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I ragazzini terribili dell’Ajax, la rinascita del calcio totale

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L’Ajax è probabilmente la squadra più storica del calcio olandese ed una delle più mitiche del continente europeo, avendo conquistato nel corso della sua storia la Coppa dei Campioni per quattro volte e due edizioni della Coppa Intercontinentale. Il vivaio è la base su cui il club ha costituito i propri principali successi, avendo donato nel corso degli anni dei veri e propri campioni di fama mondiale al gioco, come Johan Cruijff, Marco van Basten, Dennis Bergkamp, Clarence Seedorf e Frank Rijkaard. Un vivaio che però negli ultimi anni sembrava aver perso di efficacia, sfornando talenti che si sono mantenuti ad altissimi livelli solo per poche stagioni. Un percorso che sembra ora comunque essersi invertito.

Che la fucina di talenti dell’Ajax fosse tornata sugli abituali standard di eccellente qualità se ne aveva avuto un assaggio nell’edizione 2016-2017 dell’Europa League, nella quale la ciurma di Bosz aveva raggiunto una meravigliosa finale dopo aver eliminato nel corso della competizione delle squadre sulla carta ben più attrezzate come lo Schalke e il Lione. I ragazzini si erano però fermato ad un passo dalla coppa, non potendo nulla nell’ultimo atto di Stoccolma contro il forte e solido Manchester United di Pogba e Mourinho. Uno 0-2 deciso proprio dal francese e da Mkhitaryan che non aveva comunque cancellato quanto di buono fatto dai giovani lancieri nello svolgimento del torneo, condotto in prima linea dalla fantasia e dalla sfrontatezza dei promettenti Ziyech, Traoré, Dolberg e Younes.

La stagione successiva si è aperta quindi con tutte le migliori aspettative per il club di Amsterdam, ma la guida di Marcel Keizer e le cessioni di punti di riferimento della rosa come Riedewald, il capitano Klaassen e il burkinabé bomber Traoré, hanno portato ad una stagione fallimentare sia dal punto di vista europeo – eliminato nei preliminari sia di Champions League che di Europa League – che nazionale, con un ennesimo secondo posto in campionato, il terzo consecutivo. L’arrivo di Erik ten Hag, ex allenatore delle riserve del Bayern Monaco e dell’Utrecht, a fine dicembre ha però permesso ai biancorossi di risollevare lievemente l’andamento della stagione, con la conquista proprio del secondo posto alle spalle del PSV.

In estate si sono intrecciati acquisti di livello e cessioni di punti fermi della rosa, su tutti con l’arrivo ad Amsterdam di Dušan Tadić e il ritorno di Daley Blind; d’altra parte hanno invece lasciato la squadra Dijks, Kluivert e Younes, tutti diretti in Italia. L’Ajax non ha fallito il primo obiettivo stagionale, centrando l’accesso alla fase a gironi della Champions League, superando nei turni preliminari Sturm Graz, Standard Liegi e Dinamo Kiev. In campionato è però arrivata la prima grande battuta d’arresto rappresentata dalla netta sconfitta per 3-0 in casa dei rivali per il titolo del PSV. Una sconfitta che ha messo in dubbio l’operato di ten Hag e la validità della rosa; critiche che si sono poco dopo rivelate ingiuste ed ingenerose, vista la grande prestazione che ha portato i lancieri a pareggiare all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco grazie al gol di Mazraoui. Il terzino marocchino si rivela uomo decisivo anche in occasione della sfida fondamentale per la qualificazione agli ottavi, quando al 93° con un tiro deviato batte la resistenza del Benfica e fa esplodere la Johan Cruijf ArenA. Al ritorno con il Bayern è ancora una volta un terzino, in questo caso l’argentino Tagliafico, a chiudere le marcature e a fissare il punteggio sul 3-3 che permette ai lancieri di concludere il girone al secondo posto da imbattuto.

La redenzione in campionato è passata dalle fantastiche e convincenti vittorie contro Az Alkmaar, Feyenoord, Excelsior, De Graafschap; a fine gennaio arriva comunque una flessione che porta i biancorossi a pareggiare clamorosamente in casa contro l’Heerenveen e a perdere per 6-2 il De Klassieker contro il Feyenoord, trovando poi successive sconfitte con l’Heracles Almelo e l’Az Alkmaar. La vittoria per 3-1 contro il PSV e i continui passi falsi dei rivali hanno permesso l’aggancio in vetta alla classifica, lasciando a quattro giornate dal termine il campionato più aperto che mai.

Il vero miracolo della banda di ten Hag va però ricercato nella Champions League. Il sorteggio degli ottavi di finale ha associato l’Ajax al Real Madrid, campione in carica delle ultime tre edizioni. Una partita dai connotati storici leggendari e con un contesto di incommensurabile pressione, soprattutto se si pensa alla bassissima età media della rosa dei lancieri. Ma nonostante questo la partita interpretata all’andata dagli olandesi è stata un vero spettacolo per gli occhi di tutti gli appassionati calcistici, grazie a 90 minuti di altissimo livello e gioco, fatto di continuo pressing asfissiante e triangolazioni letali. Una bassa età media che ha però determinato quell’inesperienza rivelatasi letale per i ragazzi dell’Ajax, costretti ad uscire immeritatamente sconfitti dalla Johan Cruijff ArenA per 1-2 a causa del tardo gol di Marco Asensio, riducendo esponenzialmente le speranze di passaggio del turno in vista del ritorno.

