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Sta cambiando il modo di giocare in Serie A?

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Storicamente la Serie A è considerata un campionato che fa della difesa il suo punto di forza. Famoso il catenaccio, il calcio all’italiana, quel calcio in cui è importante innanzitutto non prendere gol. L’impressione è che qualcosa stia cambiando e che pian piano anche in Italia stiamo mettendoci al passo con i tempi. La scorsa Champions League ci ha dimostrato che ormai è chi ha più coraggio a proporre gioco, chi riesce a dominare la partita tenendo il possesso del pallone, che ottiene risultati importanti e sorprendenti, perché l’annata calcistica appena passata è stata l’esempio di come, una squadra che ha delle idee di gioco, riesca a sopperire anche a mancanze tecniche rispetto agli avversari che sulla carta potrebbero sembrare insormontabili. Questo vento nuovo in Italia è portato dai tanti allenatori che per prima cosa cercano di far giocare bene la propria squadra. Ma cosa significa giocare bene? Questa è una domanda difficile alla quale rispondere. Si può in tanti modi giocare bene, si può fare con un calcio ragionato che prevede tanti tocchi prima della finalizzazione o si può con un calcio verticale, diretto, che permette di arrivare velocemente nei pressi dell’area avversaria. L’importante è che sia un calcio coinvolgente, che dia quantomeno l’impressione di poter fare qualcosa di grande ai tifosi, capita che a volte questa sia un’illusione, ma dire che giocare un bel calcio per divertirsi e far divertire porti a non vincere mi sembra un’affermazione alquanto superficiale.

 

 

L’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus è l’apice del cambiamento. Il passare da Allegri a Sarri significa dare ragione a chi dice che i giocatori devono essere inseriti all’interno di precisi principi di gioco, devono sapere cosa fare con movimenti provati e riprovati migliaia di volte in allenamento, significa provare a seguire una filosofia opposta a quella precedente, in cui era il talento individuale dei giocatori a fare la differenza. Quindi se prima erano le idee dei singoli giocatori a determinare il gioco, adesso queste vengono accompagnate da un bagaglio più ampio di idee collettive. Circolazione veloce del pallone, costruzione dal basso per attirare la pressione avversaria e trovare spazi in mezzo al campo, squadra corta e difesa alta. I difetti si trovano quando si affrontano squadre chiuse e compatte nella zona centrale del campo perché i cross non sono un elemento molto utilizzato nel gioco di Sarri, allenatore testardo, che difficilmente cambia le sue idee tattiche e che tende a non usare al meglio tutti gli uomini della rosa ma a concentrarsi su un ristretto gruppo di calciatori, aspetto problematico dato i tanti giocatori forti presenti nell’organico bianconero.

Chi ha dovuto sostituire proprio Sarri sulla panchina del Napoli nella stagione scorsa è stato Carlo Ancelotti. Tra le big è l’unico allenatore confermato anche per questa stagione, e questo potrebbe essere un fattore determinante. Il passaggio da Sarri ad Ancelotti ha richiesto un anno di adattamento e adesso chissà che il Napoli non possa prendere il volo definitivo per la meta scudetto. Una maggiore rotazione degli uomini in rosa, un gioco semplificato con meno passaggi corti e più passaggi lunghi che riducono il tempo del possesso, l’uso del 4-4-2 che diventa 2-4-4 in fase offensiva con i terzini e gli esterni di centrocampo che alzano la loro posizione, una maggiore capacità di adattarsi agli avversari, sono le modifiche apportate da Carletto. I risultati non sembrano soddisfacenti perché la squadra crea di meno rispetto alla gestione Sarri, ma con un anno alle spalle e con acquisti mirati – come quello di Manolas, che permetterà di giocare con una difesa più alta –, le cose possono cambiare. Un allenatore dalla fama internazionale che contribuisce al cambio di filosofia di gioco che, a mio parere, sta avvenendo in Italia.

Anche l’arrivo di Antonio Conte all’Inter significa tanto. L’ex allenatore del Chelsea ha subito detto in conferenza che vuole dare una chiara identità di gioco alla sua squadra. La sua è una visione del calcio verticale fatta d’intensità e pressione costante sugli avversari. Sarà richiesto tanto lavoro sia in fase offensiva che difensiva agli esterni di centrocampo cosi come alle mezzali nel 3-5-2 che probabilmente verrà proposto. Un duo di attacco che dovrà essere capace di amalgamarsi con una punta che si abbassa e l’altra che attacca la profondità. Il difetto potrebbe nascere dall’alto dispendio di energie che questo gioco richiede, ma l’arrivo di un altro grande allenatore in Italia non può far altro che rendere ancora più spettacolare la prossima Serie A.

 

 

Un’altra società che ha ricercato un allenatore al passo con il nuovo calcio che si sta sviluppando anche in Italia è la Roma. Paulo Fonseca propone un calcio coraggioso, una linea difensiva molto alta che espone a dei rischi non indifferenti. Il modulo che predilige è un 4-2-3-1, in cui sono fondamentali i due mediani: uno si abbassa tra i centrali di difesa, l’altro invece deve essere più dinamico, capace di difendere e allo stesso tempo di accompagnare l’azione offensiva. I terzini stanno alti per dialogare con gli esterni offensivi. Un calcio molto divertente da vedere ma rischioso allo stesso tempo. Parliamo però di un allenatore capace e molto bravo, da vedere come si adatterà, ma anche grazie a lui, almeno sulla carta, quest’anno dovremmo poter vedere delle belle partite.

Un altro che in questi anni ci ha fatto divertire è Marco Giampaolo, un allenatore che da tempo aspettava la sua occasione sulla panchina di una grande squadra, opportunità offertagli dal Milan. Il suo è un gioco elaborato che offre tante opzioni di passaggio a chi ha il pallone, senza disprezzare il lancio lungo, arma usata soprattutto in ripartenza. Anche l’ex allenatore della Samp preferisce tenere abbastanza alta la linea difensiva, in particolare in fase di pressing la squadra si alza in massa per cercare di ringhiare con intensità sugli avversari. Fondamentale la comunicazione tra i tre uomini di attacco nel 4-3-1-2 che Giampaolo userà, in quanto essi si muoveranno molto per non dare punti di riferimento. Un tasto dolente può essere la stanchezza alla quale le mezzali saranno sottoposte, e il conseguente spazio che concederanno, visto che a loro è chiesto di andare a prendere i terzini o comunque gli esterni avversari in fase di pressing, lavoro a dir poco sfiancante.

Ne abbiamo citati solo alcuni ma non possiamo non citare il lavoro che Gasperini fa con la sua Atalanta che da tempo ormai ci sta deliziando con il suo calcio. Per non parlare di De Zerbi o di Andreazzoli – che potrà riprendersi a Genoa ciò che si sarebbe meritato con l’Empoli –. Merita una citazione anche Semplici che ha creato un sistema organizzatissimo che permette alla Spal di raggiungere la salvezza da ormai due anni. Allenatori con idee, capaci di far divertire e in controcorrente con lo storico catenaccio italiano, in contrapposizione con l’abitudine da sempre diffusa in Italia di posizionare i cosiddetti bus davanti alla porta. Il calcio sta cambiando, le idee possono fare la differenza, e in Italia ci sono i presupposti per rimanere aggrappati al treno del calcio moderno.

 

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