Arsenal Emery

I problemi dell’Arsenal di Unai Emery

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Dopo 516 giorni si conclude il mandato di Unai Emery sulla panchina dell’Arsenal, la quale, come ha affermato il club sul proprio sito ufficiale, vedrà sedersi ad interim Fredrik Ljungberg, che tra anni ’90 e 2000 ha militato nelle file londinesi per 9 stagioni.



Il tecnico di Hondarribia, nonostante in carriera abbia già allenato club del calibro di Valencia, Sevilla e PSG, riuscendo a conquistare anche diversi trofei tra cui spiccano senz’ombra di dubbio le 3 Europa League vinte di fila con gli andalusi – allenatore più vincente della competizione assieme al nostro Trap –, arrivato a Londra trova di fronte a sé una realtà che ha bisogno di un netto cambiamento dopo i 22 anni di gestione Wenger, soprattutto se si considera l’ultima deludente stagione dell’allenatore transalpino che vede l’Arsenal finire in sesta posizione il campionato ed essere eliminato in semifinale di Europa League dai futuri campioni dell’Atlético Madrid. In un anno e mezzo di lavoro però l’allenatore non riesce a esprimere il calcio che vorrebbe, ottiene pochissimi risultati, la tifoseria e buona parte dello spogliatoio gli si rivolta contro, rendendosi di fatto noto principalmente per le sue sorridenti conferenze stampa alla Montella dopo ogni partita.

Appena arrivato all’Arsenal, Emery decide di dare subito la sua impronta alla squadra, spingendo per l’acquisto di quei giocatori a detta sua ideali per il suo piano di gioco, il 4231, già utilizzato con successo nelle sue precedenti esperienze: per circa 78 milioni di euro si accasano all’Arsenal i vari Lucas Torreira, Bernd Leno, Sōkratīs Papastathopoulos e il giovane Mattéo Guendouzi; lasciano invece i biancorossi Jack Wilshere e Santi Cazorla.

Nonostante l’inizio non sia stato dei migliori – 0 punti nelle prime due giornate di campionato – la prima stagione del tecnico spagnolo non può considerarsi un vero e proprio fallimento: l’Arsenal si piazza al quinto posto in campionato a una sola lunghezza di distanza dalla zona Champions, mentre il cammino europeo, per quanto tortuoso, arriva fino in finale dove i suoi devono arrendersi ai concittadini del Chelsea; risultati questi non del tutto negativi se si considera che si sta avviando un processo di rifondazione e che salvo rarissime eccezioni è difficile ottenere subito grandi successi. Nel corso della stagione Emery riesce non solo a far sbocciare Guendouzi, che arrivato in sordina dal Liorent si impone come una delle pedine fondamentali del mister, ma a rendere il neo-acquisto Torreira il fulcro del suo Arsenal: è proprio il centrocampista uruguagio che trae i maggiori vantaggi dalla disposizione tattica adottata dal suo allenatore, che gli permette non solo di alternarsi a Xhaka nei compiti di regia, ma anche di poter pressare a perdifiato gli avversari recuperando un gran numero di palloni che permettono di velocizzare la manovra servendo i riferimenti offensivi quali Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang, capocannoniere stagionale dei Gunners. Ciononostante la stagione dell’Arsenal non riesce mai realmente a decollare per via di una tenuta difensiva quasi nulla – Mustafi si dimostra inadatto per certi livelli, Héctor Bellerín si infortuna gravemente a metà anno con Lichtsteiner, arrivato a parametro zero in estate dalla Juventus, ormai in declino – e di una trequarti spenta che non può contare su un giocatore come Aaron Ramsey come titolare fisso date la sua fragilità a livello fisico e che vede uno scarsissimo rendimento degli esterni d’attacco, che costringono lo stesso Aubameyang a partire largo in molte partite.

È proprio per queste complicazioni che la scorsa estate il presidente Stan Kroenke ha messo mano al portafogli per acquistare i vari David Luiz, Kieran Tierney, Dani Ceballos – in prestito secco dal Real –, Gabriel Martinelli e soprattutto Nicolas Pépé arrivato dal Lille per ben 80 milioni di euro. Nonostante ciò allo stato attuale delle cose la squadra di Highbury è un fiasco totale. Alla tredicesima giornata i Gunners sono all’ottavo posto in classifica con 18 punti, frutto di un rendimento spesso incostante, sintomo di mancata gestione della partita e dello spogliatoio: 3 sono i pareggi arrivati dopo una situazione di vantaggio iniziale, più spesso c’è il bisogno di inseguire gli avversari e arrivare al gol del pari a pochi sgoccioli dal triplice fischio, come nell’ultima gara interna di Premier contro il Southampton; leggermente meglio in Europa, dove però è stata proprio la sconfitta interna contro l’Eintracht Frankfurt, anch’essa da vantaggio iniziale, a costare la panchina dell’Arsenal a Emery.

Oltre ai problemi di lettura delle partite sicuramente hanno pesato lo scarso rendimento dei nuovi arrivati e la questione Granit Xhaka. Lo svizzero di origine albanese, mai particolarmente amato dai tifosi, dopo essere stato nominato capitano a inizio stagione, ha un pesante screzio con i tifosi che all’uscita dal campo nel match interno contro il Crystal Palace lo sommergono di fischi e offese, suscitando la risposta non pacata di colui che non indosserà più la fascia del club.

Quello dell’Arsenal sembra un tunnel senza via d’uscita, c’è bisogno di nuova linfa che permetta alla squadra di arrivare in Europa a fine stagione per poter ripartire nuovamente da capo, con un nuovo progetto, un nuovo allenatore e non per forza con una rosa rivoluzionata, magari provando il riscatto di giocatori come Mesut Özil, tenuto per un anno e mezzo in naftalina dall’ex tecnico, o lanciando definitivamente giovani interessante come il diciottene Martinelli, una delle poche certezze dei cannonieri del sud di Londra.

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