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Il futuro roseo del centrocampo azzurro

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Era il 13 novembre 2017 quando a San Siro si completava il disastro annunciato della Nazionale di Ventura, sancedo l’esclusione degli Azzurri dai Mondiali di Russia 2018, a sessant’anni dall’ultima assenza azzurra, avvenuta nei Campionati del Mondo disputatisi in Svezia nel 1958. Poco più di 2 anni dopo, il 18 novembre 2019, l’Italia si sbarazzava agilmente dell’Armenia al Renzo Barbera di Palermo, con un 9-1 che non lasciava spazio a repliche, conquistando così la decima vittoria in dieci partite nel girone J di qualificazione ad Euro 2020. Sembra passata un’eternità, la rivoluzione voluta e attuata da Roberto Mancini ha indubbiamente bruciato le tappe, superando ogni più rosea aspettativa e la Nazionale ora  gode di un entusiasmo ed una fiducia che sembravano persi completamente in quella nefasta sera al Meazza.



Al di là dei risultati ottenuti, il maggior merito del tecnico marchigiano è stato quello di risollevare un ambiente depresso, compiendo il tanto agognato cambio generazionale e ponendo al centro del suo progetto un’idea di calcio propositiva, moderna e offensiva, in forte antitesi con quella tradizione difensivista che accompagna il nome della nostra Nazionale praticamente da sempre. Il duplice intento di ringiovanire la nostra selezione e di introdurre una diversa concezione del gioco, basata su un controllo costante del possesso palla mediante il quale occupare stabilmente la metà campo avversaria, si è tradotto in quelli che, probabilmente, sono i migliori centrocampisti che da tempo l’Italia può vantare, escludendo dal discorso, ovviamente, le vecchie glorie rimaste negli ultimi anni per provare a risollevare le sorti degli azzurri.

Infatti, accanto ai più esperti, specie in campo internazionale, Jorginho e Verratti, Mancini ha avuto la fortuna e il merito di lanciare in pianta stabile nella sua Italia una nuova promettente generazione di giovani centrocampisti. Lo stesso mister di Jesi definisce i suoi ragazzi come dei giocatori versatili, capaci di giocare praticamente in ogni ruolo, di accettare sia il palleggio corto che la palla lunga, riconoscendo nel reparto una problematica dal punto di vista della forza fisica ma non facendone un grosso problema. Il CT azzurro è consapevole di avere a disposizione gli interpreti adatti a realizzare in concreto la sua idea di gioco.

In questa sua esperienza alla guida della Nazionale, Mancini ha avuto modo di mettere in mostra le sue indiscutibili doti di scopritore e coltivatore di giovani talenti, trovandosi perfettamente a suo agio nel ruolo di selezionatore tecnico prima ancora che di allenatore. Per esempio, nel settembre del 2018, in molti criticarono o non capirono la scelta di convocare Zaniolo, quando il giovane romanista non aveva nemmeno esordito in Serie A, ma l’esplosione dell’ex prodotto del vivaio interista ha fatto ricredere tutti. Ma oltre a lui, Mancini non ha avuto alcun timore a chiamare a Coverciano ogni nuovo talento messosi in luce nel nostro campionato, ritornato finalmente il palcoscenico primario in cui testare i migliori prospetti delle squadre italiane. Procediamo, quindi, ad analizzare i centrocampisti dell’attuale e futura Italia.


