Pulgar

Erick Pulgar e il ruolo del mediano in Cile

Calcio Italiano Calcio Sudamericano I Personaggi I Personaggi PSS Slider

Date ad un cileno un pallone, lui lotterà per guadagnarsi sempre qualcosa in più, correndo tra i vicoli, le viuzzole di pietra e i selciati del suo barrio. Date ad un cileno un pallone, anzi no, mettete un pallone tra due cileni, come in una contesa: saranno disposti a tutto pur di prenderlo, pur di vincere quel contrasto, che in qualche modo è sinonimo di orgoglio. Date ad un cileno anche due porte e dieci compagni di squadra, lui, in qualsiasi posizione del campo, sarà il più cattivo, il più convinto, il più grintoso. Perché è questo che si respira, questo spirito combattivo, che deriva dagli antichi guerrieri che combatterono per l’orgoglio contro i conquistadores europei sino allo stremo delle forze, sino all’ultima briciola di speranza e di rabbia, verso chi si stava ingiustamente appropriando di qualcosa che apparteneva ad altri. Date ad un cileno un pallone, lui giocherà mediano.

La storia dei centrocampisti difensivi della Roja comincia da molto lontano, perché giocare davanti alla difesa – in quel paese dalla forma affusolata – è sempre stato un valore. Il primo grande del ruolo fu Ramón Unzaga, nato in Spagna, ma che scelse il Cile perché sua patria d’origine: in nazionale nove presenze e una rete, che può sembrare poco, ma per i tempi è davvero molto, considerato che correva l’anno 1916. A molti questo nome potrebbe dire poco, ma tutti gli appassionati conoscono la chilena, più comunemente chiamata rovesciata: fu lui l’inventore di questo gesto tecnico che ha fatto la storia del calcio, tanto da essere imitato da fuoriclasse di ogni tempo.

Nei seguenti anni la Nazionale ha subito un crollo qualitativo totale, per poi rifiorire negli anni sessanta, crollare nuovamente e tornare ad altissimi livelli con il nuovo millennio. In mezzo a questo sali-scendi della Selección, tanti mediani si sono affermati in ambito internazionale, specialmente negli ultimi anni. Da Rojas, eroe del terzo posto nel Mondiale 1962, sino a Dubò, cinquanta presenze totali con il Cile, passando per Jaime Pizzarro e arrivando ai più recenti David Pizarro, Arturo Vidal e Gary Medel.

 

 

Per continuare questa vera e propria dinastia, stanno crescendo tante nuove leve, ma chi con maggiore probabilità sarà il prossimo membro di questa lunga tradizione è Erick Pulgar, appena passato alla Fiorentina dopo quattro ottime stagioni con il Bologna. Dotato di un fisico longilineo e di un ottimo tessuto muscolare, Pulgar sa abbinare grinta a talento e buone doti tecniche di base. Partito dal basso in campo, così come nella società cilena, ha trovato in Mihaijlovic il suo mentore: Sinisa lo ha spostato una posizione più avanzata, in modo da poter sfruttare il suo tiro forte e preciso – 6 reti in questa stagione, contro le quattro totali sommando le tre precedenti –.

Come molti compaesani, il ragazzo cresce giocando in piazzetta o per le strade della sua città natale, Antofagasta, soprannominata “La Perla del Norte”. Gioca nelle giovanili del club omonimo alla città e spesso la sua famiglia si trova in condizioni di grande difficoltà: Erick è il maggiore di cinque fratelli e perciò è costretto a fare qualche lavoretto qua e là per racimolare qualche spicciolo. La povertà è uno dei motivi della sua corporatura molto magra: a volte a casa non arrivava pane per addirittura tre o quattro giorni e, talvolta, il classe 1994 deve chiedere ospitalità ad amici o direttamente agli alloggi della sua squadra.

A 18 anni appena compiuti, il ragazzo investe e uccide un uomo sessantaduenne, scappa subito dopo e viene arrestato: se la cava con una riduzione della pena e il ritiro della patente per un anno per la buona condotta dimostrata. Nel frattempo mette i primi minuti da professionista sulle gambe, restando sempre nella sua città natale, concludendo la sua esperienza nel 2014 con 38 presenze. Resta in Cile, ma fa il salto di qualità guadagnando la chiamata del Católica, che lo schiera titolare; una sola stagione basta per convincere il Bologna ad acquistarlo.

Pulgar arriva in Italia nel silenzio, ma già può sistemare molti problemi della famiglia con il suo stipendio. Nella prima stagione convince solo parzialmente, ma comincia ad attirare gli occhi della Nazionale cilena, che lo chiama per la prima volta nel 2016 per un torneo amichevole. Termina la stagione seguente con un attivo di 27 presenze e un gol, vantando la convocazione alla Copa America Centenario nell’estate 2017, dove disputerà la semifinale. Le annate 2017/2018 e 2018/2019 sono ritenute da molti quelle della sua consacrazione: Pulgar diventa un punto fisso del Bologna e leader dello spogliatoio, gli allenatori cominciano ad essere convinti sempre più da lui e lo schierano titolare più di 60 volte tra due stagioni.

Quest’estate ha ricevuto la chiamata della vita, quella della Fiorentina di Montella, che lo pensa come perno del centrocampo viola.

Pulgar è sempre pronto a combattere per la maglia, ancora meglio se è quella rossa della Nazionale, perché per un cileno lottare è una virtù, specialmente se sei un mediano.

 

Condividi su...
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter