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Inter-Sampdoria 3-2, nulla è impossibile

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Ci sono delle partite che escono dall’anonimato e diventano storiche, partite che tutti ricordano per quello che rappresentano. Quella che racconteremo in questo articolo è la rimonta per antonomasia, quella che la mente va a cercare per l’esempio, la dimostrazione che nel calcio – e, se vogliamo, nella vita – non ha senso arrendersi a cinque minuti dalla fine, anche se la situazione appare disperata.



E a proposito di disperazione, l’Inter della stagione 2004/2005 è stata una squadra ricca di giocatori discontinui e di talenti sprecati, e comunque fondamentale per quello che sarebbe stato il futuro prossimo del club. A guidarla c’era Roberto Mancini, al suo primo anno da allenatore sulla panchina nerazzurra dopo l’esperienza con la Lazio. Assieme a lui erano giunti in rosa dalla capitale Alessandro Favalli, Siniša Mihajlović e Juan Sebastián Verón, in un mercato che aveva visto approdare ad Appiano anche Nicolás Burdisso, Esteban Cambiasso, Zé Maria ed Edgar Davids.

Tra i confermati della stagione precedente vi erano molti nomi che non possono essere dimenticati facilmente da un interista, nel bene e nel male: in porta Francesco Toldo, con Alberto Fontana e Fabián Carini come sostituti; la difesa vanta grandi calciatori come Javier Zanetti, Marco Materazzi e Iván Ramiro Córdoba, ma non mancano anche i classici flop come Francesco Coco e Carlos Gamarra; a centrocampo, oltre agli innesti, e con l’eccezione illustrissima di Dejan Stanković, troviamo giocatori che non hanno dato il meglio tra le fila della Beneamata, come Cristiano Zanetti, Emre Belözoğlu, Andy van der Meyde, Kily González e Giōrgos Karagkounīs; l’attacco invece è un reparto ben coperto, un vero e proprio mix di armi letali, i massimi esponenti sono Adriano e Christian Vieri, ma in panchina si siedono Julio Ricardo Cruz, Obafemi Martins e Álvaro Recoba.

Sta di fatto che, buona squadra o no, l’Inter di Mancini fa un girone di andata piuttosto deludente, rimanendo imbattuta ma totalizzando 27 punti in 17 partite, vale a dire cinque vittorie e dodici pareggi – che varranno all’allenatore il simpatico appellativo di Mister X.

Questo è il clima in cui, il 9 gennaio 2005, si gioca Inter-Sampdoria.

La Sampdoria di Walter Novellino è vicina all’Inter in classifica e arriva al Meazza con le idee molto chiare: un 4-4-2 compatto, una difesa solida e tanto contropiede. Gli interpreti sono Antonioli in porta, Castellini, Falcone, Pisano e Zenoni in difesa, Volpi e Palombo in mediana, Diana e Tonetto sulle fasce e il duo Flachi-Rossini come centravanti.

L’Inter dal canto suo gioca con Toldo in porta, Javier Zanetti e Favalli terzini, Materazzi e Córdoba centrali di difesa, un denso centrocampo formato da Cambiasso, Emre, Cristiano Zanetti e Stanković e infine Adriano e Vieri come terminali offensivi.



La partita comincia e sono i nerazzurri ad avere il pallino del gioco: ci prova Cambiasso, due volte, trovando in entrambi i casi la risposta di Antonioli. Vieri, poco dopo, gira di testa verso la porta un bel cross di Emre, ma trova di nuovo pronto l’estremo difensore dei doriani. La partita non si sblocca e così, al quarantaquattresimo, un pallone scodellato in area da Diana quasi senza guardare trova l’inserimento di Tonetto, che con un preciso diagonale di sinistro spedisce la palla all’angolino basso, oltre Toldo. I blucerchiati vanno negli spogliatoi con un gol di vantaggio. 

