigioso premio, finito nelle mani di Leo Messi. Ma quando l’estate successivo guiderà ancora la sua Nazionale alla storica quindicesima Copa America ecco che Diego Forlán si ergerà definitivamente ad eroe dei due mondi, capace in poco più di 365 giorni di dominare  sia il Sudamerica che l’Europa.