Christian Kouamé, talento d’Avorio

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Ad Abidjan, città portuale della Costa D’Avorio, nella notte tra il 6 ed il 7 dicembre 1997 nasce Christian Kouamé: un ragazzo che, come tanti suoi compatrioti, si innamora del calcio crescendo con il mito di Didier Drogba, storico centravanti del Chelsea nato proprio nello stesso ospedale di Christian, e trascorre tutti i pomeriggi su un campo in terra battuta – con due piccole porticine fatte con travi di compensato e con le linee di fondo e laterali disegnate con un legnetto – assieme ai suoi più cari amici, immaginando che quel piccolo rettangolo polveroso sia un grande stadio, che i pochi alberi lì vicino siano i piloni che conducono verso il secondo e terzo anello e che i fratellini, accompagnati dalle madri, compongano il pubblico delle grandi occasioni, giacché questo è il grandissimo valore sentimentale attribuito alla famiglia.



Come ogni giorno, dopo la mattinata scolastica, Christian sta giocando con i suoi amici sotto il sole rovente delle tre di pomeriggio, ma c’è qualcosa, o meglio qualcuno, di insolito: tra i ragazzi della cittadina di Bingerville, paesello poco distante da Abidjan dove Christian trascorre i suoi primi quattordici anni di vita, appare un uomo europeo, vestito in maniera semplice ma alla moda: camicetta di lino, pantaloncini in tessuto e scarpe basse di colore chiaro, che si siede su una panchina ed osserva la partitella, rimanendo estremamente colpito da uno scatto coast to coast del giovane Kouamé, che gli riporta alla mente la storica rete di George Weah. Quell’uomo è Paolo Toccafondi, sin da piccolo tifoso, poi osservatore e socio di minoranza, del Prato, specializzato nello scovare le migliori perle dell’Africa e del Sud America; il talent scout toscano viene stregato dalle doti di velocità, dribbling e finalizzazione dell’attuale attaccante genoano, tanto da non esitare un secondo per portarlo in Italia, convincendo anche i genitori del ragazzo, seppur questi abbiano un difficile e rigido carattere, grazie a qualche spicciolo, molto comodo per il sostentamento della numerosa famiglia.

«Con le dovute precauzioni, posso affermare che Kouamé mi ricorda Thierry Henry, ma con una minore dote di finalizzazione e una maggiore capacità da assist-man»

Paolo Toccafondi



Pochi giorni dopo Christian Michael Kouamé è in Italia, passa i controlli medici e viene aggregato alle giovanili pratesi, per essere prestato in eccellenza alla Sestese, è l’estate del 2014: anno in cui il porto di Abidjan, sua città natale, subisce i primi lavori di espansione, a causa del forte aumento dei commerci con l’Europa e della popolazione, che ogni anno in Costa d’Avorio cresce del 2,5%, con un tasso di fertilità pari a cinque figli per donna. Con le sue ottime prestazioni Kouamé si fa ben presto notare, specialmente per la sua vena di generosità che, come pocanzi detto, lo porta a fare più assist che gol, e, una volta tornato a Prato, viene nuovamente inviato a fare esperienza: prima con le giovanili del Sassuolo, con cui totalizza quattro centri in 23 partite; poi con la formazione primavera dell’Inter, che deciderà di non riscattarlo, sebbene fosse previsto un semi-obbligo a circa duecento mila euro e nonostante Christian si fosse rivelato un uomo chiave per la vittoria della Coppa Italia primavera.



Il 27 luglio 2016 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Cittadella, con cui fa il suo debutto in Serie B nella partita interna contro il Novara e con cui, il 29 ottobre, segna la sua prima rete nel campionato cadetto, nella vittoria casalinga contro il Latina. Grazie alle buone prestazioni, il cartellino del calciatore ivoriano viene riscattato a fine stagione dalla società padovana, che comincia a trattarlo come un principino, ponendolo sul piedistallo. 367 giorni dopo il suo debutto con il sodalizio veneto, Christian segna la sua prima doppietta, contro il Cesena nella sfida casalinga vinta 4-0, poi comincia a mettere in fila le migliori prestazioni della sua carriera – fino a quel momento –, concludendo la stagione con, stranamente, più gol che assist: rispettivamente undici e nove, e con l’eccellente media di un gol/assist ogni 130 minuti circa; il giovane ivoriano, grazie a questi numeri, viene eletto giocatore della stagione della squadra e viene considerato uno dei migliori prospetti del campionato.

Nell’estate 2018 arriva il passaggio in Serie A con il Genoa, dove viene accostato a Piątek in attacco, scavalcando nelle gerarchie giocatori più pronti ed esperti come Lapadula e Pandev, grazie all’intuizione geniale di mister Ballardini, che trasforma questi ragazzi da semplici scommesse a vere e proprie rivelazioni, prima di essere esonerato per qualche misteriosa ragione. Con l’arrivo di mister Juric, Christian fatica a trovare la condizione dei mesi precedenti, ma riesce comunque a regalare assist al bacio per il compagno polacco, per poi risvegliarsi sotto la guida di Prandelli, arrivato nel silenzio totale come salvatore di una squadra in condizioni pessime. Chiuderà la stagione con 4 gol e 7 assist, con un netto calo di rendimento nel finale.

Kouamé
Krzysztof Piątek e Christian Kouamé con la maglia del Genoa

Questa estate il Genoa ha cambiato ancora volto: è arrivato Andreazzoli. Con il gioco propositivo del mister toscano le aspettative sulle prestazioni di Christian sono aumentate decisamente, così come quelle della squadra, ma i risultati hanno sorprendentemente detto altro: 5 punti a fronte di 8 giornate, Preziosi cambia allenatore in corsa, arriva alla sua prima vera panchina Thiago Motta, allenatore giovane e con uno stile ben marcato.

Con lui Kouamé inizia alla grande, 2 gol e 2 assist nelle prime 3 giornate, sembra che Christian possa avere adesso lo spazio e il tempo necessario per dimostrare il suo valore, ma il 16 novembre, dal Cairo, dove Kouamé sta giocando il Mondiale Under 23, arriva una notizia che spiazza tutti: rottura del legamento crociato, almeno 6 mesi di stop.

Questa è una notizia che, soprattutto nel pieno di una carriera, tarperebbe le ali di chiunque, a chiunque crollerebbe il mondo addosso, ma non a Christian.

«Sono sempre stato abituato ad affrontare tutto con il sorriso: i momenti belli, quelli da ricordare, ma anche quelli più brutti e difficili, proprio come questo. Non ci voleva, è vero, ma io sono fatto così, rispondo a questo infortunio proprio con un sorriso, iniziando già a contare i giorni, e con una voglia matta di tornare. Più forte di prima!»

Christian Kouamé

E noi lo aspetteremo, e vorremmo vederlo definitivamente sbocciare e maturare, puntare in alto, così come il Porto di Abidjan che è pronto al commercio internazionale, dopo anni di lavori per l’espansione.



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