Eibar

Eibar, un altro tipo di calcio è possibile

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Una delle accuse che vengono mosse al calcio moderno è quella di essere troppo legato al denaro e che il gioco abbia perso totalmente il suo spirito romantico, ma spesso questa tesi viene smentita dagli eventi. Solo negli ultimi anni abbiamo assistito a imprese incredibili e totalmente inaspettate, tra le quali ricordiamo il Leicester campione d’Inghilterra nella stagione 2015/2016, la galoppata dell’Islanda agli Europei dello stesso anno e l’affermarsi di una realtà piccola ma ormai diventata stabile nella Liga, l’Eibar.



Eibar è un comune di 27.000 abitanti nei Paesi Baschi, situata a 50 km sia da Bilbao, sia da San Sebastián, ed è un piccolo polo industriale della regione che fu distrutta durante la terribile Guerra civile spagnola. Tutto qui. Queste sono tutte le informazioni che potete trovare sulla città al di fuori della sua squadra, il più grande motivo di orgoglio per questa piccola comunità basca.

Il club nacque nel 1940 dalla fusione delle due squadre della città, l’Union Deportivo Gallo e la Union Deportiva Eibarresa, che formarono l’Eibar Football Club poi modificato con la denominazione attuale di Sociedad Deportiva Eibar. I colori sociali, il rosso e il blu, nonostante siano presenti nello stemma della città, furono adottati grazie al dono delle divise da gioco che la squadra basca ricevette dal Barcellona nella prima metà degli anni ’40. Nonostante i primi anni di inattività, l’Eibar in seguito diventerà una habitué della Segunda Division e della Segunda Division B – l’equivalente della nostra Serie C – ma non sembrava fosse destinata a poter ambire a traguardi più grandi, questo fino alla stagione 2013/2014.

Quella stagione vide ai nastri di partenza della Segunda Division la neopromossa Eibar, che si rivelò la sorpresa del campionato, nonostante fosse appena arrivata dalla terza serie, lottando per la promozione contro compagini più quotate come Deportivo La Coruña e il Las Palmas. La giornata decisiva fu la 40esima, in cui l’Eibar affrontava il Deportivo Alavés e doveva ottenere una vittoria, per poi sperare che il Las Palmas perdesse punti per conseguire l’accesso diretto in Liga senza dover passare per i play-off. I due incontri si svolsero la sera stessa ma con orari diversi. Il fischio d’inizio a Ipurua – lo splendido stadio in stile inglese dell’Eibar – era fissato per le 20.15, mentre la partita del Las Palmas contro il Recreativo Huelva sarebbe iniziata 45 minuto più tardi.

L’Eibar fece il suo dovere imponendosi per 1-0 con uno splendido gol di Jota – che fu anche il miglior marcatore stagionale della squadra con 11 gol – per poi dar inizio alla festa quando giunse la notizia dalle Canarie. Il Las Palmas era stato sconfitto per 2-3.

I festeggiamenti nella piccola cittadina basca non poterono durare a lungo a causa delle problematiche venutesi a creare per l’iscrizione della squadra nella massima serie. Stando ad un decreto legge del 1999, ogni squadra di Liga e Segunda Division, in quanto ritenute leghe professionistiche, sono tenute ad avere un determinato capitale sociale, pena il ritorno immediato nella Segunda Division B. L’Eibar, per poter soddisfare questi parametri, doveva raggiungere 2 milioni di capitale, una cifra che all’epoca era inaccessibile per la società, ma fu in quel momento che fu lanciata la campagna di crowdfunding “Defiende al Eibar“, in cui vennero messi in vendita titoli di partecipazione individuale del club al prezzo di 50€. La campagna divenne virale sul web, al punto che oltre 10.000 persone aderirono a questa iniziativa, permettendo così al club basco di poter partecipare alla massima divisione spagnola. La prima stagione 2014/2015 dell’Eibar in Liga portò ad un 18esimo posto condannando la squadra alla retrocessione, salvo poi essere ripescata a causa del fallimento dell’Elche.

La stagione 2015/2016 sarà ricordata come quella che diede il via all’evoluzione dell’Eibar nella sua permanenza in Liga. Superato definitivamente lo scoglio del capitale sociale, il club poté iniziare ad investire nella squadra, seppur con una disponibilità economica limitata, con l’obiettivo annuale di chiudere il bilancio in positivo. Un altro dei capisaldi che riguarda il progetto Eibar è la continuità del gruppo a partire dalla guida tecnica; infatti, dalla stagione 2014/2015, sono stati solo due gli allenatori che hanno guidato la squadra, Gaizka Garitano – attuale allenatore dell’Athletic Bilbao – e José Luis Mendilibar – alla sua quinta stagione sulla panchina dell’Eibar –, che è stato in grado di costruire una squadra solida, sfiorando addirittura una qualificazione europea nella stagione 2017/2018 concludendo al nono posto, miglior risultato di sempre della storia del club. Il momento migliore fu probabilmente la stagione successiva, nella quale l’Eibar sconfisse in casa per 3-0 il Real Madrid, che stava affrontando il momento più difficile della sua storia recente con la gestione di Santiago Solari, e ottenendo per la prima volta – seguirà nella stagione 2019/2020 un’altra vittoria in casa contro l’Atletico Madrid – un successo contro una delle tre grandi del calcio spagnolo.

Sono passati sei anni dalla promozione in Liga, e nonostante nessuno credeva che questa piccola squadra avrebbe saputo reggere l’urto della massima serie, l’Eibar è ancora lì, grazie alla sua oculata programmazione e fiducia nei propri, seppur modesti, mezzi; diventando portavoce di un concetto che è diventato il motto ufficiale della squadra: «Un altro tipo di calcio è possibile».

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