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La rivincita degli esuberi in casa Juve

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La Juventus vista nelle prime uscite stagionali continua a mostrare due personalità ben distinte: se di tanto in tanto si cominciano a vedere sprazzi di bel gioco, scambi nello stretto e rapidi contropiedi, non mancano incertezze, svarioni, fasi di partita di oblio che fino ad ora non hanno consentito alla Vecchia Signora di raccogliere il massimo del bottino sia in campionato sia in Champions League. L’allarmismo che spesso viene generato dai media è senza dubbio eccessivo, se consideriamo che i campioni d’Italia sono nel pieno di una trasformazione dovuta al cambio in panchina, non facile contando l’estrema differenza tra la scuola di pensiero di Allegri e quella di Sarri, trasformazione che oltretutto ha avuto poco tempo per concretizzarsi a causa degli impegni di Coppa America di molti dei membri della rosa e della tournée asiatica che non ha coinvolto tutti gli effettivi.

Nel bel mezzo della trasformazione, tuttavia, c’è un dato significativo: solo due dei nove gol segnati dalla Juventus in questo avvio di stagione portano il nome di due nuovi arrivi; nello specifico il fulmineo gol di Danilo contro il Napoli e quello di Ramsey di sabato scorso contro il Verona. Ancora più curioso è il fatto che spesso protagonisti all’interno delle marcature siano stati alcuni tra i sicuri partenti del tormentato mercato estivo: i famosi esuberi mal piazzati dalla Juve, che col senno di poi magari sarebbero stati rimpianti da Sarri e Co.

 

 

Il primo nome che sorge spontaneo citare è quello di Khedira, che Sarri ha fin da subito considerato come inamovibile dal suo scacchiere, ma che secondo l’opinione comune sarebbe dovuto essere il primo da depennare: entrambe le rimonte patite dalla Juve contro Napoli e Atletico Madrid sono succedute alla sostituzione del tedesco, tanto per ribadire ancora una volta tra le polemiche al suo indirizzo la sua importanza in copertura, specie sui calci da fermo, vera nota dolente di questo avvio d’annata. È la rivalsa anche di Matuidi, spesso bersaglio dei propri tifosi a causa delle non sopraffine doti palla al piede, ma tra i migliori in campo nelle ultime uscite dei bianconeri, nonché marcatore al Wanda Metropolitano. Il francese ha ritrovato corsa e ritmo, che sembravano smarriti la scorsa stagione, anche a causa dell’incredibile numero di impegni susseguiti alla Coppa del Mondo che lo ha visto coinvolto fino alla vittoriosa finale.

Matuidi che deve molto della sua rete a Madrid anche al cross perfetto di Alex Sandro; anche il brasiliano sembra per ora pienamente ritrovato: il terzino sembrava un anno e mezzo fa aver manifestato l’intenzione di lasciare Torino, dimostrando il suo dissenso sul campo con due stagioni alquanto sbiadite. Tuttavia Sandro è finora stato una garanzia, in fase di copertura ma soprattutto nella metà campo avversaria, dove è tornato a graffiare con i traversoni a cui aveva abituato tutti.

Per concludere, la menzione speciale è ampiamente meritata da Higuain, Cuadrado e Dybala: il Pipa in estate era diventato un caso, proposto in svendita a mezza Europa, ostinato a restare in bianconero, sta ripagando con una grande mano nella manovra dei torinesi. Oltre al gol meraviglioso contro il Napoli è da segnalare il posto da titolare ripreso a pieno, la ritrovata intesa con Cristiano Ronaldo e l’assist al bacio per Cuadrado contro l’Atletico. Proprio il Panita è l’uomo più in forma della Juve in questo momento: il colombiano è tornato tra i ranghi in sordina a causa della tormentata condizione fisica della scorsa stagione, ma ha dimostrato di essere ancora una risorsa fondamentale in più ruoli della fascia sinistra.

Per la Joya invece una sola partita all’attivo, ma di gran valore. Il numero dieci era il nome più ingombrante sulla lista d’uscita di Paratici, sebbene rimanga la mina vagante da tenere sott’occhio per la stagione in corso. Dybala è parso rinato nei settanta minuti di sabato scorso: tocchi da fuoriclasse, dribbling nello stretto e tentativi dalla distanza hanno illuminato l’Allianz, complice anche il ruolo da tipico falso nove in luogo a quello più allegriano da tuttocampista della passata stagione. Chissà che l’argentino non possa sposarsi a meraviglia con la filosofia del suo nuovo allenatore e che non possa essere anche il suo anno, per riprendersi una leadership che sembrava perduta. Nella profondità ritenuta persino eccessiva della rosa della Juve e all’interno della metamorfosi sarriana dunque la Vecchia Signora può contare sulla garanzia dello zoccolo duro degli anni precedente, quello zoccolo duro che promette di essere anche la base su cui ripartire.

 

 

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