Panenka

L’invenzione del cucchiaio

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Quando pensiamo dal punto di vista calcistico al cucchiaio ci viene subito in mente il rigore di Francesco Totti a Van Der Sar in Italia-Olanda del 2000, nel caso di una giovane età può essere più lampante il ricordo del rigore di Pirlo in Italia-Inghilterra del 2012, o, al massimo, nel caso in cui foste sadici o steste ancora soffrendo, vi potrebbe tornare in mente quello che disse di voler fare Pellè contro la Germania tramite l’indimenticabile gesto nel 2016. Ma chi fu il primo a battere un calcio di rigore in questo modo?

Questo geniale quanto rischioso modo di calciare arrivò agli occhi del grande pubblico durante la finale degli Europei 1976 tra Germania Ovest e Cecoslovacchia – oggi riunificata in Germania la prima e divisa in Repubblica Ceca e Slovacchia la seconda –, arrivata ai calci di rigore dopo che né i tempi regolamentari né quelli supplementari erano riusciti a decretare il vincitore della gara.

La Cecoslovacchia trasforma in gol i primi 4 rigori calciati, la Germania Ovest segna i primi 3 ma Uli Hoeness, dopo una lunga rincorsa, dà troppa potenza al pallone e calcia alto, i cecoslovacchi hanno dunque a disposizione il match point per conquistare il primo Europeo della loro storia.

Sul dischetto va Antonín Panenka, prende la stessa rincorsa che qualche minuto prima portò Hoeness a calciare alto, ma arrivato davanti al pallone non colpisce con potenza come tutti si sarebbero aspettati, Maier compreso, ma tocca lievemente il pallone che si infila alle spalle del portiere tedesco e porta la Cecoslovacchia sul tetto d’Europa.

Tutt’oggi in diverse parti del mondo quel modo folle e affascinante di battere i rigori viene chiamato con il nome del suo inventore. L’Italia, in questo, fa una grande eccezione, avendolo riportato in auge prima di ogni altra squadra e anche perché “Mo je faccio er Panenka” non suonerebbe alla stessa maniera.

 

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