de Ligt

Fonte immagine: Mattia Ciampichetti

Come giudicare le tre stagioni di de Ligt alla Juve?

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Dopo tre anni alla Juventus, Matthijs de Ligt si è trasferito al Bayern Monaco per circa 75 milioni di euro tra parte fissa e variabile. Arrivato come fiore all’occhiello della campagna acquisti della Juve di Maurizio Sarri, de Ligt si è ritagliato fin da subito un ruolo centrale nei suoi tre anni a Torino, anche se a conti fatti la sua avventura bianconera non è andata propriamente come ci si aspettava. Con la Vecchia Signora de Ligt ha aggiunto al suo palmarès uno Scudetto, con Sarri appunto, e una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con Andrea Pirlo, ma dopo l’ultima stagione senza trofei targata Massimiliano Allegri le due parti hanno deciso di separarsi.



Nato e cresciuto calcisticamente nell’Ajax, de Ligt fa il suo esordio tra i professionisti nella stagione 2016/2017. Dopo un periodo in cui fa da spola con le giovanili, si ritaglia un posto importante con la prima squadra, tanto da disputare da titolare la finale di Europa League, poi persa, contro il Manchester United – grazie alla quale diventa il più giovane calciatore a essere sceso in campo in una finale di una competizione europea, a soli 17 anni e 285 giorni. L’annata più importante con la maglia dei Lancieri la disputa però nel 2018/2019. Diventato capitano a nemmeno vent’anni, infatti, guida i suoi a vincere il campionato, la Coppa d’Olanda e a sfiorare la finale di Champions League. È fortissimo, è un leader, tutti lo vogliono, ma la Juventus è la squadra che riesce a spuntarla.

Il 16 luglio del 2019 atterra all’aeroporto di Caselle, dopo che la Juve ha acquistato il suo cartellino per una cifra che si aggira attorno agli 85 milioni di euro – cifra che lo rende il terzo calciatore più costoso nella storia del club torinese e il secondo difensore più costo nella storia del calcio –, strappandolo alla concorrenza agguerritissima di top club come Paris Saint-Germain e Barcellona.

Dopo aver disputato le amichevoli di precampionato, il nuovo tecnico bianconero Maurizio Sarri decide di seguire le linee guida del suo predecessore, volendo far inserire gradualmente negli schemi il neo-acquisto, per questo motivo, nella prima uscita stagionale a Parma, de Ligt si accomoda in panchina dietro ai mostri sacri Bonucci e Chiellini. Complice però la rottura del legamento crociato di quest’ultimo alla vigilia della seconda giornata, il difensore degli Orange deve accelerare il processo di apprendimento ed è “costretto” ad esordire in Serie A contro il Napoli. Il big match dello Stadium vede un de Ligt iniziare bene ma peggiorare nel tempo, rendendosi co-responsabile dei gol di Lozano e Di Lorenzo.

Il primo mese e mezzo è complicato, alterna buone prestazioni ad altre sottotono, evidenziando il difetto di giocare con le braccia troppo larghe, e pertanto, concedendo due rigori e rischiando di causarne altri. Pian piano le prestazioni migliorano e dopo aver segnato il suo primo gol in bianconero, decidendo il derby contro il Torino, qualcosa si sblocca nella testa di Matthijs, che diventa sempre più autorevole al centro della difesa con prestazioni sontuose in cui non fa passare niente o quasi.

Sicuramente il colosso olandese è agevolato dalla scelta tattica di Sarri di spostarlo sul centro-destra, scambiandolo con Bonucci: Matthjis inizia infatti la stagione sul lato sinistro e ciò gli crea non poche difficoltà in fase di impostazione. Altro elemento importantissimo per la sua crescita, soprattutto per un calciatore così giovane, è stato aver imparato molto rapidamente l’italiano in modo da facilitare al meglio la comprensione con i compagni all’interno del rettangolo verde. Un dettaglio che può sembrare insignificante ma che è simbolo di professionalità e voglia di migliorarsi.

