doppio centravanti

Sta tornando il doppio centravanti?

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In un articolo del 18 novembre 2018, l’Ultimo Uomo rispose al medesimo quesito che gli era stato posto da un follower, il quale si chiedeva se fosse effettivamente giunto il ritorno del doppio centravanti dopo i primi esperimenti proposti durante gli inizi della stagione 2018/2019 di Serie A – Immobile-Caicedo, il 4-4-2 atipico del Napoli di Ancelotti e il tandem Cutrone-Higuaín, ancora entrambi con la maglia rossonera del Milan.



L’autorevole Fabio Barcellona nella sua riflessione si preoccupò di ribadire come la possibilità di vedere schieramenti che prevedevano la contemporanea presenza di due attaccanti fosse prerogativa pressoché esclusiva di squadre di media-bassa classifica, quali il Cagliari con il tandem Joao Pedro-Pavoletti, il Genoa con Piątek-Kouamé oppure il 3-5-2 della Spal di Semplici. Di conseguenza, si sottolineava come le squadre di prima fascia, eccezion fatta per il sovracitato Napoli di Ancelotti, continuavano a proporre moduli con un unico riferimento offensivo, seguendo la medesima tendenza delle principali squadre europee, le quali alternavano 4-2-3-1 e 4-3-3, ovvero schemi maggiormente interessati a sfruttare i vantaggi del gioco posizionale e del dominio del campo attraverso il possesso palla, preferendo disporre di un giocatore fra le linee in grado di legare il gioco fra centrocampo e attacco piuttosto che disporre di un attaccante in più che avrebbe ridotto la fluidità del palleggio.

In definitiva, si premeva di precisare come, specie in Italia, il doppio centravanti non fosse mai scomparso del tutto ma non sembrasse rappresentare una soluzione tattica adatta per imporsi ad alto livello sia nel nostro campionato ma soprattutto in ambito internazionale.

A distanza di 18 mesi circa, in questo articolo, ci si propone di valutare se queste riflessioni rispecchino ancora la realtà della nostra Serie A e delle maggiori squadre europee.

Nelle media-bassa classifica sono numerose le formazioni che si affidano al doppio centravanti, ricorrendo principalmente al 3-5-2 – Udinese, Fiorentina, ancora la SPAL di Semplici prima dell’esonero – oppure al 4-3-1-2 – il Cagliari di Maran, Brescia e Lecce –, senza dimenticare il prudente e sicuro 4-4-2 con cui Ranieri ha risollevato le sorti della Sampdoria. La novità però è rappresentata dalle squadre di alta classifica: se si osservano le quattro formazioni in testa al campionato si vedrà come tutte scendano in campo con il doppio centravanti.



Sarri ha faticato molto nei suoi primi mesi di permanenza a Torino nel trovare il giusto abito da far indossare alla Juventus, chiamata nel nuovo ciclo non più solo a vincere ma anche a convincere con il bel gioco. Complici i continui infortuni di Douglas Costa, l’involuzione di Bernardeschi e l’arretramento di Cuadrado sulla linea difensiva, il 4-3-3 proposto sia a Napoli sia al Chelsea ha quasi sempre lasciato il posto al 4-3-1-2, modulo comunque caro al tecnico toscano nella sua esperienza ad Empoli. Considerando l’inamovibilità di Cristiano Ronaldo, il partner si è individuato talvolta in Higuaín, talvolta in Dybala, con quest’ultimo chiamato anche a muoversi da trequartista in diverse occasioni, in un casting interno che non ha visto brillare Ramsey e Bernardeschi.

La Lazio ha proseguito il cammino intrapreso nella seconda metà della scorsa stagione, evolvendosi in un 3-5-2 a tutti gli effetti. Nelle scorse edizioni i biancocelesti scendevano in campo con un 3-4-2-1, con Leiva e Parolo in mediana, Milinković-Savić e Luis Alberto in appoggio all’unica punta Immobile. La svolta offensiva di Inzaghi ha visto l’estromissione di  Parolo dall’undici titolare, la trasformazione dei due trequartisti in mezzali a tutto campo e l’ingresso in pianta stabile di una seconda punta al fianco di Immobile, potendo scegliere in alternativa fra la velocità e la fantasia di Correa o la fisicità e il gioco di sponda di Caicedo, entrambi comunque decisivi al servizio del bomber napoletano nella sua incredibile stagione realizzativa.

