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Juventus: difesa a zona o marcatura a uomo?

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Le prime uscite stagionali della Juventus di Sarri hanno aperto un dibattito sulle strategie difensive adottate dal tecnico bianconero. 4 dei 6 gol subiti infatti in questo inizio di stagione sono arrivati su calcio piazzato e molti accusano l’allenatore ex-Napoli di aver adottato un meccanismo difensivo errato: la difesa a zona, da modificare, secondo le stesse critiche, in una marcatura a uomo.

La polemica sulla soluzione migliore tra la marcatura a uomo e quella a zona è infatti sempre stata attuale e ha coinvolto diverse squadre negli ultimi decenni.

 

 

Il confronto Sarri-Allegri

In questo caso bisogna tenere conto che il metodo di paragone per la tifoseria juventina è chiaramente Allegri, la cui ombra aleggia sempre alle spalle del nuovo tecnico. È evidente che le vittorie e i successi del tecnico livornese avranno sempre un peso piuttosto ingombrante sulle prestazioni della nuova Juventus di Sarri. Il gioco c’è e ci sarà, ma i risultati non dovranno mancare, perché per Agnelli «vincere è l’unica cosa che conta».

In controtendenza con le critiche, Sarri ha però ammesso di voler «capire perché non funziona e cercare di farlo funzionare», non smuovendosi di un millimetro dalle sue idee di gioco.

Andando quindi di pari passo con le sue analisi, cerchiamo di capire anche noi perché Sarri non vuole cambiare strategia e in che cosa i due sistemi difensivi si differenziano.

Innanzitutto va detto che non esiste un metodo giusto e uno sbagliato, semplicemente sono idee diverse che possono portare ugualmente al risultato se applicati nel modo corretto.

La Juventus di Allegri adottava infatti la marcatura a uomo sui piazzati e riusciva spesso a sventrare i pericoli, ma non era una soluzione universale. Alcuni gol da calcio d’angolo o punizione li subivano ugualmente, basti pensare ai due gol subiti nell’andata degli ottavi di finale al Metropolitano proprio contro l’Atletico o al gol che ha eliminato i bianconeri dalla scorsa Champions, quello di de Ligt.

 

Le variabili: Chiellini e il VAR

Al di là di qualsiasi aspetto tattico, la chiave di entrambe le circostanze è però un calciatore: Giorgio Chiellini. Quello che viene attestato come uno dei difensori più tosti e rognosi da affrontare – si vedano ad esempio le parole di Harry Kane nei suoi confronti –, è ovviamente un fattore da tenere sempre ben presente quando si parla di contrasti aerei e anticipi difensivi. La sua presenza o assenza in campo è già di per sé una variabile non di poco conto e ovviamente l’ultimo infortunio al crociato fa perdere qualche sicurezza al reparto arretrato.

Altro aspetto da tenere in considerazione è poi la VAR che non aiuta affatto le retroguardie in eventuali contatti in area o in tocchi di mano anche se a distanza ravvicinata. Ormai, con le nuove direttive arbitrali, il rischio di concedere un tiro dal dischetto è più che mai assoluto.

 

Pregi e difetti delle due strategie difensive

Se è vero che la difesa a zona può assottigliare il rischio VAR, è anche vero che si parla sempre di uno sport di contatto, ragion per cui il calcio di rigore resta sempre dietro l’angolo.

D’altra parte la marcatura a uomo consente però di avere tutti gli avversari sotto controllo, rendendo di fatto impossibile che qualche giocatore si infili tra i difensori ignari di tutto e vada a colpire con tranquillità – come fatto da Di Lorenzo in occasione del gol del 3-3 allo Stadium contro il Napoli –.

A uomo c’è più fisicità e controllo dell’avversario, a zona si pone di più l’attenzione sugli spazi e sulle posizioni. Ma per ogni strategia c’è un pregio e un difetto: marcando a uomo si rischia infatti di lasciare spazi in area scoperti, mentre a zona c’è effettivamente meno contatto diretto tra i saltatori.

 

Le soluzioni e l’obiettivo

Si può quindi immaginare che la soluzione migliora possa essere una mista, come quella adottata da Jorge Sampaoli al Siviglia con 5 calciatori disposti a zona e 5 marcatori a uomo. In quel caso, anche se non ci si assicura la totale efficienza in entrambi i metodi, si riesce comunque a inglobarne i principali aspetti positivi dell’uno e dell’altro.

Tuttavia è chiaro che, ripetiamo, non esiste un sistema giusto, ma soltanto una giusta applicazione delle idee. Il posizionamento dei difensori rimane secondario rispetto ad altri aspetti come l’attenzione, la reattività, la cattiveria agonistica.

 

 

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