Inizia il secondo tempo e lo spartito rimane quello: l’Inter attacca, la Sampdoria respinge e sfrutta pericolose ripartenze. Stanković va al tiro a botta sicura, imbeccato ottimamente da Emre, ma trova uno strepitoso Antonioli. L’occasione successiva è per la Samp, con Flachi che si prodiga in una strepitosa azione personale, ma Toldo è bravo a rifugiarsi in angolo. Il match prosegue con i nerazzurri in costante pressione, ma piuttosto indecisi sul da farsi negli ultimi venti metri.

Tra il 60′ e il 75′ girandola di cambi per entrambe le squadre, Novellino butta nella mischia Pavan per Falcone e Kutuzov per Rossini, Mancini sostituisce Cristiano Zanetti con Obafemi Martins e uno spento Adriano per il Chino Recoba.

L’Inter preme furiosa, lasciando tanto spazio agli avversari in contropiede, e infatti, a sette minuti dalla fine, la Sampdoria raddoppia: scambio di altissima qualità tra Diana e Flachi, con lo svizzero che scatta sulla fascia da solo e vede in mezzo Kutuzov, il bielorusso stoppa il pallone e di sinistro fulmina Toldo. Gli spettatori cominciano ad abbandonare San Siro, Mancini litiga con alcuni tifosi, la prima sconfitta stagionale si profila all’orizzonte.

Ad un certo punto, però, qualcosa scatta. Recoba si mette in moto e prende un palo clamoroso. È solo il preludio al gol che accorcia le distanze, che arriva al minuto 88: proprio il Chino fa partire un filtrante, Martins stoppa, si gira e di esterno sinistro mette il pallone all’angolino basso. Il gol restituisce al pubblico, quello rimasto, la voce e la voglia di usarla.

Novellino si copre e mette Carrozzieri, richiamando in panchina un ottimo Flachi. Subito dopo il gol i nerazzurri riescono a guadagnare un calcio d’angolo, la folla vuole il pari, siamo al novantesimo ormai. Palla dentro di Recoba, Martins colpisce di testa e viene murato, Vieri tira a colpo sicuro, ma Zenoni intercetta con la mano. Proteste vibranti. Nemmeno il tempo di finire di guardare il replay e il risultato cambia di nuovo: lancio lungo in area di rigore, in qualche modo Martins addomestica la sfera evitando i difensori e la porta sul fondo, Antonioli esce su di lui, pensando che il pallone sia destinato al fondo, ma il nigeriano si inventa un assist in semirovesciata e serve Vieri, che da solo a porta sguarnita fa 2-2.

Delirio, lo stadio sembra venire giù. Ma il pubblico sa che adesso si può osare e lo fa percepire ai giocatori: ogni tocco è un urlo di incitamento, ogni tentativo apprezzato e incoraggiato. Ci prova Cambiasso, con scarsi risultati, poi Recoba scalda i guantoni ad Antonioli, che si fa trovare pronto. A centoventi secondi dalla fine, però, la vittoria si materializza nel sinistro del Chino: Zanetti apre su Karagounis, cross di prima del greco, che viene respinto, Stanković mette giù palla e si sposta, lasciando libero Recoba, che calcia con una potenza tremenda da fuori area, destinazione angolino basso.

Attorno all’uruguagio si forma un capannello di maglie nerazzurre festanti, Mancini cerca negli spalti il tifoso di poca fede per prendersi la sua personale rivincita. Due minuti dopo la partita termina, e rimangono solo le immagini televisive ad evocare le copie sbiadite delle emozioni che ogni interista ha provato in quel momento. Una squadra capace di creare emozioni, di portare malinconia, un giocatore, Recoba, l’essenza stessa del potenziale devastante sfruttato solo in parte.

Dalla gara con la Sampdoria in poi, l’Inter perderà due volte in campionato – nel derby con il Milan e a Lecce –, ma riuscirà a mettere insieme abbastanza punti per un buon terzo posto, ma al di là dei risultati, riecheggiano ancora nell’aria e nel cuore dei tifosi nerazzurri le parole di Roberto Scarpini, che alla rete del pari, già consapevole dell’impresa, disse: «Nulla è impossibile per questa Inter».

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