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Il Cruzeiro è finito all’inferno

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Italia e Brasile hanno indubbiamente diverse cose in comune. La storia insegna come gli immigrati italiani abbiano trovato radici forti in Sud America basate su usanze e costumi molto vicini. L’origine “latina” che i paesi hanno in comune è la base di partenza del lunghissimo rapporto che lega i due paesi.

Basti pensare a San Paolo, la capitale economica del Brasile, costruita interamente da italiani che con tenacia hanno investito nel loro futuro. Parlando di sport, chiaramente, è innegabile che Italia e Brasile condividano la stessa passione vissuta in maniera spontanea e viscerale. Il Palmeiras di San Paolo era originariamente chiamata Palestra Italia ed oggi, nel proprio stadio, sventola il tricolore durante l’inno di Mameli, intonato dalla curva prima di ogni partita.

Il rapporto con il Brasile è anche una questione di numeri scanditi dal tempo. Sono passati ben 58 anni, infatti, dall’espressione più famosa del calcio italiano pronunciata dal mitico Sandro Ciotti. Durante un Catania-Inter, vinta dai siciliani con il punteggio di due reti a zero, il Deus del giornalismo italiano pronunciò: «Clamoroso al Cibali». A distanza di 58 anni un collega di Ciotti in Brasile ha utilizzato, probabilmente, la stessa espressione per cercare di spiegare la caduta agli inferi del mitico Cruzeiro. Rimanendo in tema di numeri, infatti, dopo 99 anni di storia gloriosa il Cruzeiro è retrocesso in Serie B brasiliana proprio all’ultima giornata di campionato.

Una squadra mitica e iconica, quella di Belo Horizonte, che vanta nel suo palmarès ben 4 campionati brasiliani, due Libertadores, 6 coppe brasiliane e altri 50 trofei circa. Una disfatta clamorosa appunto, ma ampiamente preventivabile visti gli scossoni societari degli ultimi anni e la poca lungimiranza nelle gestioni tecniche.


The Italian Job

Domenica 8 dicembre 2019 è una data storica per i tifosi brasiliani del Cruzeiro. Al Governador di Belo Horizonte è andato in scena uno psicodramma degno del miglior Cristopher Nolan. Cruzeiro e Palmeiras danno vita ad una partita poco esaltante, condita da pochi colpi di scena, facendo registrare un punteggio di 0-2 in favore del Verdão. Ironia del destino, stesso identico risultato, che accompagnò la famosa frase di Ciotti con cui si chiuse quel Catania-Inter del 1961. Se questo non bastasse Cruzeiro e Palmeiras, per rendere ancora più appetibile il film drammatico in salsa brasiliana, hanno origini in comune: sono state fondate entrambe da immigrati italiani. La Raposa, questo il soprannome del Cruzeiro, faceva parte dello storico quadrumvirato di squadre mai scese in Serie B: Flamengo, Santos, San Paolo ed appunto Cruzeiro.

Il triste confronto con il Palmeiras sancisce una sentenza di morte calcistica tra le più clamorose del secolo, creando tensioni dentro e fuori dal campo. L’Arbitro del giorno Marcelo Henrique deve sospendere la partita al 40’ del secondo tempo per scontri all’interno dello stadio. I tifosi del Cruzeiro in preda alla frustrazione hanno dato vita ad un lancio indiscriminato di seggiolini che, a loro volta, hanno dato adito alla polizia di rispondere con sparatorie di proiettili in gomma.

Questa rappresentazione sportiva triste e tragica sancisce una retrocessione storica, la messa in scena della caduta di una delle nobili del calcio mondiale, un gigante a cui sono state tagliate le gambe e che difficilmente si rialzerà velocemente.

Le ragioni di una crisi

Dal punto di vista sportivo questa retrocessione appare inspiegabile per una squadra che, a inizio 2019, vince il campionato statale. A occhi più attenti però sembra essere una delle più classiche ed annunciate fini possibili. Le gestioni societarie di Tavares e Perrella, che hanno prosciugato le casse societarie accumulando debiti con la Fifa e con diversi fondi di investimenti, rappresentano uno dei motivi economici della disfatta. Oltre 700 milioni di Reais in debiti che hanno inevitabilmente comportato sacrifici tecnici di giocatori come De Arrascaeta, tra i tanti.

Altro fattore determinante di crisi è sicuramente circoscritto alla fragile e traballante gestione tecnica degli ultimi anni e in particolare dell’ultimo anno. Dopo Menezes, ultimo allenatore vincente della Raposa con all’attivo un Mineirao e due coppe del Brasile, si sono susseguiti: il mitico Rogerio Ceni, in sella al Cruzeiro per sole sette partite, Abel Braga e per ultimo Adilson Batista. Quando manca una guida tecnica salda naturalmente in campo le idee mancano, la visione societaria è offuscata e i risultati faticano ad arrivare.

In situazioni del genere, nello sport come nella vita, ci si affida a uomini di spessore e grande carisma. Il Cruzeiro ha tentato di non fare eccezione ma è mancato l’apporto di due uomini in campo su tutti: Fred, un attaccante involuto con solo 5 goal all’attivo in tutto il campionato e l’ex stellina, astro nascente del calcio brasiliano, Thiago Neves, finito ai margini societari per comportamenti non sempre professionali.

«Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente

Sylvester Stallone in Rocky


Indubbiamente il Cruzeiro è stato vincente in passato, adesso si trova a dover avere la forza di rialzarsi per uscire dalle ignobili sabbie mobili della Serie B, e dimostrarsi veramente vincente.


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