Barzagli

Andrea Barzagli, il professore

Calcio contemporaneo Slider Stagione 2018/2019

È il novantesimo minuto di una partita importantissima, la gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra Juventus e Tottenham della stagione 2017/2018, giocata a Wembley, in casa degli inglesi, forti di un 2-2 ottenuto a Torino che mette loro con un piede ai quarti. I bianconeri riescono tuttavia a ribaltarla dopo essere passati in svantaggio con un gol di Son, grazie alle reti di Higuaín e Dybala, e sono chiamati a difendere con le unghie e con i denti dagli assalti rapidi dalle fasce degli Spurs. Nulla di cui preoccuparsi, Allegri sa che la carta da giocarsi, è quella che ha garantito ai suoi innumerevoli vittorie: è il momento dunque di chiudere il portone a doppia mandata. È il cambio giusto al momento giusto, uno di quelli alla Allegri, che porterà inevitabilmente a un intervento alla Barzagli. Harry Kane, spauracchio d’attacco che ha già trafitto la Juve all’andata colpisce il palo, ma i successivi tre secondi saranno i più lunghi della storia: la palla vaga sulla linea di porta in una terra di nessuno, con Szczesny ormai battuto. In una selva di gambe il primo ad arrivarci sarà lui, con la forza necessaria a scaraventare quel pallone il più lontano possibile. Quell’intervento, più di ogni altro, sarà quello più rappresentativo della sua carriera: quella palla fluttuante sarebbe potuta essere colpita da un giocatore con la maglia bianca, ma la sua sola presenza sul terreno di gioco in quei minuti delicati garantiva che invece sarebbe rientrata in campo. Allo stesso modo Barzagli ha vissuto gli ultimi anni con la Vecchia Signora: a fasi alterne, con lunghi e forzati periodi di stop, ma con la garanzia matematica che lui in campo la palla sarebbe stata lontanissima dalla propria rete.

Sarà uno di quegli addii che fanno male. Non per una questione esclusivamente di campo, ultimamente visto ben poco in maniera sventurata, ma per ciò che la sua presenza rappresenta, per quel senso di tranquillità che è capace di trasmettere all’intero reparto nonché ai tifosi a casa con i suoi movimenti, con i suoi interventi sempre efficaci e mai scomposti, con quel carisma innato così raro. Andrea Barzagli ha comunicato ufficialmente che questo finale di stagione sarà l’ultimo giocato in carriera, prima di intraprendere una nuova strada fuori dal campo, ancora poco chiara, ancora in fase di valutazione.

Perché Andrea Barzagli mancherà a tutto il movimento calcistico italiano, non solo ai tifosi bianconeri?

Perché è stato un patrimonio della Nazionale italiana, prima ancora del ciclo di vittorie bianconero. Già, non va dimenticato che il difensore spesso ricordato solo all’interno della famigerata BBC, è stato fin da subito protagonista in azzurro. In Under 21, con cui ha vinto l’ultimo europeo di categoria che la nostra rappresentativa ricordi, ma anche nella selezione maggiore, con cui ha debuttato a 23 anni e vinto il Mondiale 2006; un nome fin da subito impresso nella leggenda, ulteriore testimonianza del fatto che Barzagli fosse un predestinato, fondamentale nelle occasioni delicate, sempre presente quando necessario, come quando, proprio all’interno della stessa Coppa del Mondo, l’Italia si apprestava ad affrontare ai quarti l’Ucraina con Nesta infortunato – lo fu praticamente per l’intera manifestazione –, e Materazzi espulso agli ottavi contro l’Australia. Nessun problema: Barzagli, chiamato in causa per un impegno così importante all’età di 24 anni in mezzo ai quei mostri sacri non ha presentato sbavature e ha garantito assieme a Cannavaro l’imbattibilità della porta di Buffon: 3-0 e semifinale poi affrontata, e vinta, contro la Germania.

