Roma

Cosa non va con questa Roma?

Articoli d'opinione Calcio contemporaneo Slider Stagione 2018/2019

All’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo finisce 3-3 la partita tra Atalanta e Roma. Il punteggio potrebbe essere anche considerato positivo per i giallorossi, in quanto indica un punto conquistato sul campo di una diretta rivale per l’accesso in Europa, nonché uno dei più difficili su cui giocare da anni ormai. C’è un però, ed è un però enorme. La squadra di Di Francesco si era inizialmente portata sullo 0-3, salvo poi sprecare clamorosamente il vantaggio acquisito e farsi riprendere.

Non è la prima volta in questa stagione che la Roma soffre di improvvisi momenti di blackout che ne pregiudicano la vittoria. Tutti i tifosi giallorossi hanno ancora in testa gli incomprensibili pareggi per 2-2 arrivati prima contro il Chievo (in casa, alla quarta giornata) e successivamente a Cagliari (al quindicesimo turno), entrambi arrivati ovviamente dopo aver subito una rimonta. Che la squadra della Capitale soffra nel suo DNA di questo complesso delle rimonte non è di certo cosa recente, nel 2011 uno 0-3 tramutatosi poi in 4-3 a favore per il Genoa causò le dimissioni di Claudio Ranieri, nello sciagurato anno zemaniano le sconfitte in rimonta erano addirittura all’ordine del giorno.

Quest’anno però qualcosa le rende per certi versi più preoccupanti. Stiamo infatti parlando di una squadra che neanche 12 mesi fa annichiliva il Barcellona 3-0 e tornava in semifinale di Champions League dopo 34 anni. Vero, il contestabile mercato estivo giostrato da Monchi ha innegabilmente ridimensionato le ambizioni di una rosa che ha dovuto sopperire (senza tra l’altro esserci ancora riuscita) alle partenze di due leader come Nainggolan e Strootman. Sono arrivati diversi giovani di belle speranze, in primis il sempre più decisivo campioncino in erba Nicolò Zaniolo, ma che non sono ancora adatti a soddisfare delle aspettative sempre crescenti.

L’inesperienza potrebbe essere vista come tallone d’Achille della Roma, ma ciò non può essere considerato come vero problema dei ragazzi di Di Francesco. La rosa presenta infatti giocatori già ben navigati come Kolarov, Dzeko, Manolas, oltre ai campioni del mondo De Rossi e N’Zonzi. Ecco allora che il discorso si sposta inevitabilmente sul piano della mentalità. La capacità di soffrire e l’abnegazione sono qualità che purtroppo non appartengono a questa Roma. Non c’è niente da fare, in ogni partita condotta disastrosamente dai giallorossi il fuoco che cova sotto le ceneri è sempre l’incapacità di mantenere la lucidità necessaria. La squadra si adagia spesso e volentieri sugli allori, invece di avere il mordente necessario per chiudere subito la disputa. Vero, lo 0-3 è un risultato che il più delle volte è di per sé lapidario, ma le continue scorribande offensive dei ragazzi di Gasperini avevano già fatto intuire alla maggior parte dei tifosi che questa Atalanta era meglio non darla per morta. E purtroppo per la Roma il risultato si è visto.

Modificare la mentalità di una squadra è un compito davvero molto arduo, negli ultimi anni Spalletti e Di Francesco ce l’hanno messa tutta per invertire questo trend molto presente nella storia romanista, ottenendo anche buoni risultati come la già citata semifinale di Champions dello scorso anno. Eppure qualcosa non va lo stesso con questa Roma. Sono ormai troppi anni, anni fallimentari, inutile negarlo, che si continua a ripetere che le rare cose positive siano il punto di partenza da cui fare il salto di qualità. Ma ormai viene spontaneo chiederselo: arriverà mai questo salto di qualità?