Inter

Il Principe diventa Re, nella notte di Madrid

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Il 22 maggio 2010, al Santiago Bernabéu di Madrid, è arrivato il momento più atteso della stagione: la finale di Champions League. Ad affrontarsi ci sono l’Inter del portoghese Josè Mourinho e i tedeschi del Bayern Monaco allenati dall’olandese Louis Van Gaal. A dirigere la partita è l’inglese Howard Webb.

I bavaresi sono arrivati alla fase ad eliminazione diretta giungendo al secondo posto nel gruppo A alle spalle del Bordeaux, in un gruppo che oltre ai francesi comprendeva anche la Juventus e gli israeliani del Maccabi Haifa. Dopo aver superato la Fiorentina negli ottavi, in un doppio confronto ricco di polemiche, e il Manchester United nei quarti – solo grazie alla regola del gol in trasferta, 4-4 totale -, la squadra di Van Gaal si sbarazza nelle semifinali del Lione con un risultato complessivo di 4-0, aggiudicandosi per l’ottava volta la finale della famigerata coppa dalle grandi orecchie.

Il cammino per l’Inter, inserita nel gruppo F insieme ai campioni in carica del Barcellona, alla Dinamo Kiev e al Rubin Kazan, è decisamente più complicato e ricco di insidie, con una qualificazione agli ottavi di finale conquistata solamente all’ultima giornata battendo in casa i russi del Rubin Kazan per 2-0 e aggiudicandosi il secondo posto alle spalle del Barcellona. I nerazzurri, agli ottavi superano l’ostacolo Chelsea e ai quarti i russi del CSKA Mosca – con un totale complessivo rispettivamente di 3-1 e 2-0 nei quattro confronti -, alle semifinali hanno dovuto superare il grande Barcellona di Pep Guardiola, già rivale dell’Inter nella fase a gironi, con i risultati che questa volta baciano i nerazzurri: dopo un sonoro 3-1 al Giuseppe Meazza e una sconfitta al Camp Nou per 1-0, si aggiudicano la finale della massima competizione europea e la quinta finale nella loro storia. Un’attesa durata ben 45 anni. L’ultima Champions League vinta dei nerazzurri risaliva al lontano 1965 contro il Benfica per 1-0 grazie al gol di Jair. Successivamente la squadra di Milano sfiorò la vittoria finale in altre due occasioni, venendo però sconfitti: contro gli scozzesi del Celtic nel 1967 e contro gli olandesi dell’Ajax nel 1972.

Una cosa da sottolineare è che, entrambe le squadre in caso di vittoria, avrebbero scritto una pagina leggendaria nella loro storia, potendo ambire al Triplete, entrambe le squadre avevano infatti già vinto campionato e coppa nazionale.

L’allenatore olandese schiera un 4-4-1-1, con Müller che agisce in supporto dell’unica punta Olić: sulle fasce l’olandese Robben e il turco Altintop, quest’ultimo prende il posto dello squalificato Ribéry. Josè Mourinho conferma il suo 4-2-3-1, Chivu al posto del capitano Zanetti nel ruolo del terzino sinistro, che sostituisce lo squalificato Thiago Motta – dopo la tanto criticata espulsione al Camp Nou per la presunta manata su Sergio Busquets – di fianco a Cambiasso; alle spalle dell’unica punta il trio composto da Eto’o a destra, Sneijder al centro e Pandev a sinistra.

Dinanzi a 73.490 spettatori la finale ha finalmente inizio. I primi minuti di gioco sono contrassegnati da un perfetto equilibrio, entrambe le squadre si studiano e cercano di scovare qualche possibile punto debole. La prima occasione della partita è del Bayern Monaco al 9′, con una bella azione di Robben che crossa dalla destra creando non pochi problemi per la difesa interista. Al 18′ è il momento dei nerazzurri con Sneijder che impegna il tedesco Butt su punizione. Dopo mezz’ora la partita è ancora ferma sul risultato di 0-0, permane l’equilibrio nonostante il possesso di palla sia totalmente al favore dei biancorossi. Al 35′ avviene la prima svolta della partita: calcio lungo di Júlio César, sponda di testa da parte di Diego Milito per Sneijder che restituisce il pallone all’argentino con un delicatissimo passaggio filtrante, Milito controlla e dopo una finta insacca il pallone in rete alle spalle di Butt. È 0-1! I nerazzurri sono in vantaggio e si avvicinano all’agognato sogno Champions. Piccola reazione del Bayern Monaco al 40′, Robben prova dalla distanza ma calcio lontano dallo specchio della porta. L’ultima azione pericolosa del primo tempo è ancora a favore dei nerazzurri, Milito e Sneijder combinano ancora, ma l’olandese in equilibrio precario calcio col sinistro su Butt. La seconda frazione di gioco si apre con i tedeschi vicino al pari: Altintop serve al centro dell’area Müller ma il tiro viene bloccato dal sicuro Júlio César. I nerazzurri rispondono con l’ennesima azione di Milito sulla sinistra, palla indietro per Pandev, il cui tiro viene alzato di poco sulla traversa da parte di Butt. Tra il 54′ e il 55′ una buona azione per parte: prima i nerazzurri su punizione con Sneijder e successivamente i biancorossi con Altintop che calcia al lato destro di Júlio César. Al 65′ è ancora Robben a rendersi pericoloso con un grandissimo sinistro a rientrare disinnescato dal portiere brasiliano. Sembra il pareggio dei biancorossi sia ormai imminente, i tedeschi continuato ad attaccare e non vogliono darla vinta ai rivali. È il 70′ e l’Inter rischia ancora una volta di subire gol con un tiro del neo entrato Klose, respinto da un monumentale Walter Samuel che da inizio ad una alla ripartenza dei nerazzurri: “Vanno avanti i due attaccanti principi dell’Inter… Milito, una finta, in area… ANCORA EL PRINCIPE DIEGO MILITO! LA FIRMA LUI PROBABILMENTE QUESTA FINALE!” L’Inter raddoppia, è 0-2! L’intera panchina nerazzurra corre ad abbracciare Diego Milito per festeggiare il raddoppio: quella sera il Principe aveva deciso di diventare Re dinanzi al mondo intero. Il Bayern non molla, ma ora l’Inter si sente sicura e concede pochissimi spazi. Negli ultimi minuti Mourinho regala l’ovazione a Milito e premia Materazzi: unico italiano in campo a piangere di gioia insieme agli altri 22mila arrivati per sostenere l’Inter in un’impresa eroica che resterà nella storia. L’arbitro concede 3′ di recupero, il pubblico bavarese rimane in piedi pietrificato dinanzi alla ormai imminente sconfitta della loro squadra. Dall’altra sponda sono già iniziati i festeggiamenti: il pubblico di fede nerazzurra inizia a cantare a squarciagola dopo una vittoria che ha un sapore unico: è il sapore di quelli che ce l’hanno fatta, il sapore di quelli che entrano nell’olimpo, adesso possono dirlo: sul tetto d’Europa ci sono loro. L’arbitro ha il fischietto in bocca e pone fine alla partita: dopo 45 anni, l’Inter è campione d’Europa.

 

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