Stefano Sensi

Nonostante abbia solamente 24 anni, è il più “anziano” di questa new wave. A differenza del compagno di squadra Barella, oggetto di un lungo corteggiamento da parte dei dirigenti dell’Inter, l’approdo in nerazzuro del centrocampista urbinate è quasi inaspettato e passa sotto traccia rispetto agli acquisti più altisonanti di Godín, Lukaku e Sánchez. Tutto ciò gli permette di giocare senza il peso dei riflettori addosso e l’inizio di stagione è strepitoso. Nel centrocampo di Conte è indubbiamente il giocatore in più, grazie alla sua grande abilità tecnica, la comprensione dei tempi e degli spazi di gioco e l’agilità negli spazi brevi ricopre contemporaneamente un duplice ruolo: di secondo play accanto a Brozović e di trequartista in appoggio a Lukaku e Lautaro, risultando prezioso sia in fase di costruzione dal basso sia nei pressi dell’area di rigore. Vengono così fuori le doti nell’ultimo passaggio, nel dribbling – vedi la veronica con cui si conquista il rigore contro il Cagliari – e nel tiro da fuori che spesso erano rimaste in ombra negli anni precedenti in cui era stato prevalentemente schierato come regista arretrato, evolvendosi definitivamente in quella mezzala moderna di cui già De Zerbi aveva intravisto le potenzialità nella scorsa stagione al Sassuolo. Le perplessità maggiori riguardano la sua scarsa tenuta fisica, la sua crescita è stata costantemente rallentata da noie muscolari che ne hanno prima ritardato l’esplosione e poi costretto ai box per gran parte della stagione in corso. Infatti, dall’infortunio riportato il 6 ottobre, Sensi non ha mai recuperato del tutto, la convalescenza si è rilevata più complicata del previsto e in pratica quella che doveva essere l’annata della sua consacrazione si è bruscamente interrotta sul più bello, alla settima giornata del girone di andata nel match casalingo contro la Juventus.


Lorenzo Pellegrini

Altro nome di questa lista che ha mosso i primi passi in Serie A con la maglia neroverde del Sassuolo, dove ha trascorso due stagioni prima di tornare definitivamente alla Roma nel 2017. Romano, romanista e cresciuto nel settore giovanile giallorosso, il classe ’96 sembra destinato a caricarsi sulle spalle la responsabilità di rappresentare la Roma e la romanità dopo gli addii di Totti e De Rossi, complice anche il mancato feeling del nuovo allenatore Fonseca con Florenzi. Rispetto agli altri centrocampisti dell’Italia, Pellegrini vanta una struttura fisica differente, è alto 186 centimetri ma non per questo risulta privo di agilità, anzi, l’armonia e l’eleganza nei movimenti sono le caratteristiche che rendono esteticamente piacevole il suo gioco. Le doti tecniche sono indiscutibili, calcia indifferentemente con il destro e il sinistro, è dotato di un buon dinamismo e di una progressione palla al piede che spesso gli permettono di spezzare raddoppi e incunearsi fra le linee difensive avversarie. La grande visione di gioco e l’avanzamento definitivo sulla trequarti da parte di Fonseca gli hanno concesso di affinare le sue qualità di passatore e di elevarlo a grande assistman, sono addirittura 8 gli assist forniti dal giallorosso in questa Serie A. Due di questi dimostrano come sia abile non solo con il fronte d’attacco aperto davanti a sé ma anche quando, spalle alla porta, scende a ricevere il pallone nei pressi della propria metà campo. Entrambi gli assist in questione hanno portato al gol Kluivert, premiando un suo taglio esterno: nel primo caso viene servito con un destro a tagliare tutto il campo nella vittoria casalinga contro il Sassuolo mentre nella trasferta di Verona Pellegrini si inventa un lancio di 40 metri con un illuminante mancino aprendo un corridoio inesistente per l’olandese, quasi come avesse degli occhi anche dietro la testa. Unico neo, forse, la scarsa attitudine al gol, se parametrata alle qualità tecniche e al buon tiro da fuori di cui dispone, solamente 9 in 95 presenze totali con la Roma e mai più di tre reti a stagione se si esclude l’exploit di 6 centri realizzati nel 2016/2017 con la maglia del Sassuolo.


