Iličić

Josip Iličić, superare gli ostacoli

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La mattina del 29 gennaio del 1988 a Prijedor, città ora bosniaca distante circa 250 km da Sarajevo, nasce, da madre croata e padre sloveno, un bambino di nome Josip, che di cognome fa Iličić. Fin dai primissimi anni della sua vita viene a galla la sua grande passione per il calcio, che incontra, però, subito un problema, il primo dei tanti ostacoli che metteranno a dura prova il ragazzo: la Guerra dei Balcani. La famiglia è infatti costretta a lasciare la propria abitazione, per dirigersi verso l’attuale Slovenia e cercare qualche istante in più di pace.



Josip è un ragazzo molto sensibile ed emotivo e utilizza il calcio come strumento per fuggire da tutti i suoi pensieri, divertendosi e sognando, come la buona parte dei ragazzi della sua età. Come molti profughi di guerra, allena le sue doti giocando contro il muro di casa con un vecchio pallone e una maglietta slabbrata con dietro stampato il numero 7 – da sempre presente nei suoi numeri di maglia –, fonte di ispirazione per i piccoli aspiranti calciatori, che inseguono il pallone con convinzione, sperando di poter arrivare in alto. La sua voglia di giocare a calcio viene alimentata dalle videocassette, provenienti dall’Italia, contenenti le migliori giocate dei campioni della Serie A, tra questi rimane estremamente colpito da Nakamura, ai tempi centrocampista della Reggina, dato il mancino raffinato, il facile dribbling e l’eccellente visione di gioco, doti tecniche che Iličić ha dalla nascita e ha affinato, in maniera maggiore, negli anni.

La sua carriera comincia a 19 anni, molto tardi rispetto ai ragazzi di oggigiorno, quando viene acquistato dal Bonifika Koper, squadra di seconda divisione slovena, dove resta un solo anno, con scarsi risultati e senza mettersi particolarmente in luce come singolo, timbrando il cartellino solo tre volte. È più lunga ma comunque sfortunata la parentesi all’Interblock Lubiana, sempre in seconda divisione, con Iličić che arriva come punta di diamante su volere del tecnico Albertino Bigon; questi due anni nella capitale si concludono in maniera molto amara, con la mancata promozione in prima divisione, crollando definitivamente con il successivo fallimento del club. Questo è un momento difficile per la vita dello sloveno, in bilico fra il proseguimento della carriera, con il rischio di non riuscire a trovare una squadra disposta a metterlo sotto contratto, e quindi a consentirgli una vita discreta con uno stipendio fisso, e l’andare a lavorare, rimettere i sogni dentro al cassetto, tornando a giocare a calcio solo per divertimento, come aveva sempre fatto negli anni precedenti al suo ingresso nel mondo dei professionisti.



Nell’estate del 2010 giunge un uomo a portare speranza in casa Iličić: il suo nome è Zlatko Zahovič, direttore sportivo del Maribor, che arriva proprio nel momento del bisogno, proponendo al presidente dell’Interblock, suo caro amico, la cifra di 80 mila euro per l’acquisto del talento slavo e, a quest’ultimo, un contratto da sogno, pensando ai precedenti ingaggi, pari a 120 mila euro annui. Tra le fila dei campioni in carica il nativo di Prijedor resta per pochissimo, ma in quel piccolo lasso di tempo riesce a esprimere tutte le sue qualità. Esordisce il 15 luglio 2010, entrando in campo al 71’ minuto, nel secondo preliminare di Europa League contro il Videoton; la settimana seguente tira fuori dal cilindro non uno, ma ben due conigli, archiviando il passaggio del terzo turno preliminare contro gli scozzesi dell’Hibernian in una maniera inaspettata e senza dubbio magica, facendosi conoscere all’intera Europa. E ad interessarsi a lui è una squadra italiana, il Palermo, contro il quale si mette per l’ultima volta in luce con la maglia gialla e viola, in un’amichevole giocatasi allo stadio Renzo Barbera, siglando la rete del momentaneo 2-0 ma non esultando, conscio di essere prossimo allo sbarco nel capoluogo siculo.

Il suo passaggio in rosanero viene ufficializzato il 27 agosto 2010, dopo soli due mesi dall’approdo al Maribor, a cui va riconosciuto il merito di aver risvegliato questo ragazzo, fragile ma talentuoso per natura.