Dopo il gol nel Derby della Mole, Matthijs inanella altre buone prestazioni fino all’infortunio alla spalla che lo terrà fuori per diverse settimane – facendo mettere in mostra il turco Merih Demiral –, ma già al suo ritorno, all’Olimpico contro la Roma, è decisivo salvando il risultato, con una chiusura prodigiosa su Edin Džeko.

Il prosieguo della stagione è del tutto particolare: da marzo il mondo, e il calcio insieme ad esso, si ferma a causa della pandemia. Nonostante molti pensassero alla sospensione delle competizioni – come avvenuto in Francia –, nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, si torna a giocare in estate. Tanti calciatori sembrano aver comprensibilmente perso la condizione atletica, ma non il centrale olandese, che continua a sfoderare prestazioni di tutto livello, permettendo ai suoi di allungare sulle dirette concorrenti per il titolo. Non è un caso che il 7 luglio, in assenza di un de Ligt squalificato per somma di ammonizioni, la difesa juventina vada allo sbando nel match perso in rimonta per 4-2 contro il Milan, in cui il reparto arretrato manca totalmente di compattezza e stabilità, aiutando non poco gli attaccanti rossoneri.

Dopo aver battuto la Lazio di Simone Inzaghi nello scontro diretto, agli uomini di Sarri basta solo un punto ad Udine per conquistare matematicamente lo scudetto, il nono consecutivo per la Juventus, e ad indirizzare subito le cose per il meglio ci pensa proprio de Ligt, che segna un gol di pregevole fattura: dopo un cross dalla trequarti il pallone viene allontanato di testa dalla difesa friulana, il numero 4 lo controlla andando in anticipo su Okaka e calcia una rasoiata dai 23 metri imparabile per il portiere. A fine partita saranno gli altri bianconeri a conquistare i 3 punti, ma poco importa, perché tre giorni dopo viene battuta la Samp e lo scudetto è conquistato aritmeticamente.

L’ultima gara dei bianconeri è però quella della clamorosa eliminazione in Champions League contro il Lione, che passa ai quarti per la regola dei gol in trasferta, ma come si suol dire spesso oltre al danno c’è anche la beffa: il riacutizzarsi del problema alla spalla, mai superato definitivamente, lo costringe ad operarsi e a saltare i primi tre mesi del campionato 2020/2021.



È infatti il 21 novembre, all’ottava partita stagionale, che il centrale torna in campo. Al rientro sul terreno di gioco de Ligt si trova catapultato in una squadra del tutto nuova, non tanto negli interpreti quanto nella disposizione in campo e nel modo di intendere il gioco del nuovo tecnico, Andrea Pirlo, alla sua primissima esperienza in panchina. Da quel momento in poi, non esce più dal campo.

La stagione si dimostra quanto mai complicata per la Juventus, con Pirlo che non riesce a trovare la quadra per far girare al meglio i suoi, che per lunghi tratti impressionano più in negativo che in positivo. Ciononostante, de Ligt è uno dei pochi che nel corso dell’annata gioca sempre su standard elevati, insieme a Danilo, Federico Chiesa e Juan Cuadrado, mostrandosi sempre presente nel momento del bisogno.

In particolar modo sono però le partite importanti a gasare l’ex Ajax, che nei momenti di maggior tensione per i giocatori comuni sembra invece esaltarsi, tracciando quella linea di demarcazione tra chi è un predestinato e chi non lo è. Barcellona, Milan, Atalanta, Napoli, lo stesso Porto – nonostante il finale amarissimo – e Inter sono tutti big match nei quali fornisce prestazioni fuori dal comune. In particolar modo, viste le stazze fisiche, sono i duelli quasi rusticani con Zapata e Lukaku a rimanere impressi nelle menti e nei cuori dei tifosi. Nonostante l’imponenza e la bravura dei due, de Ligt riesce sempre a cavarsela, prendendo le misure e riuscendo spesso e volentieri a prevalere, come fosse uno scudo impenetrabile per forza fisica e abilità difensive.

