Come funziona il calcio negli USA?

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Ha riscosso un discreto eco negli ultimi giorni la notizia, diffusa dal diretto interessato tramite i propri social, del nuovo progetto calcistico statunitense di Alex Del Piero. Con un post, l’ex capitano della Juventus ha condiviso la sua soddisfazione nell’aver acquistato da poco più di un anno un club di Los Angeles mediante la Edge America, società già utile per alcuni dei suoi business che detiene assieme al suo socio Jeffrey Whalen. Il Club, ovviamente, tiene conto strettamente dei trascorsi di Del Piero, già partendo dal nome “LA 10 FC”, e proseguendo con divisa e colori sociali, a strisce verticali bianche e nere – e grigie -.

Tuttavia, il post con cui ADP annuncia la novità ci fornisce uno spunto interessante per fare un excursus all’interno del complicato mondo del calcio nordamericano, strutturato in maniera decisamente diversa da quello del nostro continente e di difficile comprensione. Per iniziare, Del Piero afferma che la “LA 10 FC”milita, in quanto neopromossa, nella UPSL, definita come “la terza lega americana”.

Già, perché negli USA vi è la presenza di più leghe, ossia organi indipendenti l’uno dall’altro, ciascuna con le proprie squadre e la propria organizzazione, esattamente come avviene in quasi ogni altro sport praticato nella nazione a stelle e strisce: per intenderci, è come se in Italia esistesse un’altra federazione oltre alla FIGC che le facesse diretta concorrenza e proponesse il proprio campionato. La UPSL in particolare è sì una importante lega, con presenza capillare nella quasi totalità degli USA, ma di fatto formalmente considerata come una lega di calcio dilettantistico e regolata da un organo chiamato USADA, che si occupa del coordinamento delle leghe amatoriali. E’ interessante oltretutto notare come la UPSL è una delle pochissime leghe americane che applicano un meccanismo di promozioni e retrocessioni.

Le leghe considerate come professionistiche, sotto l’egida della Federazione calcistica degli USA (la USSF), sviluppano generalmente la propria stagione in campionati “stile NBA”, con stagione regolare suddivisa in Conference e stagione dei play off successiva. Le prime due leghe in Nord America sono la Major League Soccer (MLS) e la United Soccer League (USL). La prima in particolare è ormai nota anche dalle nostre parti, data la presenza di sempre più costanti di nomi altisonanti; basti pensare che solo ultimamente vi hanno chiuso la carriera calciatori del calibro di Pirlo e Kaka, e vi hanno militato nomi come David Villa, Nesta e Sebastian Giovinco, diventato negli anni autentico leader del Toronto (con cui ha vinto il campionato MLS).

Facile intuire che la MLS, nonostante anni travagliati e pregni di cambiamenti è ormai una realtà, e probabilmente lo deve proprio all’abbinamento che viene fatto tra calcio e modello sportivo tipicamente americano, fatto di lustrini, spettacolarità di contorno, grandi impianti e, appunto, il sopra citato stile NBA in cui è strutturato. Non solo dal punto di vista della divisione della stagione, ma anche da un punto di vista meramente economico: i club infatti non sono del tutto indipendenti ma appartengono effettivamente alla MLS, che dall’alto ne controlla numerosi aspetti, tra cui tetti salariali e di costi gestionali. Tutto ciò in maniera diametralmente opposta a quanto accade nella UPSL, che vede in tutto e per tutto una formula più simile alla nostra, con squadre totalmente indipendenti economicamente e amministrativamente.

La MSL ha dato alla luce la sua prima stagione nel 1996, esattamente dieci anni dopo la concorrente USL, che a sua volta ha delle fondamenta ancora differenti. Essa infatti possiede sotto la propria egida più campionati, tutti di diverso livello tecnico e di importanza e totalmente separati tra loro, quindi completamente avulsi a logiche di promozione e retrocessione. Nel marasma generale, tuttavia, sia le squadre della MLS, sia quelle della USL Championship, maggior campionato di lega, partecipano alla US Open Cup, la classica coppa nazionale presente anche nelle nazioni europee. La vincitrice di quest’ultima oltretutto partecipa di diritto alla CONCACAF Champions League, che come suggerisce il titolo mette in competizione le maggiori squadre di Nord e Centro America. Le restanti tre squadre statunitensi che partecipano a questa manifestazioni provengono tutte dalla MLS, e sono la vincitrice del campionato MLS, l’altra finalista e la squadra che ha detenuto più punti nella stagione regolare.

Il vero fiore all’occhiello del calcio statunitense è ad ogni modo quello femminile, che riscuote un appeal nettamente superiore a quello italiano e muove somme di denaro impensabili. La nazionale femminile statunitense infatti può vantare ben tre Coppe del Mondo, oltre che quattro ori olimpici.

Osservando la vastità della realtà calcistica negli USA decade dunque probabilmente il luogo comune che vede il calcio come uno sport poco noto all’interno del continente. Il percorso è sicuramente tutt’altro che concluso ma può considerarsi a buon punto tenendo conto di tutte le evoluzioni presenti nell’arco dell’ultimo quarto di secolo, tra cui cambi di format e deliranti modifiche al regolamento, tra cui a fasi alterne anche il tempo effettivo e gli shot out al posto dei rigori in qualunque situazione di pareggio. Sebbene non sia lo sport nazionale, infatti, il Soccer ha visto una crescita esponenziale negli ultimi 25 anni, dunque dal mondiale ospitato nel 1994, e sembra sempre di più destinato a crescere.

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