Greenwood

Mason Greenwood, la stella più luminosa dell’universo United

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Unico. È probabilmente questo l’aggettivo più adatto a descrivere ciò che Mason Greenwood, attaccante del Manchester United, rappresenta nel calcio moderno e in particolare nel calcio inglese: un giocatore tecnicamente eccellente, dal fisico slanciato e robusto, dotato di un ottima visione di gioco e di grande freddezza davanti al portiere. E soprattutto è perfettamente ambidestro, una caratteristica che nel calcio moderno sta diventando sempre più fondamentale: con l’alzarsi dei ritmi di gioco aumenta anche la necessità di essere estremamente reattivi e rapidi nel pensiero, e la possibilità di calciare tanto bene con il piede forte quanto con quello debole aumenta esponenzialmente la reattività di un calciatore, che in una situazione ostica, con più avversari che pressano, avrà più opzioni di passaggio e di dribbling rispetto a chi usa bene solo un piede.



Mason Greenwood, nonostante sia appena maggiorenne, sembra aver assimilato completamente questa qualità, merito degli allenamenti costanti a cui si è sottoposto sin da giovanissimo, ma anche e soprattutto di un innata passione per il calcio. I suoi genitori hanno raccontato che quando lo portavano al centro sportivo, appena parcheggiata la macchina, lui scendeva, prendeva un pallone e cominciava a correre in scioltezza fra le altre automobili in sosta; e in campo il discorso non era tanto diverso: il ragazzino scendeva in campo e correva, dribblava prima un avversario, poi un altro, per arrivare infine davanti al portiere e batterlo con un tiro potente e preciso. Nessuno dei suoi coetanei poteva neanche lontanamente avvicinarsi al suo talento, che era brutalmente sospinto dalla sua sfrenata passione per il calcio.

Il Manchester United se ne accorse per la prima volta quando aveva 6 anni: Mason sedeva in panchina e la sua squadra, il Bredford, stava perdendo 2-0. Nel secondo tempo il mister lo inserì e lui si scatenò, segnando dieci gol. Come lui stesso racconta, faceva sempre la stessa cosa: prendeva palla e correva fino in porta, senza che nessuno potesse fermarlo. Poi la riprendeva e di nuovo fino in porta. Dal suo ingresso al fischio finale. Gli scout rimasero esterrefatti e lo fecero subito tesserare, consci che quel ragazzino aveva un futuro luminosissimo davanti a sé. E avevano ragione.

All’inizio della stagione attuale Solskjær si è ritrovato senza due degli attaccanti più forti della squadra, per quanto in fase calante di prestazioni: Lukaku e Sánchez si erano infatti trasferiti all’Inter senza essere rimpiazzati sul mercato, mentre a Manchester erano rimasti solamente Rashford e Martial, che però non avevano ancora accumulato l’esperienza necessaria per poter sorreggere da soli l’attacco dei Red Devils. Inoltre Martial era una prima punta adattata, che aveva ampiamente deluso le altissime aspettative che lo avevano portato a Manchester, soprattutto per questioni tattiche.

I tifosi per questo erano rimasti decisamente perplessi nel vedere questa operazione, che apparentemente non aveva alcun senso. Lo stesso allenatore non era di certo entusiasta, vista anche la panchina traballante sulla quale sedeva e siede ancora. L’unica possibilità per l’allenatore norvegese era quella di tirare fuori qualche talento offensivo dal settore giovanile, e così fece: a luglio portò stabilmente in prima squadra Mason Greenwood, talentuosa prima punta che aveva già esordito in Premier la stagione prima, e Tahith Chong, ala olandese di grande qualità.

Le difficoltà iniziali di Rashford, che era completamente fuori forma, e l’incostanza cronica di Martial, fecero scalare rapidamente le gerarchie a Greenwood, che in breve tempo si ritrovò ad essere stabilmente nelle rotazioni del mister, che inizialmente in campionato gli concesse solo qualche spezzone di gara, mentre nelle coppe era lui il titolare indiscusso, sia che giocasse da prima punta che da ala destra.



