Griezmann

Fonte immagine: Anton Zajcev | CC BY-SA 3.0 Unported

La situazione di Griezmann all’Atlético è assurda

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È il 14 luglio 2019, e Antoine Griezmann è il principe assoluto del popolo colchonero, nonché uno dei calciatori più forti al mondo, quando il Barcellona si presenta con un’offerta da 120 milioni di euro per portarlo in blaugrana – ancora oggi sesto acquisto più costoso nella storia del calcio. La squadra catalana aveva perso due anni prima la stella Neymar, e la stella francese era la chiamata disperata per sopperire ai conseguenti flop di Philippe Coutinho e Ousmane Dembélé, ma finirà per essere l’ennesima scelta economica scellerata della gestione Bartomeu.

Le Petit Diable non riesce a sposarsi bene con la squadra, è spesso costretto a giocare da ala – ruolo che può fare e che ha ricoperto in passato, ma dove non dà il suo meglio –, e in particolare la scintilla del rapporto con Messi non è mai davvero scattata. Nonostante tutto questo, le sue due stagioni al Barça sono state molto meno disastrose di quanto stampa e appassionati abbiano raccontato. Il primo anno segna 15 gol e fornisce 4 assist, al secondo le reti sono 20 e gli assist 13. I numeri e le prestazioni del secondo anno sono in crescita, ma l’ambiente blaugrana è pesante, forse troppo per Grizou, che alla prima occasione torna a riabbracciare il Cholo Simeone – dimezzandosi anche lo stipendio pur di poterlo fare.



La trattativa per il ritorno del francese all’Atlético Madrid viene chiusa nell’ultimo giorno di mercato della sessione estiva 2021, e prevede un prestito con diritto di riscatto a circa 40 milioni di euro tra parte fissa e bonus. Diritto sì, ma a determinate condizioni – giocare il 50% delle partite in cui è a disposizione – potrebbe diventare obbligo. Ed è qui che iniziano i problemi di Antoine Griezmann.

La premessa è importante da fare è quella relativa a cosa significhi giocare una partita in questa contesto contrattuale, perché non basta solamente andare in campo. Affinché venga conteggiata la presenza nell’accordo, infatti, il giocatore deve partire da titolare o giocare almeno 45 minuti.

Nella passata stagione, seguendo questi parametri, Griezmann ha giocato circa l’82% delle partite, motivo per il quale in questo momento si attiverebbe la clausola per l’obbligo di riscatto. L’Atlético, però, sembra non avere alcuna intenzione di pagarlo.

Pare infatti che la dirigenza colchonera ritenga di poter ottenere il cartellino del giocatore per una cifra molto più bassa, forse anche forte della situazione economica del Barcellona – il ritorno di Griezmann in blaugrana significherebbe avere in rosa un giocatore fuori dal progetto e con uno stipendio di 18 milioni di euro, totalmente fuori dalla portata del già altissimo monte ingaggi del club, che sta causando tanti problemi con la registrazione dei nuovi acquisti negli ultimi anni. E d’altra parte, al Barcellona basterebbero circa 25 milioni di euro per non fare una minusvalenza con le Petit Diable, visto il solo anno di contratto che rimarrebbe al suo ritorno.

A queste riflessioni c’è da aggiungere però il fatto che il Barça, dal canto suo, non è per nulla entusiasta di cosa sta succedendo e potrebbe decidere di portare la questione davanti ad un giudice. A parere loro, infatti, la percentuale sulle presenze varrebbe solo per il primo anno di prestito, essendo un prestito annuale con opzione per il secondo anno e non proprio un biennale.

Sta di fatto che i vertici della squadra di Madrid hanno imposto a Simeone – che lo ha di fatto confermato nelle interviste – di gestire Griezmann in un certo modo nella stagione 2022/2023, per far abbassare la percentuale di presenze sotto il 50% e non far scattare l’obbligo di riscatto. Il tecnico si è sempre dichiarato e dimostrato ancora oggi un estimatore del nativo di Mâcon, ma allo stesso tempo è sempre stato «un uomo del club» e sempre lo sarà, come ha sostenuto egli stesso, motivo per il quale sta accettando la scelta degli alti comandi.

Non è un caso che in tutte le cinque partite disputate fino ad oggi dagli Indios, il francese sia sempre entrato dalla panchina a mezz’ora dalla fine. E nonostante la situazione spiacevole, Griezmann sta incessantemente dando il massimo per la maglia e i tifosi, giocando da jolly d’attacco – più alto, più basso, più interno o più esterno in base alle esigenze del momento –, sacrificandosi molto e risultato spesso un vero e proprio fattore per scombussolare gli equilibri che la gara ha raggiunto dopo la prima ora di gioco. Ha infatti chiuso con il gol del 3-0 l’esordio in casa del Getafe, ha deciso la partita del Mestalla vinta di misura contro il Valencia di Rino Gattuso, e soprattutto ha regalato tre punti alla squadra con un gol al 101′ nel debutto stagionale in Champions League contro il Porto. Le medie parlano chiaro: un gol ogni 46 minuti, in seguito alle prime cinque uscite. Dopo l’ultima rete, peraltro, nell’esplosione di gioia focosa del Metropolitano, ha baciato lo stemma sulla maglietta, regalando l’ennesima dimostrazione d’affetto nei confronti del club madrileno.

Quello che sta accadendo non compromette solo direttamente il minutaggio, ma indirettamente potrebbe far perdere al Piccolo Diavolo i Mondiali invernali con la sua Francia. Se è vero che nell’ultima edizione in cui i transalpini si sono laureati campioni del mondo lui è stato uno degli attori principali della squadra – 4 gol e 3 assist, decisivo in tutte le gare dagli ottavi in poi –, è altrettanto corretto affermare che con l’ultima stagione sottotono, il ritorno di Benzema e l’esplosione di molti connazionali talentuosi, non è più un intoccabile nella lista del CT Didier Deschamps. Nonostante questo, il giocatore non ha forzato l’addio durante la sessione estiva di mercato e ha anzi deciso fermamente di rimanere, dimostrando forte attaccamento alla maglia e forse anche di meritare un trattamento migliore da parte del club che gli ha sicuramente dato tanto, ma che ora lo ha intrappolato in una situazione assurda.

«La situazione è quella che è, non è nelle mie mani. Sono grato a Dio di essere qui. La mia famiglia è felice, io certamente vorrei di più, ma darò tutto nei minuti che ho a disposizione. Mi sento un uomo di questo club, sono felice qui e l’unica cosa che voglio è giocare qui e dare tutto per l’Atlético, per il Cholo e per i tifosi»

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