Boban Milan

Le cause e i possibili effetti dell’addio di Boban al Milan

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La bomba Milan non era mai stata realmente disinnescata, e la fragorosa esplosione che ha colpito la squadra ed i tifosi era nell’aria: la società, divisa in due fazioni dal pensiero completamente opposto, non faceva che attaccarsi con pungenti frecciatine. Da una parte vi erano Zvonimir Boban e Paolo Maldini, coloro che pensavano al bene istantaneo del Milan, senza considerare le implicazioni economiche, mentre dall’altra vi era Ivan Gazidis, che pensava a far quadrare i conti, per evitare ai rossoneri scomode sedute nei tribunali dell’UEFA, ma anche per rendere la società un “prodotto appetibile” per altri compratori.



Quest’ultimo punto sicuramente non è stato afferrato da Boban, che aveva in mente un piano per far tornare subito il Milan fra le grandi d’Europa: un piano da milanista vero che non ha particolari conoscenze di economia. Gazidis, invece, era ed è tuttora il vero ambasciatore di Elliott, colui che è stato preso per rimettere a posto le finanze disastrate della società meneghina. Il piano del fondo americano poi prevede la creazione di una rete di scouting di alto livello – un po’ come al Lille, altra società nell’orbita di Elliott –, per garantire un costante rifornimento di giovani talenti da rivendere a carissimo prezzo, la costruzione di uno stadio in cooperazione con l’Inter e soprattutto il risparmio sul monte ingaggi e sugli investimenti di calciomercato. Investimenti che verranno fatti solo in accordo con il probabile nuovo allenatore, Ralf Rangnick. È soprattutto questo che ha creato il diverbio che poi ha portato al licenziamento di Boban.

Il croato, pur essendo il CFO della società, non è mai stato avvertito dell’intenzione di cambiare allenatore, troncando di fatto quello che era il suo progetto, che prevedeva l’affiancamento di giocatori d’esperienza a giovani, senza porsi troppi limiti riguardo all’ingaggio: perché ovviamente, nel suo pensiero, un top player non verrebbe mai al Milan senza un ingaggio adeguato. Ibrahimović è arrivato grazie alla volontà di Boban, mentre Donnarumma, per cui bisognerà trattare il rinnovo, di sicuro non accetterà di farsi abbassare l’ingaggio, e anzi pretenderà un rialzo.

Ma oltre ad aver comprato, in coppia con Maldini, molti dei giocatori che adesso stanno facendo la differenza, l’ex CFO aveva anche impostato un certo tipo di mercato in entrata, che a grandi linee seguiva la linea green di Elliott, benché prevedesse l’arrivo di qualche giocatore di esperienza, fra tutti Thiago Silva. Mercato che però è stato completamente mandato all’aria dalla notizia dell’arrivo di Rangnick, di cui Boban non era stato avvertito. Contrariato da questa mancanza di professionalità, ha rilasciato alcune dichiarazioni particolarmente scottanti, che gli sono valse il licenziamento per “giusta causa”.

Qui il tifo si è spaccato fra chi protegge “la passione” e chi protegge invece “la ragione”. Non è importante chi abbia effettivamente la verità, ma questa situazione ha gettato tutto il Milan in un profondo disordine: uno scenario da post guerra civile, che ha scompigliato soprattutto il calciomercato.



Ibrahimović, come detto prima, è arrivato grazie a Boban, per dare una mano ad una squadra troppo giovane ed inesperta per essere competitiva in Serie A. Fino ad ora si è visto il suo contributo in termini di personalità e qualità, ma nell’ultima partita qualcosa sembra essere cambiato nella mente di Zlatan: la sua buona prestazione è stata macchiata da qualche gesto di stizza di troppo, che i più attenti hanno interpretato come frustrazione per i continui e banali errori tecnici dei compagni. Potrebbe però esserci anche qualcos’altro sotto: dopo l’addio di Boban, che era stato di fatto il suo mecenate, Ibra ha perso consensi in casa Milan, soprattutto con Elliott, che lo reputa un giocatore eccezionale a fine corsa, per cui non vale la pena spendere più di 5 milioni di ingaggio all’anno. Lo stesso Rangnick non lo considera un giocatore funzionale al suo progetto, in cui tutti devono giocare in maniera armonica e seguire alla lettera i dettami tattici dell’allenatore. In altre parole, un accentratore di gioco come Zlatan rovinerebbe questa armonia che si verrebbe a creare. Dal canto suo lo svedese si sente tutt’altro che finito e inadatto, ma se Gazidis non si siederà al tavolo per trattare un rinnovo di contratto sarà costretto ad andarsene.

L’arrivo di Thiago Silva è un’altra questione spinosa per la società meneghina: se con il croato l’affare stava per andare in porto e il brasiliano sarebbe potuto arrivare a parametro zero, ora questa pista si è bruscamente raffreddata e il suo arrivo è condizionato sia dall’altissimo ingaggio – attualmente prende 14 milioni all’anno – sia dalla volontà di Rangnick, che piuttosto punterebbe su Upamecano. Anche la permanenza di Kjær è in forte dubbio a causa dell’età non più verde.

Ritornando al reparto offensivo, il trequartista argentino Zaracho sembra essere definitivamente sfumato: trequartista di grande talento, dotato di ottima tecnica e buon fisico, è considerato uno dei prospetti più luminosi del calcio argentino ed è stato già largamente studiato da Boban e Maldini, che ne avevano rimandato l’acquisto alla prossima sessione di mercato. Acquisto che molto probabilmente non si concretizzerà, poiché lo stesso giocatore guarda ormai con diffidenza ad un arrivo in Italia senza il proprio mecenate Boban. Anche Ángel Correa e Gedson Fernandes, due grandi rimpianti del mercato estivo, seguiranno con ogni probabilità lo stesso destino di Zaracho.

Un addio non preventivato rischia di stravolgere i piani del Milan, che sembrava avere le idee chiarissime per tornare grande nel più breve tempo possibile. Anche se Rangnick è noto per essere l’uomo dei miracoli, c’è il rischio che non sia così, e che l’addio di Boban diventi presto per il Milan un grande rimpianto.


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