Greenwood

Fonte immagine: Kane Brooker | CC BY 2.0 Generic

Mason Greenwood, la stella più luminosa della galassia United

Calcio Europeo I Personaggi PSS Slider

Unico. È probabilmente questo l’aggettivo più adatto a descrivere ciò che Mason Greenwood, attaccante del Manchester United, rappresenta per il calcio moderno e in particolare per quello inglese: un giocatore tecnicamente eccellente, dal fisico slanciato e robusto, dotato di un’ottima visione di gioco, di grande freddezza davanti al portiere e, soprattutto, è perfettamente ambidestro, una caratteristica che nel calcio moderno sta diventando sempre più fondamentale. Con l’alzarsi dei ritmi di gioco, aumenta anche la necessità di essere estremamente reattivi e rapidi nel pensiero, e la possibilità di calciare tanto bene con il piede forte quanto con quello “debole” aumenta esponenzialmente la reattività di un calciatore, che in una situazione ostica, con più avversari che pressano, avrà più opzioni di passaggio e di dribbling rispetto a chi usa bene solo un piede.

Mason Greenwood, nonostante sia appena maggiorenne, sembra aver assimilato completamente questa qualità, merito degli allenamenti costanti a cui si è sottoposto sin da giovanissimo, ma anche e soprattutto di un innata passione per il calcio. I suoi genitori hanno raccontato che quando lo portavano al centro sportivo, appena parcheggiata la macchina, lui scendeva, prendeva un pallone e cominciava a correre in scioltezza fra le altre automobili in sosta; e in campo il discorso non era tanto diverso: il ragazzino correva, dribblava prima un avversario, poi un altro, per arrivare infine davanti al portiere e batterlo con un tiro potente e preciso. Nessuno dei suoi coetanei poteva neanche lontanamente avvicinarsi al suo talento, che era brutalmente sospinto dalla sua sfrenata passione per il gioco.

Il Manchester United se ne accorse per la prima volta quando aveva 6 anni: Mason sedeva in panchina e la squadra della sua città, il Bredford, quella per cui giocava, stava perdendo 2-0. Nel secondo tempo il mister lo inserì e lui si scatenò, segnando dieci gol. Come lui stesso racconta, faceva sempre la stessa cosa: prendeva palla e correva fino in porta, senza che nessuno potesse fermarlo. Poi la riprendeva e di nuovo fino in porta. Dal suo ingresso al fischio finale. Gli scout dei Red Devils rimasero esterrefatti e lo fecero subito tesserare, consci che quel ragazzino aveva un futuro luminosissimo davanti a sé.

All’inizio della scorsa stagione Solskjaer si è ritrovato senza due degli attaccanti più forti della squadra, per quanto in fase calante di prestazioni nell’annata precedente: Lukaku e Sánchez si erano infatti trasferiti all’Inter senza essere rimpiazzati sul mercato, mentre a Manchester erano rimasti solamente Rashford e Martial, che però non avevano ancora accumulato l’esperienza necessaria per poter sorreggere da soli l’attacco dei Red Devils. Inoltre Martial era una prima punta adattata, che inizialmente aveva ampiamente deluso le altissime aspettative che lo avevano portato a Manchester, soprattutto per questioni tattiche, per poi riprendersi e cominciare a segnare con buona frequenza, pur senza incantare particolarmente.

I tifosi per questo erano rimasti decisamente perplessi nel vedere la partenza in simultanea dei due attaccanti in direzione Milano, e lo stesso allenatore non era di certo entusiasta, vista anche la panchina traballante sulla quale sedeva. L’unica possibilità per il mister norvegese era quella di tirare fuori qualche talento offensivo dal settore giovanile, e così fece: a luglio portò stabilmente in prima squadra Mason Greenwood, talentuosa prima punta che aveva già esordito in Premier la stagione prima, e Tahith Chong, ala olandese di grande qualità.

Le difficoltà iniziali di Rashford, che era completamente fuori forma, e l’incostanza cronica di Martial, fecero scalare rapidamente le gerarchie a Greenwood, che in breve tempo si ritrovò ad essere stabilmente nelle rotazioni del mister, che inizialmente in campionato gli concesse solo qualche spezzone di gara, mentre nelle coppe era lui il titolare indiscusso, sia che giocasse da prima punta che da ala destra.