Proprio in Europa League è arrivato il suo primo gol con la maglia dei Red Devils, contro l’Astana: 73esimo minuto, la partita è inchiodata sullo 0-0, Fred conduce palla al limite dell’area, la passa a Greenwood, che accorre sulla fascia destra, stoppa, sembra volersi accentrare per tirare con il sinistro, ma bruscamente cambia direzione e passo, l’avversario non riesce a marcarlo, ma ormai l’ala si trova in una posizione molto defilata, al limite destro dell’area piccola, segnare da lì è quasi impossibile, ma Mason ci crede e tira con l’interno del piede destro, il pallone passa sotto le gambe del portiere e lui può finalmente correre sotto la curva dell’Old Trafford per festeggiare il suo primo gol tra i grandi. L’esultanza è composta, molto semplice, ma lo sguardo tradisce un’emozione pura, quasi infantile. Dopotutto, lui è ancora un bambino che ha segnato nello stadio dove sognava di giocare.

Da quel momento in poi tutto è diventato più facile per Greenwood: non è più solamente l’ennesimo ragazzo di prospettiva che aveva fatto intravedere cose spettacolari con l’U18, dove aveva segnato 15 gol in 13 partite, ma anche i tifosi più scettici si erano convinti che era un predestinato, uno che avrebbe fatto grandi cose con la maglia del Manchester United.

La società non indugiò un attimo e gli fece firmare un nuovo contratto di quattro anni con l’opzione per il quinto, e il suo stipendio passò da 50.000 sterline annue a più di un milione. Il sogno era ormai realtà, ma Mason non si è montato la testa, anzi: ha continuato a lavorare duro ed è quasi diventato un titolare. A novembre è arrivato anche il primo gol in Premier League e fino ad oggi ha collezionato 35 partite e 12 gol in tutte le competizioni, con una media di un gol ogni 130 minuti. Numeri impressionanti per quello che è ancora un ragazzino cresciuto troppo in fretta. Ragazzino che però ha tutto il necessario per bruciare le tappe.

Tutti i gol segnati fino ad oggi da Mason Greenwood

Eppure l’allenatore e la società sono stati molto eloquenti acquistando Ighalo durante il mercato invernale: l’esperienza dell’attaccante nigeriano servirà per far crescere con calma Greenwood, senza appesantirlo di eventuali pressioni che potrebbero rallentarne la crescita soprattutto in chiave fisica, perché Mason non è ancora pronto per fare la prima punta in Premier League, come ha detto lo stesso Solskjær. Nonostante i suoi discreti 181 centimetri, il suo fisico è ancora troppo gracile per permettergli di competere con i robusti ed aggressivi stopper inglesi, mentre atleticamente deve ancora limare qualche imperfezione per potersi definitivamente considerare un giocatore da Premier.

Mason, comunque, ha trovato spazio fino all’interruzione del campionato ed è sembrato in crescita costante, in particolare dal punto di vista mentale: se all’inizio della stagione si concedeva spesso qualche pausa, nelle ultime partite era sempre sul pezzo e non staccava mai la spina, e non è facile farlo soprattutto in un Manchester United che vive costantemente di alti e bassi. Allo stesso tempo deliziava il pubblico con grandi giocate, indizio di un enorme potenziale ma soprattutto di una grande consapevolezza nei propri mezzi, un elemento importantissimo per un calciatore.

Sono diversi i punti su cui lavorare e di giocatori che si sono persi dopo un inizio scoppiettante ne abbiamo visti tantissimi, ma le sue qualità tecniche unite a quelle mentali sono una buonissima base per la costruzione di una carriera piena di soddisfazioni, il resto ce lo dirà il futuro, adesso si gode il momento, consapevole di essere la stella più luminosa della galassia United.


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