Barcellona-Paris Saint-Germain

La lucida follia di Neymar

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“Se un avversario ci può fare 4 gol noi ne possiamo fare 6, lo abbiamo già fatto questa settimana. Non abbiamo nulla da perdere ma tanto da guadagnare”.

Sono passate poche settimane da quella rovinosa sconfitta contro il Paris Saint-Germain, a Parigi. Quel 4 a 0 non lascia spazio a repliche, una partita a senso unico degli uomini di Emery, con Di Maria e Verratti autori di due prestazioni che rientrano di diritto tra le migliori delle loro rispettive carriere. È pressoché impossibile credere in una rimonta, nessuno, nella storia della Champions League, ha mai rimontato quattro gol di scarto subiti all’andata. Eppure Luis Enrique, allenatore di quello stesso Barcellona che è stato umiliato a Parigi, si presenta così in conferenza stampa, convinto che la sua squadra possa davvero ribaltarla.

Come può il Barcellona ribaltare quella partita? Diventa facile porsi questo interrogativo, considerando i grandi acciacchi che i blaugrana presentano in difesa, oltre alle difficoltà nella manovra offensiva, dove ad essere protagonista, oltre che al solito genio di Lionel Messi, è Neymar, il più inaspettato dei trascinatori offensivi di un Barcellona più che mai in difficoltà. Quello stesso Neymar che spesso viene bollato come prima donna, poco propositivo, mai per davvero uomo squadra e trascinatore nei momenti difficili. Il brasiliano diventa quindi preda facile dei detrattori, che però si dimenticano il fatto che questo immenso talento sia in tripla cifra sia di gol che di assist in carriera, oltre al fatto che in quel momento stia tenendo in piedi lui quel Barcellona, a suon di gol e, soprattutto, di assist – fino a quel momento 8 solo in Champions League –.

Si arriva dunque al giorno della verità, l’8 marzo 2017, Barcellona-Paris Saint-Germain, con gli spagnoli che sono chiamati ad un’impresa impossibile e mai riuscita in più di 60 anni di Coppa dei Campioni, al Camp Nou, davanti a più di 95.000 spettatori. I blaugrana si schierano con un 3-3-1-3, rinunciando a Jordi Alba: Ter Stegen; Umtiti, Mascherano, Piqué; Rakitic, Busquets, Iniesta; Messi; Rafinha, Suarez, Neymar. Appare subito chiaro che a fare la partita, in casa sua, sarà il Barcellona. Il PSG, forte del 4 a 0 dell’andata, si presenta con un 4-3-3: Trapp; Meunier, Thiago Silva, Marquinos, Kurzawa; Matuidi, Rabiot, Verratti; Lucas Moura, Cavani, Draxler. I parigini, dunque, giocheranno di rimessa, nel tentativo di sfruttare al meglio le ripartenze in campo aperto.

Il match inizia e dopo appena tre minuti c’è già il vantaggio blaugrana: Rafinha crossa in mezzo da sinistra, una carambola impazzita inganna Trapp che sbaglia l’uscita, favorendo il colpo di testa di Suarez. Il gol di testa del Pistolero uruguagio anima il Camp Nou, in una bolgia speranzosa. Nel mentre, Neymar appare più agguerrito che mai, partecipa in tutto il fronte offensivo senza mai darsi pace, dribbla, smista palloni, aiuta in fase difensiva, conquista falli e lo si ritrova a battere anche le più banali rimesse laterali. Mai si era visto un Neymar così. Il brasiliano, al minuto 18, ha la possibilità di segnare, quasi da fermo tira a giro sul secondo palo, sfiorando un gol leggendario per una questione di centimetri.

Il Barcellona difende al meglio contro un PSG che nel primo tempo fatica davvero ad essere incisivo nell’imporre un’identità di gioco, e al minuto 40, in seguito ad una giocata nell’asse Neymar-Suarez-Iniesta, Don Andrés si ritrova in area di rigore e, dopo aver apparentemente perso palla, si inventa una giocata di alta classe, con un colpo di tacco sopraffino che coglie di sorpresa Kurzawa, che goffamente la respinge dentro la sua porta. È 2 a 0.

Inizia il secondo tempo, in seguito all’ennesima giocata geniale di Iniesta nello stretto, Neymar viene servito con uno di quei palloni telecomandati che non sono altro che un invito ad andare in porta. Il brasiliano si avventa sul pallone come un falco, al minuto 48, e si procura un calcio di rigore, dopo essere stato steso in area da Meunier. Dal dischetto si presenta il solito Messi, che con un tiro violento e preciso sigla il 3 a 0. Il PSG però non si arrende, colpendo anche un palo con Cavani a tu per tu con il portiere, finché Emery non decide di togliere Moura per Di Maria, in modo da migliorare l’attitudine offensiva della squadra e trovare il gol in trasferta.