In Sicilia Josip trova il giusto ritmo di gioco, nonostante tutti gli allenatori cambiati. Tra questo marasma in panchina, le idee in campo sono chiare, specialmente per Iličić: dare il meglio giornata per giornata, ignorando tutto ciò che non riguarda in prima persona i giocatori. Conclude la prima stagione a Palermo con otto reti, venendo prima impiegato da trequartista, poi da interno di centrocampo e ancora da trequartista, trovando una collocazione fissa per le stagioni seguenti. Durante la seconda annata le sue prestazioni vengono fermate da grandi problemi di pubalgia, terminando la stagione con lo scarso bottino di due reti, ma con un periodo di cure eseguito molto bene, che lo ha portato a giocare meglio nella stagione successiva – la 2012/2013 – considerata quella della definitiva consacrazione del ragazzo, grazie ai dieci centri in 31 gare, che non bastano però a salvare la squadra, che retrocede in Serie B e che è costretta a venderlo per fare cassa. In soli 3 anni Iličić è riuscito a restare nel cuore dei tifosi del Palermo, che lo ricordano come uno dei migliori giocatori dell’era Zamparini.

Nell’agosto del 2013 la Fiorentina decede di acquistarlo, si trasferisce dunque a Firenze, città in cui vive un lungo periodo di alti e bassi, di chiari e di scuri. Fa il suo esordio in maglia viola il 26esimo giorno dello stesso mese, subentrando a Pepito Rossi. La sua prima metà di stagione è gravemente condizionata da uno dei tanti infortuni della carriera, che gli concede la possibilità di giocare solo 21 partite e di segnare tre reti. Nei primi mesi del campionato seguente, Josip finisce nell’occhio del ciclone, salvo poi risvegliarsi nella seconda parte, siglando otto reti nelle sole 25 presenze. Dopo essere stato messo sul mercato nell’estate 2015, vuole avere il suo riscatto e decide di dare il meglio, lavorando di più in allenamento, sperando di ottenere migliori risultati. Questi arrivano sin dalle prime giornate di campionato, quando si procura e trasforma un rigore alla prima stagionale contro il Milan e torna a fornire prestazioni di alto livello. Chiude la stagione a quota 13 reti, che diventano 15 se consideriamo la doppietta in Europa League contro il Lech Poznan. Sull’onda dell’entusiasmo si conferma anche nella prima metà di stagione seguente, andando a perdersi sul finale e terminando a quota sei gol, prima di essere ceduto all’Atalanta.



Dopo una lotta di mercato vera e propria con la Sampdoria di Ferrero, beffata all’ultimo secondo da una potente offerta di Percassi, lo sloveno arriva a Bergamo, dove si ambienta rapidamente. Il 20 settembre 2017 va in rete per la prima volta con la nuova divisa e sigla due assist, nella gara vinta 5-1 contro il Crotone. Vive poi un periodo fantastico, tra il 2 e il 23 di dicembre, in cui trova la via del gol cinque volte in quattro partite, per perdersi nei mesi seguenti e ritrovarsi a metà marzo con una tripletta a Verona contro l’Hellas.

Nella stagione 2018/2019, Josip è stato fermato da un grande problema: un infiammazione ai linfonodi del collo, che lo ha portato al ricovero in ospedale, l’ennesimo ostacolo di una vita che non è mai stata una passeggiata.

«È stato il momento più difficile della mia vita. Ad un certo punto ho pure smesso di pensare al calcio, ti passano davanti agli occhi tante cose brutte e pensieri che non vorresti mai avere. Il lavoro ad un certo punto viene dopo e fino a quando ho capito che tutto era alle spalle e potevo tornare a ragionare da calciatore è stata dura.»

La malattia lo ha portato ad essere più forte, coraggioso, attento e consapevole, appena tornato dall’infortunio ha fatto capire a tutti di stare molto bene, segnando una tripletta ai danni del Chievo. Da quel momento la sua stagione ha preso il verso giusto e Josip ha chiuso a quota 13 gol e 9 assist, e soprattutto è riuscito, insieme ai compagni, a trascinare l’Atalanta alla prima storica qualificazione alla Champions League.

In questa stagione sembra finalmente andare tutto per il verso giusto: a fine gennaio Iličić ha già segnato più della scorsa annata e non sembra intenzionato a fermarsi, da stropicciarsi gli occhi il gol da centrocampo segnato al Torino, la più bella delle perle messe a segno, per qualità e genio. È un giocatore di fondamentale importanza nello scacchiere di Gasperini, che lo ha sicuramente aiutato a toccare i punti più alti della sua carriera.

Josip Iličić ha dovuto lottare per ottenere ciò che ha, ha dovuto superare grandi difficoltà, ed oggi è riconosciuto come uno dei giocatori più forti d’Italia e d’Europa, con la speranza che adesso, gli ostacoli, siano definitivamente terminati.


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