Kulusevski

Fonte immagine: Mattia Ciampichetti

C’è stato troppo hype attorno a Kulusevski?

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Il 2 gennaio 2020 veniva annunciato, per la cifra di 35 milioni di euro, l’approdo alla Juventus – concretizzatosi nei fatti il primo luglio 2020 – di un ragazzo svedese, classe 2000, timido all’apparenza e capace di catturare l’attenzione degli addetti ai lavori, folgorati dai suoi primi quattro mesi di Serie A in prestito al Parma dall’Atalanta, dove questi è cresciuto calcisticamente. Stiamo parlando, naturalmente, di Dejan Kulusevski. Il suo arrivo a Torino sembrò senza dubbio un colpaccio da parte della Juve, trattandosi di un profilo probabilmente già pronto per caricarsi sulle spalle il peso delle aspettative legate ad un trasferimento così prestigioso, deciso a giocarsi fin da subito il posto da titolare e di certo simbolo indiretto del rinnovamento voluto prima da Maurizio Sarri e poi da Andrea Pirlo.

Oggi, in virtù di quanto avvenuto nel corso della sua prima stagione in bianconero, il parere positivo dell’opinione pubblica, che giudicava lo svedese capace di fare la differenza in una delle squadre più importanti d’Europa, è probabilmente mutato, quantomeno ridimensionandone il ruolo di predestinato.

Il focus di questo articolo è proprio comprendere se le valutazioni negative che lo hanno interessato e l’assopirsi dell’hype intorno a Dejan, possano essere fattori giustificabili o frutto di giudizi affrettati, se non meramente superficiali. Ciò che si può empiricamente verificare da quanto andremo ad esporre è che, come spesso accade, la verità si colloca nel mezzo.


Come è andata la prima stagione juventina di Kulusevski?

Le opinioni sono di solito maggiormente accreditate quando supportate da dati oggettivi, in questo caso individuali, seppure coadiuvati da impressioni legate a quanto si è potuto osservare dal campo, ossia quelle di trovarsi di fronte ad un giocatore che, escludendo i picchi di inizio e fine stagione, si è mostrato tecnicamente ed atleticamente lontano dai livelli raggiunti a Parma, solo l’anno prima. In questo articolo, tuttavia, l’obiettivo è ben lungi dall’essere quello di giustificare tutto ciò appellandosi alla giovane età del calciatore – fattore comunque potenzialmente determinante –, anche se in relazione ad un grande contesto; o confrontando i dati della stagione appena trascorsa con quelli del campionato precedente, poiché sono evidenti le differenze dal punto di vista tattico che separano la realtà di Parma e quella bianconera, e la differente centralità nel progetto sportivo.

Il Parma di D’Aversa, autore di un gran campionato, giocava infatti molto in verticale, sfruttando il passo e l’abilità nella progressione di Kulusevski, unite alla verticalità estrema garantita da Gervinho e dalla capacità di smistamento e di far salire i compagni di Cornelius. Risulta dunque complesso effettuare un confronto tra dati relativi a contesti così differenti e a squadre con obbiettivi profondamente diversi. La Juve di Pirlo ha dovuto infatti spesso giocare contro linee difensive basse e che lasciavano poco spazio tra difesa e centrocampo, zona questa, soprattutto quella del quadrante destro, in cui Kulusevski ha potuto esprimersi al meglio nell’annata a Parma. Nella Juventus inoltre, anche la costruzione della manovra è stata per forza di cose profondamente diversa da quanto avveniva con i ducali, orientata al controllo del gioco e al dominio del campo, ma caratterizzata da un giro palla più lento.

Prendendo dunque in considerazione i dati statistici a nostra disposizione, quello che per chi segue Dejan fin dalle giovanili potrebbe apparire ovvio, è paradossalmente quello passato maggiormente in sordina fra i media. Non può essere infatti ignorato come Kulusevski abbia fornito, solo quest’anno, ben 52 passaggi chiave ai compagni – ovvero passaggi da cui è scaturita un’azione pericolosa o utili a spezzare il pressing avversario in uscita bassa –, che lo hanno anteposto in questo fondamentale al solo Juan Cuadrado, davanti a Federico Chiesa (50), e Álvaro Morata (40); molto più di quanto ha fatto registrare Cristiano Ronaldo stesso. Si tratta di un dato interessante, passato in secondo piano nel corso della stagione, che però permette di comprendere la dimensione tecnico-tattica del giocatore: Dejan è un rifinitore, un giocatore con tempi e visione di gioco innati, e necessita di essere coinvolto nella manovra per esprimersi al massimo delle sue potenzialità. È uno di quei giocatori che non si accende a sprazzi, ma che ha al contrario bisogno che la partita si mantenga su un ritmo elevato per “sentire” la giocata.

In secondo luogo Dejan è stato capace di creare 10 occasioni da rete per i compagni, dato che considera sia gli assist diretti che i secondary assist – ovvero il passaggio che avviene immediatamente prima dell’assist – e che vede Kulusevski terzo nella sua squadra dietro solo a Cuadrado e Chiesa. La rilevanza di questa statistica, testimonia come la sua presenza all’interno del contesto tattico della Juventus non sia affatto passiva.

L’ultimo dato preso in analisi è relativo ai dribbling tentati: ci siamo soffermati su questo aspetto in quanto Dejan è stato spesso accusato di dimostrare poca personalità e di essere poco propenso a rischiare la giocata. Impressioni in parte suffragate dai dati, in quanto è innegabile come Kulusevski abbia spesso cercato più l’appoggio vicino, che l’iniziativa personale: ha infatti tentato 72 dribbling – ancora una volta terzo in squadra, ma molto distante da Chiesa e Ronaldo (97 e 95) –, che lo posizionano solo al trentatreesimo posto in A, abbastanza indietro rispetto alle sue potenzialità. Di questi 72 dribbling, solo 43 sono andati a buon fine, testimonianza della scarsa convinzione riscontrabile in alcune delle sue giocate.

Gli sprazzi di talento della prima annata bianconera di Kulusevski

Il nostro personale parere, tuttavia, dopo aver analizzato e seguito il percorso di Dejan fin dalla Primavera bergamasca, averlo visto crescere alla corte di D’Aversa e poi affrontare una realtà come quella della Juventus in un contesto tattico poco chiaro fin dal primo giorno di insediamento di Pirlo, è che la Juventus abbia l’obbligo di ripartire da Dejan Kulusevksi, un “motore silenzioso”, un giocatore con frequenze e capacità di possesso di altissimo livello, con una visione del gioco fuori dal comune, e soprattutto, con un enorme talento ancora non del tutto espresso.

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