Militava ancora nel Palermo al tempo l’attuale numero 15 bianconero, squadra che su di lui ha investito acquistandolo dal Chievo giovanissimo, che lo ha messo al centro di un intero progetto, che gli ha trasmesso fiducia e che gli ha affidato le chiavi della difesa. Ne è passata eccome di acqua sotto i ponti prima della BBC, e Barzagli non si è nemmeno fatto mancare l’esperienza all’estero: al Wolfsburg, in un periodo d’oro per il club tedesco, che lo ha inserito tra le proprie fila assieme all’altro rosanero Zaccardo e con cui non si fatto mancare il suo vizio più grande: la vittoria. Bundesliga inserita nel palmares nel 2009: Barzagli è pronto per una grande avventura nel proprio paese in un club importante, che arriva puntuale nel gennaio del 2011, in circostanze tuttavia complicate. La Juventus infatti arrivava da un settimo posto, e ne avrebbe collezionato un altro anche quell’anno: è solo il preambolo della storia che andava a delinearsi, e che tutti conosciamo.

È così difatti che Barzagli diventa una colonna portante, un punto di riferimento, una presenza imprescindibile: nella retroguardia bianconera prima di tutto, in quel trio iconico con Bonucci e Chiellini inventato da Antonio Conte, capace negli anni di far rimanere all’asciutto per 90 minuti gli attaccanti più forti d’Europa, ma soprattutto negli spogliatoi dell’Allianz Stadium, dove andrà a comporre il gruppo di senatori che trascinerà la squadra a ben sette scudetti consecutivi. Non è da sottovalutare, a questo proposito, il fatto che egli appartenga alla strettissima élite di calciatori che compare nella rosa di tutti i sette anni di fila di trionfi, assieme a Buffon, Chiellini, Marchisio e Lichtsteiner, e che con tutta probabilità sarà l’unico, assieme a Chiellini, ad averne vinti otto di fila.

Se all’interno della BBC Chiellini ha fatto del temperamento il suo punto di forza e Bonucci è quello con maggiore licenza di impostare, Barzagli ha sempre potuto vantare come proprio punto di forza una certa fisicità: oltre ai 187 centimetri d’altezza, fin da subito colpisce la prestanza, la tenuta massiccia che tuttavia non gli ha mai impedito gran rapidità negli scatti, eleganza nei movimenti e puntualità nelle chiusure. Fisicità tuttavia croce e delizia delle sue ultime stagioni, falcidiate da infortuni di ogni tipo, da lunghi periodi di stop, sempre conclusi con ritorni in grande stile e con prestazioni encomiabili.

Potremmo dunque parlare di Andrea Barzagli come di un vincente, di un calciatore che ha potuto garantire trofei e esperienze positive in qualunque esperienza della sua carriera, nonché di uno dei calciatori più decorati della storia della Serie A, ma non è ciò che rimarrà impresso. Barzagli, più che per le coppe sollevate, sarà per sempre ricordato per essere un faro nella notte, un atleta su cui non possono esistere discussioni e su cui mai si è potuto dubitare. Rimarrà di lui ogni gesto d’intesa con i compagni di reparto dopo ogni salvataggio, quella calma olimpionica che non lo ha mai tradito anche nelle situazioni più delicate, quella tranquillità sul suo volto anche nelle occasioni più importanti, quella sicurezza che gli è valsa innumerevoli complimenti da tutti colori i quali hanno diviso il campo con lui e che ha portato Massimiliano Allegri a definirlo come “il professore”.

Andrea Barzagli appende gli scarpini al chiodo, ma lascia un’eredità importantissima, nonché un posto in squadra difficilissimo da sostituire: è per questo che il suo addio lascerà un vuoto incolmabile, porterà alla commozione milioni di tifosi, e a un’ovazione che l’Allianz Stadium non esiterà a riservargli. Il 19 maggio, ultima partita casalinga della Juventus in campionato contro l’Atalanta non sarà una partita come le altre: tutti in piedi, pronti a vedere il professore insegnare calcio un’ultima volta.