Allegri

Allegri, l’allenatore più criticato al mondo

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È arrivata una sconfitta in Coppa Italia per la Juventus, un secco 3-0 con l’Atalanta che elimina i bianconeri dopo le quattro vittorie di fila delle precedenti quattro edizioni, e con essa sono ricominciate le critiche insistenti a Massimiliano Allegri. La squadra è a pezzi -entrambi i difensori centrali sono out, Khedira e Pjanic sono appena rientrati, mentre Mandzukic è ancora fuori- ed è uscita con quella che è probabilmente la squadra più in forma d’Europa al momento, in casa loro, una sconfitta evitabile nei modi che sulla carta ci può stare, eppure i soliti mormorii non si sono fatti aspettare.

Quando la squadra vince è merito dei singoli, della qualità della rosa; quando perde, naturalmente, sul banco degli imputati c’è sempre e solo lui. Un copione che conosciamo bene.

È ormai entrato nell’immaginario collettivo che Allegri sia un allenatore scarso, fortunato e che va avanti per i meriti dei singoli, eppure Agnelli, che al momento ha creato una delle squadre più forti al mondo, e che di certo non avrebbe problemi di tipo economici a prendere un altro allenatore, magari uno di quelli che pratica il fantomatico ‘bel gioco’, si tiene stretto Allegri, da 5 anni, e non ha alcuna intenzione di toglierlo dal suo posto.

Anche Agnelli non capisce niente di calcio? O Nedved? Paratici? E tutta la dirigenza in generale. Può essere, magari gli esperti di calcio sono quelli seduti sul divano e non quelli che il calcio lo vivono da sempre.

E andatelo a dire anche a Florentino Pérez che in estate ha cercato Allegri per dargli in mano la squadra detentrice delle ultime 3 Champions League, anche lui non capisce nulla.

Che piaccia o meno, non si vincono 4 scudetti e 4 Coppa Italia per caso, non si arriva in finale di Champions due volte in tre anni per caso (la prima tra l’altro con la squadra che Conte abbandonò perché “non si può mangiare in un ristorante da 100 euro con 10 euro”).

Allegri è un allenatore vincente e concreto, che legge benissimo le partite e difficilmente sbaglia un cambio, anzi, spesso proprio i suoi cambi e le sue scelte risultano vincenti. Se ne potrebbero citare davvero tantissime, ma faccio solo due esempi, quelli forse più eclatanti: Sturaro titolare in semifinale di Champions contro il Real Madrid nella stagione 2015/16, risultato uno dei migliori in campo, salvando, tra le altre cose, un gol già fatto di James Rodríguez; e Tottenham-Juventus dello scorso anno, con la Juve in difficoltà e sotto nel punteggio Allegri inserisce Asamoah e Lichtsteiner e la ribalta, passando il turno. Merito dei singoli anche questo? Io non credo proprio.

Gestione della squadra, dei giovani e delle risorse eccelse. O mettiamo in dubbio anche questo?

Che piaccia o meno, Allegri è uno dei migliori allenatori al mondo, non esprime sicuramente uno dei migliori giochi, e lo fa per scelta, perché, come dice lui, “lo spettacolo lo si guarda al circo”, ma ha una visione generale della squadra e della singola partita superiore alla media degli allenatori.

Sia chiaro, nessuno qua sta sostenendo che Allegri debba piacere a tutti per forza o che dobbiate sposare obbligatoriamente la sua concezione di calcio, né tantomeno che è un allenatore perfetto, ma gli vanno riconosciuti i suoi meriti, al di là delle simpatie e del modo in cui fa giocare i suoi giocatori. A volte può anche risultare antipatico quando durante le interviste o in conferenza stampa si arrabbia e fa delle sceneggiate, ma mettetevi nei suoi panni, ha vinto più di chiunque altro in Italia negli ultimi anni e nonostante i risultati gli diano (quasi) sempre ragione l’unica cosa che ottiene in cambio sono critiche su critiche.