Nicolò Barella

Se rapportato agli altri compagni di reparto, non spicca né per le doti di palleggio né per la raffinatezza dei piedi, nonostante una tecnica di base tutt’altro che mediocre. Il sardo classe ’97 è però quello dotato di maggiore temperamento e personalità, qualità che gli sono valse la fascia di capitano del Cagliari a soli 20 anni. Le sue principali caratteristiche sono, infatti, la strabiliante facilità di corsa e la sfrontatezza tipicamente giovanile che non lo fa arretrare davanti a niente e nessuno. Eccezionale nella fase di recupero palla, mostra una straordinaria abilità nel ripulire ogni pallone sporco strappato ai piedi degli avversari, che permette alla squadra di passare rapidamente da una fase di transizione difensiva ad una di tipo offensiva. Sebbene nella fase propositiva e d’attacco disponga ancora di ampi margini di miglioramento, può essere efficace sia in chiave assist, come testimonia il cross per Lukaku nel derby d’andata, sia in ottica realizzativa, segnando spesso gol decisivi, come il meraviglioso destro a giro con cui a pochi minuti dal fischio finale l’Inter ha sconfitto il Verona lo scorso novembre. A fianco dei pressoché inamovibili Jorginho e Verratti Mancini ha spesso schierato Barella per completare il terzetto in mediana, non sarà sicuramente un caso.


Sandro Tonali

Nonostante la giovanissima età, ha già fatto parlare così tanto di sé che quasi non servirebbero presentazioni. Era dai tempi di Verratti nel Pescara dei miracoli di Zeman che non si elogiava in questa maniera un giovane talento della Serie B. L’esordio con la maglia del Brescia, il ruolo di playmaker e i lunghi capelli hanno automaticamente scomodato l’ingombrante paragone con Andrea Pirlo, ma il diretto interessato, in occasione della sua prima convocazione in Nazionale nel novembre 2018, aveva astutamente scansato il confronto, affermando di ispirarsi invece a Ringhio Gattuso. Lo stesso Pirlo, in questi giorni, ha detto la sua sul giovane gioiello delle Rondinelle: «Tonali non mi assomiglia. Lui è molto più completo di me, sia in fase difensiva sia in quella di impostazione». Parole che sanno di incoronazione, specie se dette da un mostro sacro del calibro dell’ex campione del mondo. Il suo esordio nella massima serie con la maglia del Brescia ha permesso di far conoscere il suo talento anche a coloro che non avevano avuto occasione di ammirarlo nell’ultima stagione di Serie B, dove tra l’altro era stano nominato per il secondo anno di fila miglior giovane della competizione. Nonostante l’annata del Brescia non sia stata memorabile, Tonali ha dimostrato perché tutte le maggiori big del calcio europeo abbiano intenzione di scatenare un’asta di mercato quest’estate per accaparrarsi le sue prestazioni. Se le sue doti di playmaking e di conoscenza dei tempi di gioco fossero già state decantate, nella sua prima stagione “fra i grandi” hanno positivamente sorpreso la grande fisicità, le abilità difensive nel recupero della palla e una progressione palla al piede fondamentale nello spezzare i continui raddoppi avversari. Impressionante in particolar modo la capacità di reggere psicologicamente e atleticamente il salto di serie.

Gaetano Castrovilli

Dopo aver trascorso due stagioni alla Cremonese in Serie B, anche quest’anno sembrava destinato ad un ulteriore prestito, ma, dopo aver impressionato Montella nel ritiro estivo, si è guadagnato l’occasione di rimanere da protagonista nel nuovo corso della Fiorentina targata Commisso. Mezzala estremamente dinamica, calcia abilmente con entrambi i piedi, il suo passato da ballerino gli dona una mirabile eleganza nei movimenti e una grande intelligenza nell’usare il corpo per liberarsi degli avversari, caratteristiche che gli hanno permesso di realizzare 76 dribbling in 24 partite, solo Jeremy Boga ha fatto meglio di lui in questa speciale classifica. Nella sua prima stagione in Serie A si toglie lo sfizio di segnare il primo gol a San Siro contro il Milan, a cui seguono altre due reti decisive nelle gare contro Sassuolo e Parma. Puntuale arriva la chiamata di Mancini e l’esordio con la Nazionale maggiore il 15 novembre contro la Bosnia, a coronare un inizio di stagione da sogno. Complice la serratissima concorrenza, presumibilmente non sarebbe riuscito a guadagnarsi un posto nella spedizione azzurra ad Euro 2020 ma, con il posticipo alla prossima estate a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, avrà tempo di scalare le gerarchie ed acquisire ulteriore esperienza con la maglia viola, necessaria per completare il suo percorso di crescita.


