Italia-Corea 2002

Italia-Corea 2002, l’incubo inaccettabile

Partite storiche Storia del calcio

L’Italia di Trapattoni si presenta al Mondiale del 2002 di Corea e Giappone come una delle favorite per la vittoria finale, la squadra è forte ed è pronta a riscattare le recenti delusioni causate dai “cugini” francesi, anche loro tra i favoriti.

Il cammino degli azzurri è fin da subito tortuoso: alla prima vittoria tranquilla con l’Ecuador, infatti, rispondo due gare parecchio snervanti per gli azzurri, nelle quali vengono annullati 4 gol regolari che costano prima una sconfitta con la Croazia, e poi il rischio di uscire ai gironi nella partita contro il Messico, che viene risolta solo nel finale dal gol di Alex Del Piero.

Ci qualifichiamo dunque per gli ottavi di finale, che disputeremo contro la Corea del Sud, squadra di casa ma comunque più che abbordabile. Il vero problema, però, è che non avevamo fatto i conti con Moreno.

Chi è Moreno? Byron Moreno, ecuadoriano, è il designato ad arbitrare il nostro ottavo di finale, e sarà lui il nostro vero avversario.

Inizia la partita e la Corea riesce nei primissimi minuti di gioco a conquistare un calcio di rigore molto generoso, che Buffon però para, mantenendo il punteggio inalterato.

L’Italia risponde al gol sbagliato dai coreani con il proprio gol del vantaggio, ad opera di Christian Vieri, che mette il match sull’1-0 e fa emettere un sospiro di sollievo agli italiani che temevano il peggio a causa dello shock iniziale, ma la partita è lunga e tutta da vivere.

L’Italia deve trovare il gol della sicurezza, deve assolutamente raddoppiare, ma con il passare dei minuti non riesce a trovare la rete e inizia a faticare nel contenere gli attacchi dei padroni di casa, che vogliono assolutamente vincere davanti al loro pubblico.

La partita è difficile e molto rude, Zambrotta è costretto a lasciare il campo dopo un intervento killer non sanzionato da Moreno, il Trap è costretto ad un cambio forzato, gli italiani sono costretti a trattenere il respiro a causa della tensione e dell’ansia.

Ma gli azzurri hanno una forte reazione d’orgoglio, due occasioni importanti si presentano nei piedi di Vieri che però le sciupa, poi un’incursione di Totti tra i giocatori coreani che sono costretti ad abbatterlo in area, ma ancora una volta per l’arbitro non c’è nulla.

Sono due i minuti che mancano allo scadere quando un cross spiovente arrivato dalla destra mette in difficoltà Panucci, che fa un pasticcio in difesa e lascia il pallone a Ki-Hyeon Seol che pareggia clamorosamente.

Tre fischi, 1-1 sul tabellone, si va ai supplementari.

Allo scadere dei primi 15 minuti aggiuntivi l’Italia ha una grande occasione, la palla è per Totti in area, il capitano giallorosso viene letteralmente falciato dal difensore asiatico, e qui il capolavoro di Moreno: non solo non concede il calcio di rigore, ma ammonisce per simulazione il ‘pupone, che già ammonito è costretto a lasciare il rettangolo di gioco.

L’Italia è in 10 e sull’orlo di una crisi di nervi, ma una fantastica giocata di Vieri imbuca il pallone per Tommasi che è solo davanti al portiere, ma, una volta saltato, con il pallone che aveva solo bisogno di essere depositato in rete, il guardalinee alza la bandierina, sancendo il fuorigioco, indovinate un po’, anche qui inesistente.

Nemmeno la fortuna aiuta gli azzurri, che da un’azione solitaria e grintosa di Gattuso ricavano solo un corner, causato dal miracolo del portiere coreano.

Questa volta sono tre i minuti che mancano alla fine, quando un cross dalla sinistra trova Jung-Hwan Ahn, che riesce a svettare in mezzo alle torri azzurre e indirizzare il pallone dove Buffon non può arrivare, segnando il golden gol che elimina clamorosamente l’Italia.

Di quella Corea sappiamo che riuscirà a battere ai rigori la Spagna, anche lì in una partita molto discussa con episodi che non vi stiamo ad elencare, e uscirà in semifinale con la Germania; quello che non sappiamo, è dove sarebbe potuta arrivare l’Italia, che aveva una delle rose più forti e complete di sempre, forse, mi azzardo di dire, anche più di quella che quattro anni dopo si sarebbe presa una personale rivincita nel mondiale tedesco.

A distanza di anni, dunque, ci chiediamo ancora come sia potuto accadere quello che è effettivamente accaduto, quasi non ci crediamo, è un incubo che sappiamo bene esser successo, ma che non accettiamo e che probabilmente non riusciremo mai ad accettare.