Danilo

Fonte immagine: Daniele Badolato, Getty Images

La rinascita di Danilo

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Questi primi mesi di Juventus targata Andrea Pirlo hanno fatto vedere cose buone e meno buone, sicuramente tra le note più liete della stagione fin qui c’è il rendimento di Danilo Luiz da Silva, che da oggetto misterioso nell’annata di Sarri, si è trasformato in un leader del club torinese.



Alla soglia dei 30 anni, la carriera di Danilo è stata sicuramente ricca di trofei, ma condizionata da un rendimento fin troppo discontinuo. Dopo aver vinto, e deciso, la Copa Libertadores del 2011 con la maglia del Santos – che all’epoca schierava una rosa ricca di conoscenze del calcio europeo come Alex Sandro, Elano, Felipe Anderson e soprattutto il giovanissimo Neymar –, si accasa al Porto dove fornisce prestazioni di alto livello nel corso di 3 anni, che spingono il Real Madrid ad acquistarlo per una trentina di milioni.

Nel biennio madrileno il brasiliano non riesce mai a imporsi come titolare e quando gioca non convince mai, riesce comunque a portarsi a casa 2 Champions League ma senza incidere davvero. Voluto fortemente da Guardiola, si trasferisce al Manchester City, dove il suo rendimento migliora ma senza mai riuscire a mettere in mostra quello che aveva fatto vedere in Portogallo.

Nell’estate del 2019 si trasferisce alla Juventus, in uno scambio che ha visto fare – ma con una netta plusvalenza a favore dei bianconeri – il percorso inverso a João Cancelo. Danilo ha avuto subito un impatto fortissimo col mondo Juve, andando a segno nella partita d’esordio, un rocambolesco 4-3 contro il Napoli, allora allenato da Carlo Ancelotti: entrato in campo per sostituire l’infortunato De Sciglio nel corso del primo tempo, si piazza in difesa per difendere dal corner a favore dei partenopei, l’azione si tramuta velocemente da difensiva in offensiva con un contropiede che il brasiliano inizia e conclude, orchestrato col connazionale Douglas Costa. Esordio con gol più veloce della storia Juventina, in appena 29 secondi.

Danilo gioca la prima parte di stagione da titolare, ma i problemi fisici e la rinascita di Juan Cuadrado – arretrato al ruolo di terzino destro come a tratti aveva giocato con Allegri e soprattutto a inizio carriera – lo fanno scalare indietro nelle gerarchie. La sua stagione è a dir poco negativa, quando viene chiamato in causa il suo rendimento è al di sotto delle aspettative, sempre confuso e poco affidabile. A tutto questo aggiungiamoci che, nella finale di Coppa Italia contro il Napoli, sale alla ribalta in negativo per aver calciato un rigore alle stelle nella lotteria che ha poi visto trionfare gli azzurri di Gattuso.

Non un inizio da ricordare dunque per il brasiliano, uno dei più negativamente additati dalla tifoseria che, nonostante la vittoria del nono scudetto consecutivo, si aspettava di più dalla squadra e dallo stesso Danilo, fatto passare per uno di quegli errori di mercato da cui nemmeno le grandi squadre sono esenti.



L’eliminazione in Champions League agli ottavi di finale contro i francesi del Lione comporta importanti stravolgimenti in casa dei torinesi, che decidono di affidare la panchina all’esordiente Pirlo, che nemmeno una settimana prima aveva raggiunto l’accordo per il suo primo incarico da allenatore, la selezione Under-23 della stessa Juventus.

All’esordio in campionato contro la Sampdoria di Claudio Ranieri, la nuova Juventus si presenta all’Allianz Stadium schierandosi con una difesa a 3 che vede il brasiliano schierato come centrale di destra al fianco del duo Bonucci-Chiellini, una sorpresa non da poco, sia per l’impiego di un giocatore che sembrava destinato ad una stagione da comprimario – se non ad una cessione –, sia per l’insolito ruolo ricoperto in campo, per uno abituato nel corso della sua carriera ad agire sempre lateralmente. La partita termina con un netto 3-0 in favore dei padroni di casa, con il numero 13 che si rivela essere uno dei migliori in campo, mostrando quelle caratteristiche e qualità perfette per lo stile di gioco del nuovo tecnico.

Nello schema di Pirlo, Danilo è colui che per qualità tecniche permette di fare da raccordo tra difesa e centrocampo. Schierato a sinistra o a destra a seconda delle esigenze – se la cava egregiamente con entrambi i piedi – all’interno della stessa partita si comporta sia da terzino arretrato, quando la squadra difende e la disposizione è quella del 4-4-2, che da centrale laterale di difesa, quando la squadra attacca e adotta quello che a grandi linee potremmo definire un 3-4-1-2.

In questa nuova posizione di difensore centrale, vengono fuori tutte le migliori abilità di quello che, fino a questo momento, si può considerare il migliore della retroguardia bianconera per rendimento. Quando si tratta di difendere, mostra di essere sensibilmente migliorato in fase di marcatura, ma ancor di più è la sua qualità in fase di intercettazione, sia quando si tratta di bloccare l’azione avversaria sia quando si tratta di passaggi per far ripartire l’azione.

A differenza del Danilo della scorsa stagione, questa versione 2.0 sembra essere molto più ordinata e lucida nel seguire lo svolgimento dell’azione avversaria, permettendogli quindi di non farsi mai trovare impreparato e di comportarsi al meglio. Recupero e ripartenza in giro palla, questo è il diktat del gioco dell’allenatore, e proprio per questo è fondamentale l’apporto del brasiliano, che dopo aver riconquistato palla è fondamentale anche in fase di impostazione: le sue doti tecniche gli consentono di passare il pallone al compagno più smarcato senza alcuna difficoltà, anche se pressato.

Sono proprio queste doti che lo hanno reso, de facto, il vertice basso della Juventus, andando a prendere il ruolo che era di Bonucci. Oltre a impostare dal basso, facendo da raccordo col centrocampo, sono i lanci in profondità di Danilo una delle chiavi di gioco principali della squadra, in quanto riescono a mettere fuori causa la difesa avversaria, che nella maggior parte dei casi non riesce a riprendere il giocatore lanciato in profondità. Così, ad esempio, sono nati gli ultimi assist del terzino di Bicas in campionato, ma anche l’hockey pass per il gol decisivo di Morata nella soffertissima vittoria europea contro il Ferencváros.

A coronare il suo sfavillante inizio di stagione è anche arrivato il primo gol dell’annata, segnato con un gran destro da fuori area nella gara di campionato contro il Sassuolo. Uno di quei gol che faceva vedere ai tempi del Porto, e che sembravano solo uno sbiadito ricordo.

Oltre alle questioni prettamente tattiche, Danilo è diventato un punto fermo della squadra anche per questioni caratteriali, è ormai un leader all’interno dello spogliatoio, oltre che in campo, uno di quelli che quando le cose vanno storte alza la voce, che riprende il pallone dopo un gol subito – quasi mai per colpa sua –, ma anche il primo ad aiutare i compagni in difficoltà, come se fosse in squadra da una decina d’anni.

Al momento, tra campionato e coppe, è il giocatore più utilizzato della rosa, un imprescindibile per il gioco dei bianconeri, e forse quello che si è meglio incastrato negli ingranaggi del tecnico bresciano. Una bella vittoria per Pirlo e per il ragazzo, che è riuscito a rilanciarsi mettendo in mostra tutte le sue qualità, quando forse nemmeno il più speranzoso dei tifosi bianconeri ci avrebbe creduto.

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