Maradona arrivo Napoli

Felicità, l’arrivo di Maradona al Napoli

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“Vurria sapé ched’é chesta parola, vurria sapé che vvò significà.
Sarrà gnuranza ‘a mia, mancanza ‘e scola, ma chi ll’ha ntiso maje annummena”.

Così recitava Antonio de Curtis, in arte Totò, nella sua poesia “Felicità”.

Ecco, felicità, per i napoletani, è la parola perfetta per descrivere il 5 Luglio 1984. Allo stadio San Paolo di Napoli si presentano quel giorno quasi 80.000 persone; no, non c’è nessuna partita di campionato, nessuna finale di Champions League, sono le 18:30 e dai gradini del tunnel degli spogliatoi, accompagnato dal presidente Corrado Ferlaino, esce Diego Armando Maradona, “el Pibe de oro”.

Maradona si lascia scappare 11 parole, con un’italiano improvvisato: “Buonasera Napoletani, sono molto felice di essere uno di voi, forza Napoli!”. Dopo queste parole, il boato dei tifosi abbracciò il suo nuovo idolo. Giusto il tempo di vedere qualche palleggio battere all’unisono con il cuore dei tifosi partenopei, e di lanciare il pallone nel cielo azzurro di Napoli, che il Mago di Lanús si congedò poi con un lungo giro di campo, tra sciarpe e gagliardetti azzurri.

È praticamente impossibile spiegare a parole ciò che Diego ha significato e significa ancora oggi per Napoli: è stato il simbolo degli anni Ottanta e non solo. E dal giorno del suo arrivo, i napoletani iniziarono ad amarlo come un figlio e come un eroe, quell’eroe che avrebbe potuto far conoscere Napoli e il Napoli, quell’eroe che avrebbe potuto stravolgere gli equilibri del calcio italiano. Quei sette anni rappresentano un periodo irripetibile: Diego era presente ovunque, tutta Napoli si riempì di striscioni, bandiere, immagini di Maradona e quanto altro si possa immaginare.

A Napoli, tutti festeggiarono l’arrivo di un uomo, un uomo in cui molti avevano riposta tutta la loro fiducia, come se fosse un liberatore mandato dal cielo e che tre anni dopo, con la fascia di capitano al braccio, portò il Napoli a vincere il suo primo scudetto e pochi anni dopo la prima Coppa UEFA.

Iniziò così una delle storie d’amore più belle e più intense mai viste nella storia del calcio.

 

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