A fine stagione i bianconeri si qualificano per il rotto della cuffia in Champions League, ma riescono comunque a portare a casa anche la Coppa Italia, battendo proprio l’Atalanta di Zapata in finale per 2-1, con l’olandese protagonista di un’altra grande gara.




Tornato dal deludente Europeo itinerante – in cui contribuisce pesantemente all’eliminazione della sua Olanda facendosi espellere nella gara poi persa contro la Repubblica Ceca –, il ragazzo di Leiderdop trova nuovamente una Juventus rivoluzionata. Questa volta sulla panchina di Madama siede Massimiliano Allegri, tornato in bianconero a due stagioni di distanza dal suo addio – poi rivelatosi un arrivederci. Il tecnico livornese punta molto sulla fase difensiva e la percezione – forse superficiale – è che questo aspetto possa essere un elemento in più per la consacrazione dell’olandese. Questo però non avverrà, e al contrario de Ligt – nonostante sia protagonista di una stagione tutto sommato positiva –, disputerà quella che è probabilmente la sua peggior stagione italiana, considerando anche che fosse il suo terzo anno in bianconero e il conseguente diminuire delle attenuanti legate all’esperienza e all’adattamento.

La Juventus inizia la stagione come peggio non si può, giocando male e perdendo tanti punti, anche in maniera inaspettata: dopo tre giornate ne ha guadagnato soltanto uno. In queste prime partite i bianconeri mostrano tantissimi problemi che li accompagneranno per il resto della stagione, ma per de Ligt si aggiunge un problema in più: almeno all’inizio non ha il posto assicurato, del resto Allegri si fida ciecamente dei suoi scudieri Bonucci e Chiellini. A dimostrazione di questo, de Ligt parte dalla panchina contro il Napoli alla terza giornata e non disputa nemmeno un minuto contro il Milan, alla quarta. Poco più di mezz’ora nei primi due big match stagionali, ma il ragazzo è forte e deve assolutamente giocare, e se ne accorge anche il livornese.

Nel marasma generale è proprio il l’olandese, che capitano lo è nel DNA, a dare la scossa. Alla quinta giornata di campionato, nella trasferta di La Spezia, gli ospiti vincono 3-2 in rimonta. La Juventus è imballata, non sa che fare con il pallone tra i piedi, crea pochissimo e quel che crea lo spreca. A risolvere la gara ci pensano Federico Chiesa, che si inventa un gol tutto foga e voglia di spaccare il mondo, e proprio Matthijs de Ligt, che al settantaduesimo riesce a spingere il pallone in rete dagli sviluppi di un calcio d’angolo. Una settimana dopo, in Champions League, è il migliore in campo nella splendida vittoria contro i campioni in carica del Chelsea insieme al suo amico Chiesa: Lukaku – sua vecchia conoscenza – e compagni non toccano palla.

Per il resto della stagione de Ligt si conferma un punto fermo della rosa di Allegri, mette a referto altri due gol con due zuccate perentorie contro Torino e Cagliari, e aiuta la squadra a qualificarsi nuovamente in Champions, ma non sono mancati i momenti negativi, e questa volta sono stati pesantemente decisivi. Nei momenti peggiori della stagione bianconera de Ligt non è riuscito a emergere e si è fatto trascinare dalla mediocrità circostante, rendendosi protagonista di alcuni errori grossolani. In particolar modo questo è avvenuto agli ottavi di Champions League e nella finale di Coppa Italia.

