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Gerd Müller contro l’Olanda: un gol che ne vale 1461

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È l’estate del 1973 e Gerd Müller ha appena concluso la stagione 1972-1973 al Bayern Monaco, con 67 gol in 49 partite, vincendo il secondo campionato tedesco consecutivo, perdendo però in Coppa dei Campioni contro il Grande Ajax di Johan Cruijff ai quarti. Una disfatta senza precedenti: 4 a 0 all’andata, che rende inutile il 2 a 1 al ritorno in suolo bavarese.

Arriva l’estate e il Barcellona, pronto ad emergere come nuova realtà in ambito internazionale, ha un progetto ambizioso: creare la coppia d’attacco Müller-Cruijff. Il contrasto perfetto tra il pragmatismo realizzativo del primo e l’estetica rivoluzionaria del secondo.

Per Cruijff è fatta, la firma è arrivata e giocherà nel Barcellona dalla stagione 1973-1974, ma la Federazione Tedesca impedisce a Müller di seguirlo, in quanto l’anno dopo vengono disputati i Mondiali in casa e non si ha l’intenzione di far partire il Bomber della nazione.

La rabbia assale il Bomber di Nördlingen, che vede tutto il prestigio mediatico svanire sul più bello. Gerd sa che quel treno da Barcellona non passerà mai più e grida vendetta contro la Federazione, rea di avergli impedito di trasferirsi in Spagna: “Vi faccio vincere il Mondiale, poi mi ritiro dalla Nazionale”.

Intanto, nel 1973-1974, Gerd vince la Bundesliga da capocannoniere col Bayern Monaco, per la terza volta consecutiva, e solleva al cielo la prima Coppa dei Campioni della storia del Bayern, risultando decisivo nel match-replay (ai tempi non esistevano i calci di rigore alla fine dei supplementari della finale) contro l’Atletico Madrid firmando una doppietta memorabile in quello storico 4 a 0.

Iniziano i Mondiali per la Germania e soprattutto per Gerd, che in tutta la manifestazione segna tre gol, uno più caratteristico dell’altro, risultando decisivo nel raggiungimento della finale dopo aver siglato l’ennesimo gol dei suoi contro la Polonia.

Giungiamo all’appuntamento più importante della carriera di Gerd Müller: è il 7 luglio 1974, all’Olympiastadion di Monaco di Baviera si gioca la storica finale tra la Germania Ovest, teutonica e pragmatica nel gioco espresso, e l’Olanda del Calcio Totale, ribelle e rivoluzionaria.

Dopo un minuto senza toccare palla, la Germania Ovest si trova sotto. Una splendida azione corale, infatti, porta Cruijff in area di rigore a velocità supersonica per poi essere steso da Hoeness. Rigore per l’Olanda, poi trasformato da Johan Neeskens. Intanto, però, la Germania si riassesta ed inizia poco alla volta a crederci, perché sa di avere tutte le carte per ribaltare la partita. Anche Gerd non si arrende, seppur sia marcato a vista dai temibili difensori olandesi. Holzenbein viene steso da Jansen, l’arbitro decreta il calcio di rigore e Paul Breitner, con una freddezza ineguagliabile pareggia i conti. Dopo tutto, 63 rigori segnati su 69 tirati necessitano di questa virtù.

È quindi il momento del capolavoro assoluto della carriera di Gerd: Grabowski avanza sulla fascia destra e innesca Bonhof, che come un falco si inserisce. Bonhof avanza e si trova appena fuori dall’area di rigore, salta l’uomo e serve una palla tesa ma forte verso il numero 13, uno di quei palloni che ti rimbalzano davanti e già sai che non potrà essere stoppato. A rendere tutto più complicato è la strenua marcatura di Krol, per nulla l’ultimo arrivato, che non fa altro che limitare ulteriormente i movimenti. È pressoché impossibile segnare.

È impossibile segnare per chiunque, tranne che per una persona, che indossa la 13 tedesca: Gerd va incontro alla palla, pur essendo sbilanciato col corpo su un fianco, la stoppa d’esterno destro, fa quel passo indietro che basta per temporeggiare con Krol che mai nella sua carriera è stato umiliato in quel modo, e sempre di destro va ad impattare la palla, facendo secco il malcapitato Jongbloed. Un gol che ne vale 1461, come i 1461 segnati tra partite ufficiali e amichevoli. È 2 a 1.

Nel secondo tempo, la Germania ha più di una chance per aumentare il proprio vantaggio sull’Olanda, ma a Gerd viene annullata la sua doppietta personale per un fuorigioco inesistente. La linea difensiva olandese, la storica linea difensiva passata alla storia per la trappola del fuorigioco, è stata ridicolizzata ed umiliata dal Bomber di Nördlingen.

Si giunge quindi all’epilogo, Gerd si avventa sull’ultima palla come un avvoltoio, con quella corsa folle di chi rincorre imprese memorabili, di chi ha fatto di queste imprese la colonna portante di un’intera carriera. E alla fine, arriva il triplice fischio. La Germania Ovest è campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia e non può fare altro che ringraziare il proprio Bomber, che alza le braccia al cielo, si commuove ed infine si inchina, come a ringraziare il calcio per aver raggiunto l’apice della sua carriera.

Gerd ha mantenuto la sua promessa, ha vinto il Mondiale realizzando il gol decisivo contro l’Olanda, raggiungendo la consacrazione della sua carriera e chiudendo con la Nazionale, come da patto, con 68 gol in 62 partite nel bottino finale. E non si è fermato al 7 luglio 1974, per nulla. Ha continuato a fare la storia del calcio, a firmare imprese memorabili che rendono pressoché unica la sua carriera, arrivando addirittura a vincere una finale impossibile di Coppa dei Campioni, giocando a centrocampo.

Dopo tutto, con Gerd Müller non esiste il concetto di impossibile.

 

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