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L’arte della comunicazione nel mondo del calcio

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A pochi giorni dall’inizio della nuova stagione calcistica, partono tutti i pronostici e le scommesse del caso, specialmente a partire da quelle che possono essere le strategie tattiche dei nuovi allenatori. Tutto ciò però si limita alle interpretazioni delle loro prime conferenze stampa di questi mesi, la loro comunicazione che indirettamente permette di sviscerare il loro calcio. Lo stile comunicativo dei vari Sarri, Conte, Gianpaolo, Ancelotti, Fonseca è infatti ciò che più li distingue gli uni dagli altri. C’è chi preferisce un diplomatico “non mi sbilancio” e chi invece risponde colpo su colpo alle insistenti domande dei giornalisti riguardo moduli, scelte, idee e gestione dei vari singoli calciatori.

 

 

Antonio Conte, schietto e mai diplomatico

L’approccio comunicativo sappiamo essere infatti di fondamentale importanza e lo dimostra quanto successo proprio di recente per il caso Inter-Icardi. Dopo le varie querelle tra la società nerazzura e il suo ex-capitano, anche il nuovo allenatore Conte ha optato per una linea dura nei suoi confronti: “Icardi è fuori dai progetti dell’Inter”. Che da queste dichiarazioni derivi poi ancora adesso una fase di stallo del mercato dell’Inter in uscita pare abbastanza evidente. Tuttavia abbiamo avuto modo in questi anni di conoscere Conte e sappiamo benissimo che le sue esternazioni raramente si limitano alla diplomazia, ma anzi molto spesso ribatte a tono e con la massima schiettezza.

Storica è ormai la conferenza stampa ai tempi della Juventus in cui manifestava tutta la sua contrarietà nei confronti della squalifica nel 2012 per omessa denuncia, in cui non lasciò adito a interpretazioni ma gridò allo scandalo senza mezzi termini. Lo stesso ha poi continuato a fare in tutta la sua carriera da allenatore, sia al Chelsea dove ribatté a Mourinho in maniera sferzante – “Lui mi disprezza? Vale lo stesso per me” –, sia adesso all’Inter.

 

La splendida ironia di Luciano Spalletti

Se la schiettezza è la prerogativa di Conte, esiste una somiglianza con il suo predecessore Luciano Spalletti, il quale non si è mai fatto scrupoli nel dire quel che davvero pensa. Basta ricordare le varie conferenze stampa in cui vuotava il sacco sul caso Totti o alle famose intercettazioni rivelate dal Corriere della Sera in cui, riferendosi alla sua esperienza meneghina, affermava: “In società non vogliono spendere e l’ambiente è a un passo dalla follia, è un ambiente depresso”.

Ma nonostante le affinità con Conte, il tecnico di Certaldo differisce dall’ex Juve per lo stile comunicativo: mentre Conte predilige conferenze stampa rigide e fermezza nelle prese di posizione, Spalletti ha invece dalla sua l’ironia toscana e la capacità di alleggerire ogni dibattito, attraverso l’utilizzo di metafore molto originali.

 

Max Allegri: il fenomeno delle conferenze stampa

Forse è proprio la Toscana ad affibbiare questa caratteristica ai propri allenatori. Non possiamo non citare in questo senso l’ormai ex juventino Max Allegri, che ha fatto delle sue conferenze stampa dei veri e propri spettacoli pop. Ironia, battute, risate, leggerezza e allegria, ma anche tante punzecchiate e strigliate quando ce n’era il bisogno. La sua capacità di non scomporsi mai, nemmeno nei momenti più critici ed esasperanti, si basava proprio sulla battuta o sulle simpatiche similitudini con l’ippica. Ricorderete sicuramente la battuta del “corto-muso” e quella della scommessa su Minnesota, cavallo dato con minori possibilità di vittoria rispetto all’approdo del tecnico livornese su una panchina di A, ma che alla fine vinse comunque.

Per quanto possa esser criticabile il lavoro di Allegri – nonostante i risultati gli diano decisamente ragione –, è alquanto evidente la sua capacità comunicativa che gli ha sempre permesso di stemperare i toni, alleggerire gli animi e tranquillizzare un ambiente fin troppo esasperato e ossessionato dalla conquista della Champions League. Esempio lampante è stata la conferenza stampa del 16 marzo scorso: “siamo passati da Fallimento a Finale di Champions in 5 giorni” – diceva, dopo la rimonta all’Atletico. Insomma, tutto il suo credo calcistico ma soprattutto comunicativo si racchiude in una sola parola a lui molto cara: “calma”.

 

 

Maurizio Sarri, tra bel gioco e trasporto emotivo

Una parte di Toscana resta poi vivamente impressa nell’agire e nei modi di fare anche di un altro tecnico, nato a Napoli e che nel capoluogo partenopeo ha vissuto – per ora – i suoi anni migliori: Maurizio Sarri. Il sostituto di Allegri sulla panchina bianconera ha infatti assorbito diversi atteggiamenti tipici di quella regione sia dai genitori, originari della Toscana, sia dalle sue esperienze sulla panchine di Grosseto e soprattutto Empoli. Il suo accento risente infatti del dialetto toscano e a volte anche l’ironia viene fuori.

Se si può parlare di un grande tecnico con ottime abilità in termini di gioco espresso, non si può tuttavia dire che Sarri sia un grande comunicatore. Più volte si è lasciato trasportare dalle emozioni del momento, scendendo in critiche e lamentele di basso rilievo nei confronti di arbitri, interi “sistemi” e avversari sportivi. Tutte cose che hanno animato la scena mediatica proprio al momento del suo approdo sulla panchina della Juventus, che tanto aveva contrastato – a parole e gesti – quando vestiva la tuta del Napoli.

 

Monsieur Carlo Ancelotti

Sulla panchina del Napoli adesso siede un certo Carlo Ancelotti. Un signore del mondo del calcio, che in questo sport ha vinto tutto e più di tutto. Come si espone alla stampa? Con semplice correttezza e diplomazia. Ancelotti ha dimostrato negli anni un gran rispetto nei confronti di tutti, a partire dagli addetti stampa fino alle alte cariche dirigenziali. Difficilmente lo abbiamo visto lasciarsi trasportare dal momento o farsi scappare una parola fuori posto, anzi ha sempre ostentato molta tranquillità e savoir-faire. Verrebbe quasi da pensare che ormai con quel bagaglio di trofei vinti non ha più nulla da rimproverarsi, eppure si può notare come Ancelotti sia sempre stato così. Una persona umile, un lavoratore che ha saputo nel tempo capire il privilegio di fare questo mestiere, destinandogli il giusto rispetto, per far risaltare non gli episodi extra-campo, bensì quanto di bello trasmette questo sport.

 

 

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