Chelsea

La favola europea del Chelsea di Roberto Di Matteo

Squadre storiche Storia del calcio

Stagione calcistica 2011/2012, nonostante sia riuscito a conquistare 3 delle ultime 6 Premier League, il Chelsea si trova ogni anno in continua lotta con la sfortuna e l’inesperienza in Champions League, competizione mai vinta dal club inglese: lo scivolone di Terry, il disastro arbitrale di Ovrebo e il gol/non gol di Garcia sono solo alcuni degli esempi.

Inizia l’era Villas-Boas, considerato da molti, almeno all’epoca, il ‘nuovo Muorinho‘, ma le cose non vanno bene, in campionato i blues sono fuori dalla zona Champions, e, dopo l’1-3 rimediato al San Paolo contro il Napoli di Mazzarri, hanno pure un piede fuori dalla Champions. Abramovich esonera il portoghese, al suo posto viene incaricato il suo secondo: inizia la favola di Roberto Di Matteo.

L’allenatore italiano ridisegna il Chelsea, affidandosi alla vecchia guardia e al 4-2-3-1, anche se, spesso, lo schieramento sarà più un ‘Drogba davanti e più indietro tutti quanti‘.

Riesce a ribaltare clamorosamente la partita con il Napoli: 4-1 allo Stamford Bridge con i gol di Drogba di testa su cross di Ramires, Terry, anch’esso di testa, su cross da calcio d’angolo, Lampard su rigore e Ivanovic ai supplementari, con splendido assist di Drogba; il gol di Inler nel secondo tempo dunque rinvia solamente la sentenza: il Chelsea riesce ad accedere ai quarti di finale, dove affronterà il Benfica.

Il tecnico, a sorpresa, lascia fuori Didier Drogba in favore del niño Torres, che ripaga la fiducia servendo a Kalou l’assist per il gol decisivo dell’andata: 0-1 a Lisbona e semifinali più vicine. Al ritorno i padroni di casa vanno in vantaggio subito con un gol di Lampard dal dischetto, ma rischiano dopo il pareggio di Javi Garcia, finale arroventato con i portoghesi riversati tutti in avanti nonostante l’uomo in meno, ma viene intercettato un pallone da Raul Meireles che s’invola e trafigge il portiere: il sogno continua, il Chelsea in semifinale affronterà il Barcellona campione in carica.

A Stamford Bridge, con una partita iper-difensiva, il Chelsea coglie il massimo: 1-0 nella semifinale d’andata di Champions League con un Barça sfortunato e sprecone, decide Drogba.

Dopo 44 minuti, al Camp Nou, il Barcellona ha già ribaltato il risultato dell’andata con i gol di Busquets su assist di Isaac Cuenca e Iniesta su assist di Messi, con il Chelsea che è anche in 10 uomini a causa di una irresponsabile e sciocca ginocchiata di John Terry ai danni di Alexis Sanchez, ma, proprio quando il primo tempo sembrava ormai al termine, segna Ramires con un grande colpo sotto, riportando i blues al vantaggio complessivo. Nel secondo tempo il Chelsea si prepara ad una vera e propria guerra, una vera e propria Resistenza. Messi stampa un calcio di rigore sulla traversa, e il Chelsea resiste. Sanchez segna, ma in fuorigioco, e il Chelsea resiste. Messi calcia da fuori e trova il palo, e il Chelsea resiste. Poi qualcosa cambia, la resistenza del catenaccio si trasforma nella prepotenza del contropiede, con Fernando Torres in solitaria, c’è solo Valdes che lo separa dal gol, ma il portiere spagnolo viene saltato e al niño non resta altro che firmare la certezza dell’impresa: il Chelsea è in finale di Champions League.

 

 

La finale, come il resto del percorso dei londinesi, è un accumulo continuo di sofferenze: c’è una squadra più forte dell’altra in campo, ed è il Bayern, che escluso qualche sprazzo di Drogba, domina in lungo e in largo e riesce a raccogliere i frutti del proprio gioco all’83’ minuto, con il colpo di testa schiacciato di Thomas ller che trova il vantaggio, ma, così come è avvenuto durante il resto del percorso, anche stavolta l’accumulo di sofferenza porta a un’esplosione di gioia, che arriva a 2 minuti dalla fine, con il gol, tanto per cambiare, di Didier Drogba, che chiude i tempi regolamentari in parità.

Al minuto 3 dei supplementari Drogba atterra ingenuamente in area Ribery, causando il rigore per il Bayern Monaco, proprio l’uomo che ha trascinato più e più volte il Chelsea potrebbe consegnare virtualmente la coppa ai tedeschi. Sarebbe un pessimo finale per una favola, ed è per questo motivo che Petr Čech riesce a ipnotizzare Robben dagli 11 metri e mantenere vive le speranze dei blues. I tempi supplementari non sono bastati per sancire un vincitore, si andrà ai calci di rigore.

Iniziano male i tiri dal dischetto per il Chelsea, Neuer para subito un rigore a Mata, ma la squadra di Di Matteo non si scompone e mette a segno tutti i tiri dal dischetto, nella speranza di un errore degli avversari o una parata di Čech, che arriva al quarto rigore, sul tiro di Ivica Olić, e ad essa si aggiunge un palo colpito da Schweinsteiger, che permette a Didier Drogba, sempre lui, meravigliosamente lui, di calciare il rigore decisivo: rincorsa corta, palla da una parte, portiere dall’altra: il Chelsea è Campione d’Europa per la prima volta nella sua storia.

 

 

A volte il destino fa degli scherzi, e questo, per il Chelsea, è il miglior scherzo della sua storia: tutti gli allenatori scelti per vincere quella dannata coppa non ce l’hanno fatta, e il destino ha voluto che a riuscirci sia stato il traghettatore che avrebbe dovuto solamente concludere una stagione ormai irrecuperabile, creando un’ossatura granitica e arrivando ai risultati con un gioco catenacciaro, brutto ma efficace, basato sulla fase difensiva e, soprattutto, sullo spirito di gruppo.