Joao Mario

Joao Mario e l’importanza degli schemi

Calcio contemporaneo Slider Stagione 2018/2019

Secondo Bela Guttmann, celebre allenatore del Benfica campione d’Europa per due anni di fila nel 1961 e nel 1962, i giocatori non si devono adattare agli schemi non consoni ai loro ruoli, bensì sono gli schemi stessi che devono essere modellati dagli allenatori affinché i giocatori rendano al meglio in funzione del modulo e dell’interpretazione che l’allenatore vuole dare al modulo in base ai giocatori che ha a disposizione.

 

 

Da questo principio si può basare il discorso relativo a Joao Mario, il controverso e contestato centrocampista dell’Inter, che ha fatto notizia non solo per le sue prestazioni da film horror (Fiorentina vs Inter della scorsa stagione è un caso non emblematico, di più), ma anche che per il prezzo del cartellino nell’estate del 2016, che lo rende l’acquisto più costoso della storia nerazzurra, con un prezzo di 40 milioni più 5 di bonus.

Inoltre, ad intensificare l’astio di buona parte della tifoseria nerazzurra sono stati gli atteggiamenti fuori dal campo di Joao Mario, che riteneva, nonostante il suo modo di giocare abbastanza svogliato in campo, di valere quei soldi, oltre che mostrare un dente avvelenato contro l’Inter.

Joao Mario sembrava dunque finito ai margini della squadra e della società, che in estate aveva cercato di rifilarlo a qualunque squadra. Nemmeno il riscatto dal prestito al West Ham era stata una strada percorribile, infatti non arrivò mai. Joao Mario era ancora un giocatore dell’Inter, ma sostanzialmente era come se non lo fosse.

 

 

Arriva però una svolta, non tanto per lui, perché ovviamente due partite buone non riscattano immediatamente un giocatore che per due anni ha lasciato un brutto ricordo nei tifosi nerazzurri, ma che segna però una piccola svolta nei nerazzurri.

Nella passata stagione, infatti, il 4-2-3-1 di Spalletti aveva dimostrato alcuni limiti: non soltanto era un modulo che a centrocampo non garantiva l’opportuna copertura, nonostante la crescita di Brozovic in un ruolo finalmente a lui consono come il vertice basso del centrocampo, ma anche che spesso diventava abbastanza prevedibile nella manovra offensiva, a causa di uno stile di gioco sulle fasce che spesso si rivelava sterile.

Inoltre, questo modulo nella scorsa stagione aveva visto numerosi trequartisti improvvisati, ma nessuno lo era davvero (se si esclude forse Rafinha, che in quella breve seconda metà di stagione aveva dimostrato un minimo di adattabilità, pur non avendo le caratteristiche da trequartista da 4-2-3-1). Tra questi interpreti improvvisati, è doveroso citare Joao Mario, privo delle incursioni e delle caratteristiche da trequartista puro, come si è visto in molte circostanze (vedasi derby milanese di Coppa Italia, con quel gol divorato davanti ad Antonio Donnarumma). Joao Mario quindi non può fare il trequartista, non fa parte del suo stile di gioco.

Arriva però una piccola svolta per l’Inter, che sembra avere delle alternative al 4-2-3-1, che è “garantita” dall’infortunio di Nainggolan contro il Milan. Spalletti tenta il 4-2-3-1 contro il Barcellona, modulo che si rivela poco consono all’avversario che ha davanti, soprattutto considerando che mancava il trequartista di ruolo adatto a quello schieramento (oltre che assenze illustri come Vrsajlko e De Vrij). L’Inter, infatti, nonostante di fatto fosse inferiore al Barcellona e avrebbe perso ugualmente anche col modulo migliore possibile, si è ritrovata ad avere un atteggiamento tattico sbagliato nella partita, ma anche senza riferimenti offensivi efficienti per quel modulo. Una partita assolutamente da dimenticare, al di là della sconfitta inevitabile.

L’infortunio di Nainggolan porta quindi Spalletti ai ripari contro la Lazio, dato che ora si ritrova a dover rispolverare un giocatore inaspettato: Joao Mario, titolare. Dall’undici iniziale, poco prima dell’inizio della partita, si pensa che Spalletti sia ricaduto nell’ennesima tentazione di sfruttare un trequartista improvvisato, ma in realtà il modulo è diverso dal 4-2-3-1. Spalletti si gioca la carta del 4-3-3, con Joao Mario nel ruolo di mezzala.

Questo cambiamento tattico ha i suoi effetti contro la Lazio: un secco 3 a 0 ai danni squadra romana, con doppietta di Icardi, la manovra offensiva è ben orchestrata, i singoli riescono a rendere al meglio in funzione del collettivo, ma soprattutto, ad essere in risalto nella vittoria dell’Inter è Joao Mario, finalmente a suo agio in un ruolo che sembrerebbe essere a lui più congeniale, dando un buon contributo nel primo tempo con ottimi appoggi e buone intuizioni da incursore.

Spalletti decide quindi di rispolverare questo modulo, questa volta per la sfida casalinga contro il Genoa, questa volta però al posto del solito Vecino va a giocare Gagliardini, non proprio una prima scelta e che nemmeno nella stagione precedente aveva convinto per davvero nel centrocampo a due, se si escludono gli ultimi mesi.

La partita è a senso unico e l’Inter vince 5 a 0, senza correre praticamente alcun rischio contro un Genoa che mai si è reso pericoloso. L’Inter fa un gioco verticale molto propositivo, che si dimostra un’alternativa al solito gioco sulle fasce, senza però perdere di efficacia. Finalmente si ha la possibilità di vedere i centrocampisti che si inseriscono sulla trequarti avversaria senza la necessità che ci sia solo Nainggolan a garantire questo stile di gioco.

Politano, reduce dal 4-3-3 col Sassuolo, rende al meglio delle sue potenzialità e segna, Gagliardini pure è in grande spolvero e arriva addirittura ad una clamorosa doppietta. Ma ad emergere ancora una volta è lui, Joao Mario, che strappa la miglior prestazione della sua avventure italiana, firmando tre assist e un gol bellissimo nella coordinazione.

In questo modulo, a partita in corso, sembra integrabile anche Nainggolan, che pochi minuti dopo il suo ingresso in campo si è inserito in queste sperimentazioni e ha trovato la via del gol al ritorno dal breve infortunio.

Spalletti, dunque, sembra aver trovato non soltanto una quadra sul piano tattico, dopo un inizio non proprio esaltante, ma sembra anche aver trovato delle vie alternative per il suo gioco, senza fossilizzarsi esclusivamente su un solo modulo, ed è riuscito inoltre a integrare nel suo progetto un giocatore come Joao Mario che sembrava ormai sconosciuto al progetto Inter.

Si è dunque ribadita l’importanza degli schemi e dei moduli, che consentono a determinati giocatori di rendere al meglio, anche se ovviamente Joao Mario, per il suo atteggiamento dentro e fuori dal campo, non è esente da colpe.

 

 

È in elementi come il portoghese, che vengono rispolverati, che si può vedere la crescita dell’Inter, nella speranza, per i tifosi interisti, che non ci siano grandi problemi per sul piano psicologico alle prime difficoltà, ma questa squadra sembra non mollare mai per novanta minuti, una squadra che vuole rinascere dopo anni bui e dare un senso a quel colpo di testa di Vecino dello scorso 20 maggio.