Salvatori Rinaldi

Intervista a Deborah Salvatori Rinaldi

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Deborah Salvatori Rinaldi è un vero numero nove, nata a Penne il 2 settembre 1991, attaccante della Florentia.

Nella sua carriera ha disputato circa 150 presenze in Serie A con le maglie di Verona, Fiorentina e appunto Florentia, andando in rete 60 volte; ha vinto lo scudetto nella stagione 2016/2017.

Al di fuori dei confini del Bel Paese ha giocato in America con il Seattle e il Tacoma, e in Spagna con l’Espanyol.

Segue l’intervista di Luca Bendoni.

Quando e dove hai cominciato? E in che ruolo giocavi?

Ho sempre giocato a calcio per le strade del piccolo paese in cui sono nata, ma soltanto a dodici anni ho iniziato a praticare questo sport sul serio con i maschi del Pineto Calcio. Ho iniziato un po’ tardi per il semplice motivo che non immaginavo potessi far parte di una squadra essendo una ragazzina. Nel mio primo allenamento il mister mi chiese dove avrei preferito giocare e gli risposi che mi piaceva la fascia; poi mi vide tirare qualche volta e mi disse che avrei fatto la punta.

Nella stagione 2009-10 hai giocato solo due partite con la maglia del Verona, ma sei riuscita comunque ad andare in gol: cosa ha significato per te quella rete?

Quella fu la mia prima rete in Serie A, è, perciò, un momento che non dimenticherò mai nei miei ricordi da calciatrice.

Hai giocato per molti anni a Firenze, prima in maglia viola, poi in maglia biancorossa. Che rapporto hai con questa città?

A Firenze sono arrivata otto anni fa quando ero una “pischella”, è la città in cui ho vissuto gioie e dolori e rimane pur sempre la mia seconda casa. Me ne sono innamorata subito, qui il sole ha un colore diverso, ed è bellissimo.

Hai mai avuto un giocatore come riferimento: qualcuno a cui ti ispiravi o un idolo per modo di giocare?

Non mi sono mai ispirata a nessun calciatore in particolare, ma il mio idolo indiscusso era Pavel Nedvěd.

Quali sono i tre aggettivi che più ti descrivono fuori dal campo? E, invece, quelli che più ti descrivono dentro?

Direi che, fuori, posso definirmi creativa, leale e paziente. Mentre, in campo, potrei dire coraggiosa, cinica e altruista.

Hai progetti per il tuo futuro? Hai intenzione di intraprendere un percorso lontano dal calcio o di restare nell’ambiente?

Continuare nel mondo del calcio non ha mai fatto parte del mio progetto di vita. Sono un designer ed è questo il lavoro che mi aspetta in futuro.

Torniamo sul tema calcistico, ma visto dal tuo punto di vista; cosa provi a scendere in campo ogni weekend? Come vivi il fatto di essere una calciatrice?

Sinceramente il calcio fa parte della mia vita da troppo tempo; scendere in campo per me è necessario. Tocca poi all’entusiasmo portare avanti questa routine. Essere una calciatrice è per me motivo d’orgoglio, ma credo sia così per qualsiasi cosa si sia scelto di essere.

Può questo essere l’anno buono per l’affermazione del calcio femminile italiano?

Sicuramente il calcio femminile quest’anno ha premuto sull’acceleratore. È in corso un cambiamento radicale che porterà sempre di più all’affermazione del calcio fra le ragazze. La Fiorentina negli anni passati ha aperto le danze, ma è la Juventus ad avere davvero cambiato le dinamiche di questo movimento, speriamo in bene.



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