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La Juventus post-Marotta: ecco cosa succederà

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Continua a tenere banco la questione riguardante l’addio alla Juventus di Beppe Marotta, Direttore Generale e Amministratore Delegato del club dal 2010, da molti considerato vero fautore del ciclo di vittorie bianconero che non accenna ad arrestarsi. A lui vengono attribuiti i principali colpi degli ultimi anni, dagli ormai famigerati “parametri zero” (Khedira, Pirlo, Pogba e Emre Can su tutti), alle clausole rescissorie elargite sul banco delle dirette rivali (Pjanic e Higuain in testa). Di motivazioni mormorate e papabili nomi a subentrare ne sono circolati innumerevoli solo nell’arco di un giorno e mezzo, e proprio a questo proposito è bene fare un po’ di chiarezza.

 

 

Prendendo in esame le parole dell’ormai ex dirigente appena dopo il fischio finale di Juventus-Napoli, è evidente che l’intenzione di rinnovamento sia stata appannaggio della proprietà più che la decisione consensuale che si è voluta lasciar intendere, sebbene il cambiamento, osservandolo a freddo, paia più un allontanamento graduale che un esilio o uno scisma. Specie osservando il comportamento della società negli ultimi mesi, pare più chiaro l’avvicendamento di Paratici e Nedved in luogo di un Marotta che già provvedeva a spargere la propria eredità all’interno della dirigenza bianconera. Basta ricordare la conferenza di presentazione di Cristiano Ronaldo, a cui Marotta non ha presenziato, la quantità di dichiarazioni pubbliche di Fabio Paratici in sede di mercato (numerosissime, rispetto agli anni precedenti in cui è rimasto maggiormente defilato), e le presenze in tribuna durante queste prime uscite ufficiali, che hanno visto sempre meno spesso il DG sugli spalti.

Fugando tutt’una serie di dicerie delle ultime ore dunque, pare difficile pensare a delle profonde incongruenze o, peggio ancora, liti insanabili all’interno dei piani alti, e ci si riconduce bensì, conoscendo la lungimiranza della programmazione bianconera degli ultimi anni, ad una scelta ponderata da tempo sul cui annuncio si attendeva che i tempi fossero maturi. Le ultime dichiarazioni pubbliche del presidente della Juve Andrea Agnelli, parallelamente all’ultimo comunicato ufficiale della società permette oltretutto di escludere ogni altra indiscrezione su innesti esterni come sostituti di Marotta. Se in trasmissioni televisive e quotidiani sono circolati dunque i nomi dei vari Zidane e Uva, Agnelli ha prontamente affermato quanto segue poco prima dell’assemblea di Lega prevista per le 11.30:

“Il Consiglio D’Amministrazione gestisce la società tramite un sistema di deleghe, che verranno distribuite dopo l’assemblea del 25 Ottobre e la faranno funzionare seguendo lo stesso modello seguito fino ad ora, quindi basandosi su tre pilastri: sport, ricavi e servizi. Cambierà però la leadership di questi pilastri, e quindi Giorgio Ricci sarà Chief Revenue Officer, Fabio Paratici sarà responsabile dell’area sport e Marco Re si occuperà dei servizi, quindi di finanze, risorse umane, tecnologie. Cambiano dunque solo le persone, gente preparata attorno ai 45 anni, pronta grazie a Marotta e Mazzia, a cui va anche il merito di aver formato nuovi dirigenti, che si fanno carico di sfide anche superiori ai loro predecessori. Ora dovremmo essere bravi a rimanere all’interno dell’elite del calcio europeo, e a tal proposito saranno fondamentali i prossimi sei anni. Proprio a tal proposito l’idea è di far passare questa crescita tramite il campo ma anche tramite la gestione dei ricavi e dei servizi”.

Traducendo le parole del presidente della Juventus, quindi, Marotta e Mazzia pare siano stati congedati per aver completato il loro compito e formato in casa il futuro dei piani alti bianconeri, che però hanno dalla loro quel briciolo di ambizione che li spingerebbe a puntare molto più in alto di quanto fatto dai loro predecessori (di qui le voci dell’insistenza di Paratici sull’acquisto di CR7). Secondo Agnelli, per il bene della Juve è bene quindi una più precisa suddivisione dei ruoli piuttosto che un uomo di calcio a presiedere il tutto, e se proprio Paratici ora da scudiero è delegato a condurre in prima persona le trattative di mercato e ad occuparsi di ciò che concerne l’area sportiva, Giorgio Ricci si prende carico dell’aspetto economico della società. Per lui, fatta eccezione per una breve parentesi all’Inter, una storia più che decennale con la Juve, con cui ha fatto gavetta fino ad occuparsi delle partnership e sponsorizzazioni del club. Marco Re continua invece con la sua missione di ampliamento dei servizi: è stato lui ad aver seguito la costruzione dell’Allianz Stadium e ad aver curato la progettazione del centro sportivo della Continassa.

 

 

A chiudere, prima delle dichiarazioni di Agnelli, la società ha pubblicato la lista dei prossimi consiglieri d’amministrazione, che si riducono da 11 a 9 membri e non vedranno dunque nessun sostituto ai partenti. L’elenco quindi vede ancora Agnelli, Nedved, Garimberti, Assia Grazioli Venier, Caitlin Huges, Daniela Marilungo, Francesco Roncaglio e Maurizio Arrivabene, quest’ultimo già Team Manager della Ferrari indicato da molte testate come prossimo Amministratore Delegato ma già prima d’oggi membro del CDA, che dunque non vedrebbe modifiche al suo ruolo.

La Juventus quindi giustifica l’addio di Marotta come una evoluzione societaria più che come uno scossone, che proietterebbe la Vecchia Signora al futuro e a un’ulteriore crescita: possiamo dunque dire che il passaggio di testimone è compiuto.

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