Proprio in Europa League è arrivato il suo primo gol con la maglia dello United, contro l’Astana: 73esimo minuto, la partita è inchiodata sullo 0-0, Fred conduce palla al limite dell’area, la passa a Greenwood, che accorre sulla fascia destra, stoppa, sembra volersi accentrare per tirare con il sinistro, ma bruscamente cambia direzione e passo, l’avversario non riesce a marcarlo, ma ormai l’ala si trova in una posizione molto defilata, al limite destro dell’area piccola, segnare da lì è quasi impossibile, ma Mason ci crede e tira con l’interno del piede destro, il pallone passa sotto le gambe del portiere e lui può finalmente correre sotto la curva dell’Old Trafford per festeggiare il suo primo gol tra i grandi. L’esultanza è composta, molto semplice, ma lo sguardo tradisce un’emozione pura, quasi infantile. Dopotutto, lui è ancora un bambino che ha segnato nello stadio dove sognava di giocare.

Da quel momento in poi tutto è diventato più facile per Greenwood: non è stato più solamente l’ennesimo ragazzo di prospettiva che aveva fatto intravedere cose spettacolari con l’Under-18, dove aveva segnato 34 gol in 34 partite – con una media di un gol ogni 76 minuti –, ma anche i tifosi più scettici si erano convinti che era un predestinato, uno che avrebbe potuto fare grandi cose con la maglia del Manchester United.

La società non indugiò un attimo e gli fece firmare un nuovo contratto di quattro anni con l’opzione per il quinto, e il suo stipendio passò da 50.000 sterline annue a più di un milione. Il sogno era ormai realtà, ma Mason non si è montato la testa, anzi: ha continuato a lavorare duro ed è diventato un titolare della squadra.

A novembre è arrivato il primo gol in Premier League e, al momento della pausa obbligata per i problemi legati al COVID-19, aveva segnato già 12 reti, un bottino impressionante rapportato all’età e ai minuti giocati. Ma la vera esplosione, non dal punto di visto numerico quanto dal punto di vista mentale e del peso all’interno della squadra, l’ha avuta al momento del rientro. Accompagnato da Martial, Rashford e Bruno Fernandes, giocando da ala destra – un ruolo in cui non aveva mai giocato, e al quale si è dovuto adattare per ritagliarsi il suo spazio –, ha formato l’attacco che ha portato alla rinascita del Manchester United, che a fine campionato è riuscito a qualificarsi per la Champions League, un traguardo che ad un certo punto dell’annata sembrava sfumato.

Greenwood ha chiuso la sua prima vera stagione da professionista con 17 gol, diventando il teenager che ha segnato di più in una singola stagione con la maglia dei Red Devils, eguagliando il record che apparteneva a George Best, Brian Kidd e Wayne Rooney. Numeri impressionanti per quello che è ancora un ragazzino.

L’allenatore e la società sono sempre stati chiari: Greenwood non sarà l’ennesimo talento sprecato e, anzi, per lui si prospetta un futuro da assoluto top player del Manchester United, che nel corso di questo mercato estivo anomalo non ha mai pensato di cederlo, per permettergli di diventare a tutti gli effetti il beniamino dell’Old Trafford, che già ora vede in lui l’uomo della rinascita post-fergusoniana.

Dopotutto, la crescita di Mason, in particolare dal punto di vista mentale, è stata impressionante: se all’inizio della stagione si concedeva qualche pausa, nelle ultime partite dell’annata è sempre stato sul pezzo, non staccando mai la spina, e in un Manchester United che vive costantemente di alti e bassi non deve essere facile. Allo stesso tempo, Greenwood ha imparato a mandare in estasi il pubblico con grandi giocate, indizio di un enorme potenziale ma soprattutto di una grande consapevolezza nei propri mezzi, un elemento importantissimo per un calciatore, soprattutto se giovane e talentuoso come lui.

Di giocatori che si sono persi dopo un inizio scoppiettante ne abbiamo visti tantissimi, ma le sue qualità tecniche, unite a quelle mentali, sono una buonissima base per la costruzione di una carriera piena di soddisfazioni. Il resto ce lo dirà il futuro, adesso si gode il momento, consapevole di essere potenzialmente la stella più luminosa della galassia United.


Leggi anche: Andreas Pereira, la promessa mancata



Condividi su...
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter