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Fonte immagine: Presidenza della Repubblica, via Wikimedia Commons

La rivincita della generazione incompiuta

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Siamo agli inizi di giugno del 2013, l’estate non è ancora ufficialmente arrivata, ma in Italia si iniziano già ad affollare le spiagge, mentre in radio impazza ‘Get Lucky‘ dei Daft Punk. Di sera c’è però un appuntamento imperdibile per gli appassionati di calcio: gli Europei Under-21 in Israele, al quale l’Italia partecipa quattro anni dopo l’ultima volta, vista la clamorosa mancata qualificazione all’edizione del 2011 in Danimarca.

Sarà per il gioco che offriva quella squadra, o perché l’Italia, forse ingenuamente, sperava di aver trovato una nuova generazione d’oro, ma quell’edizione degli Europei Under-21 è stata una delle più seguite di sempre – sia la semifinale contro i Paesi Bassi che la finale con la Spagna vennero viste da circa 4 milioni di italiani.

A dire il vero, le cose non stavano andando malissimo in Italia per quanto riguarda la Nazionale, dato il secondo posto dell’anno precedente agli Europei di Polonia-Ucraina. Non si può dire lo stesso per le squadre italiane di club: il campionato italiano stava attraversando una terribile involuzione. Le nostre squadre non riuscivano più ad imporsi ai vertici del calcio europeo: dopo il Triplete conquistato dall’Inter nel 2010, nessuno più si era spinto oltre un quarto di finale.

Non c’era nessun segnale di ripresa. Al contrario, tanti big continuavano a lasciare l’Italia, come era accaduto, l’estate prima, a Thiago Silva e Zlatan Ibrahimović, ceduti dal Milan al Paris Saint Germain.

Questo era il motivo principale per cui l’Italia aveva fortemente bisogno di credere in questi ragazzi, di sperare che l’alba di quell’estate 2013 avrebbe segnato anche l’inizio di questa nuova generazione di talenti, ovvero i ragazzi degli anni ’90, dato che per poter essere convocati nell’Under-21 di quel biennio, iniziato nel 2011, bisognava essere nati dal 1° gennaio 1990 in poi.

Era per essi difficile, ai limiti dell’impossibile, ripetere le gesta compiute dai loro predecessori, ma c’era la sensazione, o forse l’illusione, che quei ragazzi ci avrebbero fatto divertire e ci avrebbero regalato tante soddisfazioni.


Chi erano gli Azzurrini nel 2013

La formazione tipo dell’Italia Under-21 di Devis Mangia agli Europei del 2013 prevedeva un 4-4-2 piuttosto offensivo, considerando che i due esterni di centrocampo, Lorenzo Insigne e Alessandro Florenzi, avevano principalmente il compito di attaccare.

La porta fu affidata a Francesco Bardi, scuola Inter, reduce da due buone esperienze in B con Livorno e Novara. La difesa, partendo da destra, era composta da Giulio Donati, Matteo Bianchetti, Luca Caldirola e Vasco Regini. Nessuno di loro aveva esperienza in Serie A, ma tutti quanti giocavano da titolari nella serie cadetta.

Degli esterni abbiamo già parlato, mentre al centro della linea mediana il CT propose un doppio regista, in quanto Fausto Rossi, che aveva appena sfiorato la promozione in A con il Brescia, giocava di fianco a Marco Verratti, la vera stella dell’Italia, tanto che era già titolare da un anno nel Paris-Saint-Germain, appena divenuto campione di Francia. Jorginho, fresco di promozione in Serie A con il Verona di Mandorlini, dovette rinunciare alla partecipazione per un cavillo burocratico dovuto al passaporto.

La coppia d’attacco era composta dal capitano Manolo Gabbiadini, che con Stefano Pioli aveva trovato molto spazio a Bologna in Serie A, e da Ciro Immobile, che con Verratti, Insigne e Florenzi chiudeva un quartetto di talenti passati dalle sapienti mani di mister Zdeněk Zeman – i primi tre nel Pescara 2011/2012, l’ultimo nella Roma 2012/2013. Saranno proprio loro – oltre a Jorginho, se vogliamo – i superstiti di quell’Italia agli Europei Under-21 del 2013 presenti nella Nazionale maggiore di EURO2020 – nella lista dei 40 pre-convocati, tra i campioni d’Europa, era presente anche un diciannovenne Mimmo Berardi, ma al momento della scrematura venne tagliato fuori.

Il girone di qualificazione

Il percorso di avvicinamento agli Europei di categoria in Israele fu molto particolare per l’Italia Under-21. Per cominciare, basta dire che il CT cambiò in corso d’opera. A iniziare il percorso fu Ciro Ferrara, chiamato in sostituzione di Pierluigi Casiraghi dopo la delusione per la mancata qualificazione per l’Europeo in Bielorussia del 2011. Nell’estate del 2012, però, Ferrara accettò la corte della Sampdoria, così il compito di guidare gli Azzurrini venne assegnato a Devis Mangia.

L’Italia vinse comunque il girone di qualificazione senza problemi, con 6 vittorie, un pareggio e una sconfitta e ben 27 gol segnati, anche se sul bilancio pesano tanto i 14 rifilati al Liechtenstein in due partite.


Il cammino dell’Italia in Israele

L’insidioso girone degli Europei in cui venne inserita l’Italia era composto da Norvegia, Israele e soprattutto Inghilterra, ma i ragazzi di Devis Mangia non tradirono le attese e, in quel di Tel Aviv, confermarono quanto di buono fatto vedere durante il percorso di qualificazione.

Nel difficilissimo esordio contro l’Inghilterra – che schierò giocatori come Danny Rose e soprattutto Jordan Henderson, futuro pilastro del Liverpool di Klopp – l’Italia soffrì per larghi tratti della partita, ma al minuto 79 Lorenzo Insigne calciò una meravigliosa punizione, con la quale batté il portiere Butland sul primo palo.

Il vero capolavoro di Devis Mangia andò in scena però tre giorni dopo contro Israele: gli Azzurrini dominano contro i padroni di casa, vincendo per 4-0. Le reti sono di capitan Gabbiadini (doppietta), Riccardo Saponara e Alessandro Florenzi.

All’ultima partita del girone un’Italia già qualificata pareggiò in extremis contro la Norvegia (1-1) con un gol di Bertolacci al minuto 94, evitando il pericoloso incontro con la Spagna, vincitrice dell’altro girone, in semifinale.

Leggendo i nomi della nostra avversaria, la Nazionale dei Paesi Bassi, possiamo capire che comunque la semifinale era tutt’altro che semplice da affrontare. Tra gli olandesi figuravano giocatori davvero importanti, come Stefan de Vrij, Daley Blind, Georginio Wijnaldum, Kevin Strootman, Memphis Depay e Luuk de Jong.

A Petah Tiqwa va in scena una partita equilibrata, anche se le migliori occasioni, soprattutto nel primo tempo, sono di marca oranje. Esattamente come contro l’Inghilterra, però, l’Italia si accese al minuto numero 79 e ancora una volta a far saltare il banco è una giocata di Insigne. Il Magnifico, la cui presenza era in dubbio fino a poche ore prima, parte da sinistra, danza sul pallone e poi pesca in area Fabio Borini con un pallone che si infila tra due difensori olandesi. L’attaccante del Liverpool si gira e calcia alla sinistra di Zoet, trovando il primo gol in questo Europeo. A nulla valse l’assalto finale olandese. Finisce 1-0 per gli Azzurrini.

L’Italia poteva così prepararsi al grande evento: la finale di Gerusalemme contro i campioni in carica della Spagna. Si ripeteva quindi la finale degli Europei per le Nazionali maggiori dell’anno precedente, con l’Italia che poteva in qualche modo vendicarsi di quello 0-4. La squadra allenata da Julen Lopetegui, che in semifinale aveva fatto fuori senza troppi problemi la Norvegia (3-0), poteva vantare la presenza di calciatori di estemo talento come Dani Carvajal, Thiago Alcántara, Koke, Isco e Morata, oltre al portiere De Gea, già titolare nel Manchester United.

Ironia della sorte, l’Italia venne punita dalla tripletta, tutta nel primo tempo, di Thiago Alcántara, ragazzo nato a San Pietro Vernotico, in provincia di Lecce, che però ha sempre giocato per la Nazionale spagnola fin dall’Under-16. Nel primo tempo, i ragazzi di Mangia sono già sotto 3-1. A pareggiare la prima rete di Thiago era stato Ciro Immobile. Finirà 4-2 per la Spagna con le reti nel secondo tempo di Isco e Borini, ancora su assist di Insigne come contro i Paesi Bassi, ma stavolta si tratta di un gol che serve solo per le statistiche.


Il post-Europeo: otto anni di transizione e di promesse mancate

Nonostante il percorso fosse stato simile a quello compiuto l’anno prima dalla Nazionale maggiore, stavolta sembrava che l’Italia ne fosse uscita un po’ meglio. Certo, la Spagna sembrava ancora molto avanti, ma l’Italia aveva giocato un grande Europeo e quei ragazzi sembravano avere le carte in regola per regalarci un campionato e una Nazionale ad alti livelli. Le cose, però, andarono molto diversamente.

Alcuni giocatori – ad esempio Bianchetti –, inizialmente di proprietà delle big, si sono persi in immensi giri di prestiti e comproprietà e non sono mai arrivati ad alti livelli. Altri invece, come Donati, Caldirola e Fausto Rossi, hanno trovato fortuna all’estero, dove hanno speso gli anni migliori della loro carriera, e poi non hanno mantenuto un alto livello di prestazioni una volta tornati in Italia, tanto che ora giocano tra la Serie B e la C, rispettivamente con Monza, Benevento e Reggiana.

Altri ancora hanno giocato per qualche stagione nelle big italiane, ma non sono mai esplosi del tutto a causa di limiti tecnici o caratteriali, o a causa di infortuni parecchio limitanti – come nel caso di Luca Marrone, pupillo di Antonio Conte alla Juventus, che è stato fermo anche per stagioni intere –, o semplicemente perché non hanno mai trovato il loro giusto contesto tattico – primo tra tutti Gabbiadini, il capitano della spedizione in Israele, vittima, tra le altre cose di un feeling mai sbocciato con Maurizio Sarri al Napoli.

Tutto questo si è riflettuto, inevitabilmente, sulla Nazionale. Nel 2014 ci fu un’altra cocente eliminazione ai gironi del Mondiale, che coincise con la fine del progetto di Prandelli. Fu l’immagine di un ricambio generazionale difficile da attivare – Insigne e Immobile non riuscirono a incidere nei pochi minuti concessi loro da Prandelli, Florenzi non fu neppure convocato e tuttora non ha mai giocato un Mondiale. Nessuno immaginava però che il fondo dovesse ancora essere raschiato con la clamorosa mancata qualificazione a Russia 2018 dell’Italia di Ventura, con Insigne poco utilizzato e Verratti e Immobile criticatissimi. Di Florenzi ricordiamo il tristemente iconico bacio all’ultimo pallone di Italia-Svezia, ma anche lui non riuscì a fare la differenza.


La Nazionale del 2021 e l’eredità lasciata da quella squadra

Sul finire del decennio, proprio quando sembrava che non ci fosse alcun tipo di futuro per la Nazionale, arriva un CT che riesce finalmente a rimettere le cose a posto: Roberto Mancini. A suon di vittorie consecutive e record infranti, gli Azzurri guidati dal tecnico jesino conquistano con largo anticipo la qualificazione al primo Europeo itinerante della storia, previsto per il 2020 e poi spostato al 2021 a causa della pandemia.

Scorrendo l’elenco dei convocati, si leggono i nomi di Florenzi, Verratti, Insigne e Immobile, oltre a Jorginho, il grande escluso di Israele. I ragazzi degli anni Novanta, ormai diventati uomini, ricevono quindi un ulteriore opportunità per consacrarsi e per dimostrare che otto anni prima gli italiani non si erano illusi inutilmente.

Le cose vanno subito bene già dalla fase a gironi: l’Italia travolge Turchia e Svizzera – due 3-0 consecutivi – e vince di misura contro il Galles, schierando le seconde linee. Per quanto riguarda gli ex-ragazzi di Mangia, Immobile segna due reti nelle prime due partite, mentre Insigne sfoggia la sua classica giocata, il tiro a giro sul secondo palo, contro la Turchia, imbeccato proprio da Immobile. Verratti è invece costretto a saltare le prime due partite per infortunio, ma è lui a calciare la punizione che Pessina trasforma nel gol-vittoria contro il Galles, mentre purtroppo Florenzi si fa male nella prima partita.

Nella fase a eliminazione diretta, l’Austria mette in seria difficoltà gli Azzurri, che però si assicurano il passaggio del turno con i gol di Chiesa e Pessina. Insigne è in sofferenza per quasi tutto il match, tuttavia riesce a mettere lo zampino nel secondo gol azzurro, con una palla messa al centro dell’area e controllata da Acerbi, prima della stoccata di Pessina. Intanto, un Verratti ancora non al meglio si prende comunque il centrocampo dell’Italia in maniera stabile, tornando a formare con Jorginho la coppia di registi che è sempre stata nelle idee di Mancini.

Il tabellone non è però favorevole alla squadra di quest’ultimo, che si ritrova abbinata ai quarti contro la prima squadra per ranking FIFA: il Belgio. Proprio quella partita, però, consacra finalmente i ragazzi di quella generazione. A Monaco di Baviera, Verratti e Insigne mettono in difficoltà gli uomini di Martínez con scambi in velocità di zemaniana memoria – aiutati anche dallo straripante Spinazzola –, riuscendo ad avere costantemente superiorità numerica sulla fascia sinistra. Proprio Verratti al minuto 31 recupera un pallone sulla trequarti e consegna a Barella la palla del vantaggio azzurro. Il 2-0 lo firma invece Lorenzo Insigne, con uno splendido tiro a giro dal limite dell’area. A nulla servirà il gol su rigore di Lukaku: l’Italia accede alla semifinale degli Europei.

Contro la Spagna gli azzurri sono costretti, per larghi tratti della partita, ad attendere le mosse della squadra di Luis Enrique, schierandosi in campo con un baricentro molto basso. Il contesto tattico si rivela quindi poco congeniale ai talenti di Zeman: Verratti e Insigne soffrono la mancanza della spinta del terzino della Roma da quel lato – nonostante una buona prova sufficiente di Emerson Palmieri –, ma saranno proprio loro a confezionare il contropiede, partito da Donnarumma e finalizzato con il gol del vantaggio di Chiesa, che raccoglie un pallone vagante dopo l’anticipo di Laporte, sull’attacco alla profondità di Immobile. L’Italia porterà a casa la vittoria ai calci di rigore – di Jorginho il tiro decisivo –, battendo quella che ormai è diventata una rivale storica, in cui hanno figurato Thiago Alcántara e Morata – autore del gol del pareggio –, presenti anche nella finale dell’Under-21 a Gerusalemme.

La finale con l’Inghilterra ci regala un’ottima prestazione di Verratti, un pericoloso Insigne falso nueve – chiave tattica con la quale Mancini ha di fatto imbrogliato Southgate – al posto di uno spento Ciro Immobile e l’ingresso nei supplementari di Florenzi. Le parate di Donnarumma ai rigori consegnano all’Italia il secondo Europeo della sua storia, dopo una partita comunque dominata in termini di expected goals – 2,18 a 0,57 –, tiri – 19 a 6 – e possesso palla – 65% a 35%.

Il cerchio si è chiuso, ma adesso cosa ci aspettiamo?

Otto anni dopo la finale in Israele, guidati da Mancini, questi giocatori hanno aiutato a riportare l’Italia a trionfare agli Europei dopo 53 anni. Sia chiaro, sarebbe sbagliato dire che siano stati i veri e propri trascinatori dell’Italia a EURO2020 – i protagonisti sono stati maggiormente Donnarumma, Chiesa, Jorginho e il blocco difensivo Bonucci-Chiellini, oltre che lo sfortunato Spinazzola –, e in particolare Ciro Immobile, soprattutto nella fase finale, ha continuato a manifestarsi come un giocatore umorale e con dei limiti, evidenziati proprio dal modo di giocare dell’Italia. Ma Marco Verratti e Lorenzo Insigne – Florenzi ha avuto la sfortuna di farsi male subito e di essere sostituito da un Di Lorenzo protagonista di un Europeo di alto livello –, sono stati senza dubbio autori di un Europeo più che positivo, e finalmente si sono mostrati come dei giocatori determinanti, maturi e affidabili – non più delle “eterne promesse” o dei “talenti incostanti”, etichetta che spesso è stata affibbiata soprattutto ad Insigne. In ogni caso, a prescindere dal rendimento in campo, tutti hanno fatto parte di un gruppo unito e coeso, che ha meritato il titolo di Campione d’Europa. Un cerchio che si chiude, forse con un po’ di ritardo ma con grande stile.

Questi quattro ragazzi hanno ormai tra i 29 e i 31 anni ed è quindi difficile immaginare per loro un grande futuro a lungo termine, ma l’Italia nel prossimo anno e mezzo ha ben tre obiettivi da provare a centrare: la Nations League – con la Final Four da giocare in casa –, la neonata Copa Maradona contro l’Argentina – nel momento in cui scriviamo è arrivato l’ok della FIFA ed è quindi quasi certa la creazione – e soprattutto il Mondiale in Qatar nel 2022, per il quale però c’è ancora da superare il girone di qualificazione. Potrebbe quindi non essere finita la storia di questi talenti con la nostra Nazionale, e soprattutto per chi ha vissuto un Europeo agrodolce dal punto di vista delle prestazioni, può essere l’occasione per scacciare i fantasmi del passato e imporsi definitivamente in azzurro. L’etichetta di ‘incompiuti’ è stata già cancellata con la conquista di EURO2020, adesso questi ragazzi potrebbero puntare a scrivere definitivamente la storia della Nazionale.

Leggi anche: L’Italia di Ventura, cronaca di una disfatta annunciata



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