Sancho

Brilla la stella di Jadon Sancho

Calcio contemporaneo Slider Stagione 2018/2019

Kennington è un distretto situato a sud di Londra, qui si trova il Kennington Oval, stadio costruito nel 1845 che ha ospitato il primo incontro della Nazionale inglese di rugby, di quella di cricket e, secondo qualcuno, la prima partita della storia tra Nazionali di calcio, Inghilterra-Scozia. In quelle zone la vita non era facile, andare contro la legge era all’ordine del giorno, addirittura i tassisti evitavano di passare, era troppo pericoloso. È in delle malconce abitazioni di Kennington che Sean Sancho e sua moglie si traferiscono, fuggiti dallo stato di Trinidad e Tobago in cerca di una vita migliore. Tra le mille difficoltà nasce, il 25 marzo 2000, Jadon Malik Sancho.

Il piccolo Jadon amava giocare a calcio, il suo talento era evidente sin da giovanissimo, a cinque anni era già in grado di competere con ragazzi che ne avevano dieci o undici. Giocava per strada, è lì che ha imparato, sviluppato e raffinato le sue qualità, ed è stato proprio l’amore per il calcio a salvarlo da una vita che altrimenti lo avrebbe potuto vedere coinvolto in spiacevoli vicende, influenzato dall’ambiente che lo circondava. Parlando di questo il giovane ragazzo londinese una volta disse: “Dopo la scuola, volevo solo giocare a calcio per le strade. Intorno a me c’erano persone che facevano cose cattive, ma non ho mai voluto avere a che fare con loro”. E allora benedetto sia il giorno in cui un allenatore londinese concentrò le sue attenzioni su Sancho e i suoi amici mentre era di passaggio in quelle zone.

L’uomo ci vide lungo, è grazie a lui se Jadon ha avuto l’occasione di giocare tra i ragazzini del Watford quando aveva solo sette anni. Il campo era però lontano dalla sua abitazione, e allora Jadon accettò di trasferirsi in un alloggio fornitogli dalla società. All’accademia del Watford il ragazzo rimase per otto anni, uno dei primi allenatori del giovane disse che a nove anni il giocatore si era già formato, il tempo passato per strada era stato fondamentale per la crescita calcistica del ragazzo. In quel periodo Sancho prese l’abitudine di guardare i video su Youtube di Neymar e soprattutto Ronaldinho, il suo idolo, uno dei giocatori più divertenti ed emozionanti della storia del calcio. Dal brasiliano il giovane talento di Kennington ha rubato la volontà di cercare sempre il dribbling per creare gol e assist in qualsiasi situazione.

A quattordici anni arriva la chiamata del Manchester City che acquista Sancho per farlo crescere nel suo settore giovanile. Le qualità del ragazzo continuano a impressionare, numerosi sono i premi e i riconoscimenti giovanili vinti in quegli anni. Un grande mondiale under 17, competizione nella quale l’Inghilterra arriva seconda, porta Sancho a vincere il premio di miglior giocatore del torneo, questo gli vale la conquista della prima squadra del Manchester City. Con lui e con Phil Foden, sembrava che Guardiola si fosse assicurato i maggiori talenti inglesi negli anni a venire. Sancho non si è mai trovato a suo agio a Manchester, si dice che il suo carattere smoderato abbia portato delle tensioni nelle giovanili del City. Quando poi viene escluso dal ritiro pre-stagione a differenza di Foden e Brahim Diaz, Jadon capisce che per lui è meglio cambiare aria: il Borussia Dortmund spende otto milioni per portarselo a casa e così Guardiola si lascia scappare uno dei giocatori più promettenti del panorama mondiale, la futura stella della Nazionale inglese.

Mai scelta è stata più azzeccata. Mentre Foden ha continuato a giocare pochissimo con Guardiola, Sancho ha trovato spazio a Dortmund. La squadra tedesca lavora bene con i giovani e non ha paura a metterli in campo.

L’ambientamento è stato facilitato dalla presenza del padre, al quale il club ha dato l’opportunità di trasferirsi in Germania. L’esplosione è arrivata quest’anno, oltre le statistiche, che parlano di 9 gol e 14 assist tra campionato e Champions, c’è un talento da coccolare, qualcosa di speciale da maneggiare con cura. Sancho si è guadagnato anche la chiamata della Nazionale maggiore, diventando il primo giocatore del nuovo millennio a esordire con la maglia dei tre leoni. Il merito della sua esplosione va dato anche a Lucien Favre che non ha avuto paura a lanciarlo stabilmente negli 11 titolari schierandolo esterno alto a destra – in qualche occasione anche a sinistra – nel suo 4-2-3-1.

Dribbling, accelerazione e perfetti assist, sono queste le migliori qualità di Sancho. L’inglese ha un’incredibile capacità di dribbling che ha spesso mandano in tilt le difese avversarie, non è raro, infatti, vedere Sancho saltare 2-3 giocatori con finte e controfinte. Se a questa tecnica individuale ci associamo anche una velocità non comune, capiamo che si tratta davvero di un gran giocatore, che se in forma diventa imprendibile sia negli spazi stretti che a campo aperto. Inoltre, Sancho è in grado di fornire assist deliziosi ai compagni con cross o passaggi filtranti che creano occasioni da gol. Ha, come è ovvio che sia, anche dei difetti: a volte esagera nei dribbling perdendo tempi di gioco, contribuisce poco in fase difensiva e, data la sua statura non eccelsa, è difficile vederlo vincere duelli aerei. La sua carriera è appena iniziata e ha ancora molto da migliorare, ma le basi su cui lavorare sono solide e molto promettenti.

Una stella brilla nel cielo di Dortmund illumina il muro giallo del Westfalenstadion, e quella stella porta il nome di Jadon Sancho.