Nel doppio confronto contro il Villarreal è co-responsabile insieme Rabiot e De Sciglio del gol dell’1-1 di Parejo – giocatore sontuoso ma, diciamolo, non certo un grande incursore – nella gara d’andata, mentre al ritorno, dopo il primo rigore causato da Rugani che toglie ogni velleità all’incontro, è disattento sul raddoppio di Pau Torres e concede un ingenuo rigore per un desolante 3-0 finale. Nella finale di Coppa Italia persa 4-2 contro l’Inter concede due rigori ai nerazzurri: il primo è un episodio dubbio che vale il 2-2 di Çalhanoğlu, in compartecipazione con Bonucci, mentre il secondo è un’ingenuità clamorosa, un’entrata sul connazionale de Vrij ai supplementari che porta l’Inter a segnare il 3-2 con Perišić.



Matthijs de Ligt era arrivato in una Juve ed è finito a giocare in un’altra, diversa, onestamente mal organizzata. Non ha mai negato di valutare offerte provenienti dal mercato, e scontento di come si siano evolute le cose, tre anni dopo il suo arrivo, spinge per la cessione al Bayern Monaco, che se lo aggiudica per 67 milioni di euro più bonus.

Come giudicare allora le tre stagioni di de Ligt alla Juve? L’investimento è stato positivo? Probabilmente, pur essendo una cifra altissima, per quel che prometteva e che promette tutt’ora, de Ligt vale sia l’investimento dalla Juve che quello dal Bayern, ma il suo processo di maturazione non si è ancora completato, non è sbocciato davvero a pieno come ci si aspettava. Il motivo principale potrebbe essere quello di aver giocato in tre Juve molto diverse tra di loro, senza mai avere quei punti di riferimento che sono tanto importanti per un ragazzo giovane, per quanto forte possa essere.

Matthijs è arrivato in una Juventus pluri-scudettata che aveva appena cambiato rotta con l’arrivo di Sarri: difesa a zona, linea gestita in maniera dogmatica e gioco prontato all’attacco, seppur con certe difficoltà. Un de Ligt già molto forte ma ancora acerbo come mostra il suo inizio di stagione, ma che si trova a suo agio in un sistema difensivo in cui poteva pressare più alto e dar sfoggio delle sue qualità atletiche. L’anno seguente arriva Pirlo e de Ligt si trova carico di responsabilità. Un allenatore inesperto come Pirlo, che poi si rivelerà ancora non pronto per certi livelli, non riesce a dare una quadra ai suoi ragazzi, ma l’olandese tiene botta e insieme ai gol di CR7 trascina i suoi verso un insperato posto Champions.

Con Allegri è stato chiaramente penalizzato dall’approccio tattico del tecnico livornese. Una linea difensiva estremamente bassa e schiacciata – alimentata anche dalla presenza dei compagni di reparto Giorgio Chiellini e soprattutto Leonardo Bonucci, che preferiscono rintanarsi in area piuttosto che avere tanto campo alle spalle –, come quella messa in mostra dalla Juventus nella stagione 2021/2022, mette in difficoltà un giocatore con caratteristiche come quelle di de Ligt, che è un difensore esplosivo con grandi doti nell’anticipo, che preferisce andare sull’avversario piuttosto che aspettarlo. Questo, insieme a prestazioni e risultati di squadra molto altalenanti, hanno favorito la cessione dell’olandese.

I bianconeri hanno deciso di sostituire l’ex Ajax con Gleison Bremer, miglior difensore della Serie A 2021/2022, che si è però esaltato nel sistema calcistico di Ivan Jurić e che ha per certi versi caratteristiche e propensioni simili all’olandese. Se dovrà essere il brasiliano ad adattarsi al gioco allegriano – e se ci riuscirà – o se la Juve cambierà con lui ce lo dirà soltanto il tempo. Matthijs de Ligt, dal canto suo, pur avendo già una cospicua parte di carriera alle spalle e nonostante le qualità incredibili che raramente si sono viste in suoi coetanei, ha ancora grandi margini di miglioramento. Le premesse per entrare nel gotha dei difensori centrali ci sono tutte, ora sta a lui far ricredere i non pochi scettici sul suo conto.

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