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Scaramanzia nel calcio

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Alzi la mano chi non ha mai fatto qualcosa per scaramanzia, perché pensava che questa portasse fortuna o almeno allontanasse la sfortuna. Che sia il classico non passare sotto una scala o evitare una visita medica di venerdì 13 la vita di tutti i giorni è costellata di queste azioni scaramantiche.

Allo stesso modo anche lo sport è contagiato da questi riti propiziatori, come il talco gettato in aria da LeBron James o i tic nervosi di Rafael Nadal. Ovviamente non fa eccezione il calcio.

Tra i calciatori più scaramantici non si può non citare John Terry. L’ex capitano del Chelsea ha infatti rivelato più volte ai tabloid inglesi di recarsi alle partite dei Blues ascoltando l’album Confessions del cantante R&B Usher, uscito nel 2004 e da subito in testa a tutte le classifiche oltremanica. Una volta nei pressi di Stamford Bridge JT soleva parcheggiare sempre allo stesso posto e negli spogliatoi usava sempre la stessa toilette, contagiando anche diversi compagni come Frank Lampard e Cesc Fàbregas.

Altri riti propiziatori famosi ed entrati nell’immaginario collettivo sono quelli di Laurent Blanc e Johann Cruijff.

Il primo, difensore ammirato anche in Italia con la maglia interista e baluardo difensivo della Francia campione del mondo nel 1998, usava baciare la testa del portiere Fabien Barthez prima di ogni partita ai Mondiali e agli Europei 2000. Risultato? Un titolo mondiale ed uno europeo, con noi italiani costretti a guardare impotenti dopo la traversa di Di Biagio ai quarti nel ’98 e il golden gol di Trezeguet due anni più tardi.

L’asso olandese invece deve la sua mitica casacca numero 14 allo smarrimento della maglia del compagno Gerrie Mühren, il quale ottenne la 9 prima posseduta dal profeta del gol. L’Ajax dominò quella partita e Johann si affezionò al 14, che utilizzò per praticamente tutta la carriera e col quale vinse tre palloni d’oro. Ma questo non era l’unico portafortuna del compianto Johann. Infatti era solito colpire con un pugno lo stomaco del proprio portiere Gert Bals e sputava sempre la gomma da masticare nella metà campo avversaria, smorzando così l’ansia per le partite.

Riti di scaramanzia presenti anche molti anni addietro, come negli anni Sessanta, quando due grandi campioni come Bobby Moore ed Eusebio non ne erano di certo esenti. Per il capitano del West Ham e dell’Inghilterra c’era l’obbligo di essere sempre l’ultimo nello spogliatoio a vestirsi, restando a volte addirittura in mutande pochi minuti prima del fischio d’inizio.

La pantera nera invece per caricarsi usava giocare con una monetina posta all’interno della propria scarpa destra.

Altri grandi attaccanti scaramantici erano Pippo Inzaghi, Gary Lineker e Mario Gómez.

Per Super Pippo mangiare un’intera confezione di biscotti Plasmon – lasciandone solamente due – e fare visita al bagno almeno tre volte nel giro di dieci minuti era più che un obbligo.

L’idolo dei tifosi del Liverpool invece non segnava mai nel riscaldamento prepartita, riteneva infatti che i suoi gol andassero risparmiati per i 90 minuti.

Il Super Mario tedesco cantava l’inno della Mannschaft a squarciagola, visto che in tali occasioni riusciva sempre a gonfiare la rete.

Non erano esenti anche grandi allenatori. Famosa è l’immagine di Trapattoni ai Mondiali del 2002 che versa acqua santa in campo pochi attimi prima del gol di Del Piero contro il Messico.

Raymond Domenech, finalista a Germania 2006, aveva invece un complesso per l’astrologia. Non convocava infatti giocatori nati sotto il segno dello scorpione – ecco spiegata l’assurda esclusione di Robert Pires – e si guardava bene dal far giocare quelli nati sotto il leone, soprattutto i difensori.

Il barone Nils Liedholm aveva addirittura un mago personale, Mario Maggi da Busto Arsizio, col quale si consultava sempre – anche riguardo la formazione – e organizzava pellegrinaggi per tutta la squadra tra Busto Arsizio e Buscate.

Persino il colonnello Lobanovsky era succube di queste credenze. Impediva ai suoi giocatori di utilizzare la maglia numero 13 e doveva sempre scendere dal pullman per ultimo. Ma soprattutto le sue squadre dovevano avere almeno un giocatore dai capelli rossi, pena il fallimento della stagione.

Altri riti divertenti sono quelli di Rino Gattuso, che prima delle partite del Mondiale passava minuti seduto sul gabinetto leggendo i libri di Dostoevskij, e quello di Michel Preud’homme, miglior portiere del mondo nel 1994, che sotto la maglia del Belgio usava sempre la sua dello Standard Liegi.

Questo per indicare come la scaramanzia sia una parte integrante anche dello sport e del calcio, oltre che della vita comune, anche perché vista come aiuto per lo stress al quale sono sottoposti ad ogni partita.