Al minuto 62, Edinson Cavani si avventa su una sponda di Kurzawa, sfruttando una grave disattenzione di Piqué e con un tiro deciso la insacca sotto l’incrocio dei pali. Una doccia fredda per il Barcellona, che in questo momento si ritrova a dover segnare ben tre gol in meno di 30 minuti, con il PSG che arriva due volte vicino al gol con Cavani e Di Maria, che però sprecano malamente. Il Barcellona è ora in bambola, in un disperato assedio alla ricerca di quei tre gol. Il PSG commette l’errore di schiacciarsi troppo, e lo testimoniano i cambi di Emery, che butta nella mischia Aurier al posto di Draxler, impedendo al PSG di risalire. Luis Enrique, invece, risponde prontamente, inserendo Arda Turan al posto di Iniesta al minuto 65, Sergi Roberto al posto di Rafinha al 76′ e André Gomes al posto di Rakitic, in modo da non affollare la manovra offensiva, che però necessita di essere rafforzata nel più folle degli assedi.

Minuto 87, il Camp Nou è ammutolito, manca davvero pochissimo al fischio finale. Nessuno crede più alla rimonta, tranne un brasiliano, quel brasiliano che nel mentre sta trainando al meglio la manovra offensiva spesso confusionaria dei blaugrana, che in quell’istante si ritrova a calciare in porta all’improvviso da fuori area dopo un pallone respinto. Il tiro gli viene ribattuto, ma con una ferocia inaudita, Neymar recupera quel pallone, dribbla Di Maria che non può fare altro che stenderlo. Neymar si incarica della punizione, al minuto 88, è lui a calciarla. La parabola è perfetta e si insacca sotto l’incrocio. 4 a 1. Ancora due gol da realizzare, ma con pochissimi minuti a disposizione. In un’atmosfera da brividi, il Barcellona è alla ricerca disperata di una delle imprese più memorabili di sempre, trainato da un autentico genio del calcio come il suo numero 11, quel giorno in autentico stato di grazia.

Minuto 90, l’ennesima invenzione della carriera di Messi pesca Suarez tra le linee. Suarez cade in seguito a quello che sembra essere il più classico contatto di gioco non falloso – discutibile la sceneggiata di Suarez –, ma l’arbitro decreta il calcio di rigore, un rigore che pesa come un macigno in quel momento, che può regalare una speranza al Barcellona o spegnerla sul nascere. A battere quel rigore è sempre lui, Neymar, che con un carisma e con una lucidità encomiabili si presenta dagli undici metri e spiazza Trapp, per poi riportare il pallone al cerchio del centrocampo, caricando come non mai la squadra. 5 a 1. Il Camp Nou, che fino a quel momento era stato ammutolito, esplode in una bolgia infernale, perché i tifosi blaugrana in questo istante sono consci del fatto che la Remuntada non è impossibile, specialmente con cinque minuti di recupero a disposizione. Sono attimi di follia, tra i timori dei tifosi del PSG, che rischia di assistere al più clamoroso dei suicidi in ambito internazionale, e la speranza ancora accesa dei supporter blaugrana.

Minuto 94, ennesimo assedio del Barcellona, con Ter Stegen che si butta nella mischia, recupera un pallone velenoso e conquista un fallo importantissimo. A battere la punizione è sempre lui, l’uomo che in quel momento, più che mai, sta trascinando il Barcellona dopo aver segnato due gol in veloce successione. Il Barcellona ha un’ultima e decisiva chance, con il PSG che, disperatamente, cerca di difendere il 5 a 1 che li farebbe ancora passare. Neymar batte la punizione, imprecisa, che viene respinta da Rabiot, ma quella palla deve per forza finire tra i piedi di Neymar, quella è la sua partita, deve esserlo, si sposta verso sinistra, alza la testa e serve una palla che canta vittoria per Sergi Roberto, l’uomo meno atteso per una sfida così cruciale.

Il terzino blaugrana si inserisce, eludendo la pessima linea difensiva del PSG, in colpevole ritardo nell’innescare il fuorigioco, in quegli attimi in cui il tempo si ferma, nella disperazione degli sconfitti contrapposta alla gioia incontenibile dei vincitori, si fionda su quel pallone, il più importante della sua carriera, buttandosi con tutto se stesso, in spaccata. È 6 a 1. Il Camp Nou esplode, perché mai nessuno nella storia della Champions League era riuscito a ribaltare ben quattro gol di scarto subiti all’andata, per di più subendone 1 in trasferta. Nessuno fino a quel giorno. Eppure Luis Enrique ne era conscio, ma più di ogni altro, ad esserne consapevole, era lui, quel genio brasiliano, colui che, con la sua lucida follia, ha trainato il Barcellona verso una delle più epocali imprese di sempre.

E poco importa se poi i blaugrana verranno tramortiti dalla Juventus di Allegri nel turno successivo, il Barcellona, quella sera, scrisse una pagina indelebile, l’ennesima, della storia della Champions League, trascinata da chi, negli otto minuti finali di una sfida ormai persa, ha spinto prepotentemente il Barcellona verso la più insperata delle rimonte.

 

 

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