 

 

È qui che è avvenuto l’impensabile e l’incredibile: Sergio Ramos, capitano e simbolo del Madrid, diffidato, sicuro del passaggio del turno, con eccesso di sicurezza nei propri mezzi, non ha esitato a farsi ammonire per saltare il ritorno, rimuovere la spada di Damocle che pendeva sulla sua testa e riposarsi in vista dei quarti di finale. Ciò che Ramos e nessuno poteva però immaginare era che l’Ajax affrontasse, per quanto possa sembrare impossibile, persino meglio rispetto all’andata la partita del Bernabeu. Il 5 marzo i lancieri entrano in campo con il sangue negli occhi, colpendo per due volte nei primi 18 minuti grazie alle reti di Ziyech e Neres, mettendo al sicuro un’encomiabile quanto incredibile vittoria con le magie di Tadić e Schøne, inframezzate dal gol del solito Asensio. Una vittoria per 1-4 che ha causato la prima eliminazione del Real Madrid agli ottavi di finale dal 2010 e determinato la perdita dello scettro di campione d’Europa e del Mondo alle merengues, oltre all’esonero del contestato Solari.

 

 

La magica favola dell’Ajax era però solamente agli inzi: ai quarti i lancieri sono stati abbinati dal sorteggio alla Juventus, in un remake delle finali del 1973 e del 1996. I bianconeri, guidati dallo strapotere fisico e tecnico di Cristiano Ronaldo, erano ovviamente i favoriti alla vigilia, ma sono stati anche loro soggiogati al fantastico gioco olandese. Il primo tempo della Johan Cruijff ArenA ha lasciato i piemontesi completamente attoniti dallo spettacolare gioco dei ragazzi di ten Hag, vero e proprio prolungamento del calcio totale, pilastro delle carriere di Rinus Michels e Johan Cruijff. Una Juve che è riuscita quasi per caso a trovare il gol del vantaggio grazie a Ronaldo, salvo subire il pareggio di Neres subito al rientro dall’intervallo. L’atteggiamento remissivo dei ragazzi di Allegri e l’esplosività di quelli di ten Hag hanno permesso giustamente agli olandesi di sognare per un’intera settimana un’altra impresa in terra straniera.

 

 

All’Allianz Stadium è stato quindi tutto accortamente preparato per una grande serata di calcio. Una serata che i tifosi juventini speravano potesse svilupparsi allo stesso magico modo dell’irreale rimonta sull’Atlético Madrid agli ottavi; una speranza trasformatasi progressivamente in consapevolezza man mano che la Juve continuasse nel pressing ai fari del gioco degli olandesi, in modo da renderne velleitario ogni speranza di vittoria. Al gol del solito Ronaldo lo Stadium è ovviamente esploso, poco prima di lasciare però spazio allo sconforto più totale. Su un tiro sporco di Ziyech è infatti arrivata la vincente ribattuta di van de Beek in rete a battere Szczesny; nel secondo tempo l’Ajax ha preso come all’andata il comando del gioco, rendendosi più volte pericoloso per la porta presieduta dal portiere polacco e trovando finalmente il gol qualificazione con il capitano de Ligt, autore di un imperioso stacco in terzo tempo ai danni di Alex Sandro e Rugani. Un’altra miracolosa vittoria arrivata in terra straniera che ha spedito i lancieri in semifinale di Champions League per la prima volta dopo ben 22 anni.

Una squadra guidata da un genio tattico in panchina, quell’Erik ten Hag che si sta rivelando un degno erede dei grandi allenatori olandesi che rispondono ai nomi di Rinus Michels, Ernst Happel e Johan Cruijff. Una squadra con un’età media molto bassa ma con dei capisaldi che trasudano già esperienza. Su tutti il capitano Matthijs de Ligt, classe 1999, che diventerà il più giovane capitano di sempre a disputare una semifinale di Champions, il faro del centrocampo Frenkie de Jong – già promesso sposo del Barcellona – e il fantasioso Donny van de Beek, senza dimenticare il rapido e promettente David Neres in attacco. Dei giovani terribili ai quali si uniscono giocatori di innegabile esperienza come Daley Blind, Hakim Ziyech, vero e proprio genio e sregolatezza del tecnicissimo calcio nord-africano derivato dal passato dominio francese, e Dušan Tadić. Il serbo, acquistato in estate dal Southampton, è sicuramente la rivelazione di maggior spicco della stagione dell’Ajax, autore di 32 gol in stagione che lo consacrano come uno dei migliori giocatori dell’anno. Una squadra che sembra essere stata costruita per adattarsi perfettamente al gioco auspicato da ten Hag, in modo da imprigionare ogni avversario nelle catene di un calcio rapido ed inarrestabile, senza punti di riferimento, prontato alla più totale fantasia – proprio nei canoni del gioco olandese del secolo scorso – e che ha tutto per poter scrivere un’altra fantastica pagina della storia del calcio.

 

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