Nicolò Zaniolo

Sono immagini che fanno ben sperare quelle prodotte in questi giorni dai canali social della Roma, che testimoniano il ritorno nei campi d’allenamento di Trigoria di Nicolò Zaniolo, dopo il tremendo infortunio al crociato anteriore del ginocchio destro. Il giovane talento nella sua seconda stagione con la maglia della Roma si stava riconfermando dopo lo strepitoso esordio dello scorso anno che gli aveva consentito di ottenere il riconoscimento di miglior giovane della passata edizione della Serie A. Il classe ’99 era ormai definitivamente passato dallo status di giovane promessa a quello di solida realtà, comparendo stabilmente nell’11 titolare di Fonseca e continuando a sfoggiare perfomance di grande livello, eguagliando in sole 24 partite stagionali il bottino di 6 gol che invece l’anno precedente aveva raggiunto scendendo in campo in 36 occasioni. Complice anche la sciagurata serie di infortuni che si è abbattuta sulla squadra capitolina, Zaniolo ha potuto godere in maniera massiccia della fiducia dell’allenatore portoghese ed è inesorabilmente diventato uno dei principali protagonisti della Roma del presente e del futuro. Nonostante tanti esperti del settore prevedano per lui un futuro da mezzala, è stato prevalentemente schierato come esterno destro d’attacco, posizione che, se avesse recuperato in tempo dall’infortunio, avrebbe presumibilmente ricoperto anche nell’11 della Nazionale ai campionati europei di giugno, dove nelle ultime apparizioni degli azzurri Macini sembrava preferirlo a quell’oggetto misteriorioso del Bernardeschi di quest’anno. Sarebbe un peccato arretrare il suo raggio d’azione e allontanarlo dalla porta, in quanto l’evoluzione moderna del ruolo dell’ala d’attacco richiede non solo abilità tecniche nel dribbling, nel tiro e in generale di creatività offensiva negli ultimi 20-30 metri, qualità sicuramente in dote al romanista, ma anche quell’atletismo, quella presenza fisica e quella difesa del pallone che, come Zaniolo, contraddistinguono anche altre ali azzurre come Orsolini e Chiesa. Se, inoltre, migliorasse il suo gioco areo, e visti i suoi 190 cm d’altezza abbinati alla già buona capacità di inserirsi nell’area di rigore avversaria non sembra un’impresa ardua, disporrebbe di un repertorio offensivo pressoché privo di lacune.

Manuel Locatelli

Nonostante non abbia ancora ottenuto la sua prima convocazione dal CT Mancini, il capitano dell’Under 21 potrebbe presto togliersi questo sfizio. Vittima del caos societario che da anni perversa al Milan, il centrocampista del vivaio rossonero è stato frettolosamente ceduto nell’estate del 2018 al Sassuolo, sempre molto attento a raccogliere, non solo in prestito, i giovani in uscita dalle big del nostro campionato. Come già accaduto per altri nomi affrontati in questo articolo come Sensi e Pellegrini, l’esperienza in neroverde gli ha permesso di riprendere quel percorso di crescita in cui la dirigenza meneghina miopemente non credeva più. Dopo una stagione e mezzo al Mapei Stadium, il centrocampista ha dichiarato di sentirsi pronto per affrontare nuovamente la sfida dell’approdo in una big, come ribadito anche dal tecnico De Zerbi, a cui va il merito di aver risollevato un talento che rischiava di bruciarsi anzitempo.



Forse siamo di fronte ad un cambio di mentalità epocale, mai come oggi la linea verde sembra essere la strada perseguita con convinzione sia dai top team sia dalle Nazionali. Nel caso dell’Italia il materiale a disposizione è di primissima qualità e sembra proprio che Mancini voglia farlo fruttare al massimo, sia in vista dei prossimi europei, ai quali il nostro CT ha più volte dichiarato che parteciperemo per provare a vincere, sia in ottica dei Mondiali in Qatar, ai quali questa generazione di talenti potrebbe giungere al massimo della propria maturità.


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