Conte, come da pronostico, ha abbandonato il 4-2-3-1 di Spalletti e per la sua Inter ha virato sul suo consolidato 3-5-2, con il tandem LukakuLautaro chiamato a smaltire tutte le scorie della vicenda legata all’addio di Mauro Icardi e a garantire l’apporto in termini di gol che comunque l’argentino aveva sempre assicurato negli ultimi anni. La nuova coppia d’attacco ha addirittura superato le attese, quasi 40 gol stagionali – 23 il belga, 16 l’argentino – e un’intesa formidabile, esaltati entrambi dagli automatismi dei movimenti delle punte tanto cari al tecnico salentino, in una continua alternanza reciproca nel ruolo di prima e seconda punta, fra chi attacca la profondità e chi viene incontro a fornire appoggio alla manovra della squadra.

Seppur in maniera più atipica e fluida rispetto alle altre, anche l’Atalanta dei miracoli di Gasperini propone un attacco con il doppio centravanti. Il 3-4-1-2 della Dea quest’anno ha dovuto sopperire al lungo stop di Zapata, nonostante l’acquisto estivo di Muriel, il colombiano spesso e volentieri si è seduto in panchina lasciando la coppia Iličić-Gómez a guidare l’attacco dei bergamaschi. Il paradosso di questo tandem è rappresentato dal fatto che in realtà nessuno dei due può essere considerato un vero e proprio attaccante, il Papu ha ormai evoluto il suo gioco a tutto campo mentre lo sloveno sta vivendo la stagione migliore della sua carriera grazie a questo avvicinamento all’area di rigore avversaria. L’atteggiamento aggressivo della Dea è frutto di una concezione moderna di calcio totale, in cui tutti gli effettivi partecipano attivamente alla fase offensiva, a partire dai difensori ma soprattutto con gli esterni a tutta fascia, che ha condotto Gosens, ad esempio, a medie realizzative da attaccante.

Se allarghiamo il nostro raggio d’indagine oltre il nostro campionato, però, notiamo come tuttora la maggior parte delle squadre europee continuino a disdegnare il doppio centravanti. Se analizziamo le sedici qualificate agli ultimi ottavi di Champions League, oltre alle italiane Atalanta e Juventus, solamente altre tre squadre si schierano con il doppio centravanti. Il Lipsia di Nagelsmann propone un calcio molto moderno e innovativo, seguendo i dettami del giovane tecnico, e l’attacco è schierato con il doppio centravanti formato dalla nuova stella del calcio tedesco Timo Werner e dal redivivo Schick; l’Atlético Madrid del Cholo Simeone è da quasi un decennio fedele al suo serrato 4-4-2, al fianco di Diego Costa o di Morata troviamo João Félix, chiamato a rimpiazzare l’addio di Griezmann, mentre il medesimo modulo è proposto anche dal Valencia.

In Premier League, eccezion fatta per qualche esperimento dell’ex tecnico Emery che ha provato a far convinvere in 3-4-1-2 i suoi tre tenori Özil, Aubameyang e Lacazette, non si rilevano altri schieramenti simili.

Una contraddizione alla regola però ci è stata fornita dalla squadra più vincente degli ultimi anni, il Real Madrid di Zidane, capace di diventare il primo team in grado di vincere tre Champions League consecutive. Il tecnico francese, infatti, ha raggiunto tale traguardo rinunciando ad un centrocampista più offensivo e piazzando Casemiro da schermo davanti alla difesa, in un 4-3-1-2 con Isco alle spalle di Cristiano Ronaldo e Benzema.

In attesa della – presunta – ripresa dei campionati e delle coppe europee, il quesito alla base di questo articolo rimane ancora insoddisfatto. Sicuramente il doppio centravanti è diventata la soluzione tattica prediletta dalle maggiori squadre italiane, se questo trend possa dimostrarsi efficace anche nelle altre leghe e nelle competizioni europee dovremmo purtroppo attendere ancora diversi mesi.


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