Leicester

La favola del Leicester, when the dreams come true

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Questa è una storia che vi stupirà per la sua semplicità, narra di una piccola realtà calcistica, il Leicester, un gruppo composto da circa 25 giocatori e da mister Claudio Ranieri, destinato a riscrivere per sempre una delle pagine più belle del football inglese, ma in generale, del panorama mondiale di questo sport.

Nell’annata 2013-2014 il Leicester riesce a raggiungere un traguardo eccezionale: le Foxes ritornano nella massima divisione dopo svariati decenni.

In seguito a questo obiettivo stagionale, Nigel Pearson, nonostante abbia salvato la squadra in Premier grazie anche a un filotto di sette partite vinte, viene esonerato, al suo posto arriva un allenatore italiano: Claudio Ranieri, che dopo alcune esperienze negative in altri club, vuole tornare nuovamente in scena.

Il mister dichiara subito qual è l’obiettivo del team: puntare alla salvezza, e se si può far qualcosa di più; i media gli danno immediatamente addosso, qualcuno afferma addirittura che lui non è il tecnico adatto per questa società.

Il valore della rosa è uno dei più bassi di quella stagione, il mercato estivo ha regalato qualche acquisto mirato ma nessun grande nome.

Il maestro italiano adotta subito la sua filosofia di gioco, che si potrebbe riassumere in una parola: sacrificio. L’obiettivo è quello di lasciare poco spazio e riferimenti agli avversari, con molte verticalizzazioni e sgaloppate sulle fasce, in definitiva, puntare sui classici cardini per essere efficaci.

Accade l’impensabile: il Leicester si issa nelle prime posizioni della classifica, il gioco delle “volpi” è divertente, dinamico, cinico e soprattutto imprevedibile.

Gli interpreti in quel 2015-2016 sono sconosciuti o quasi, eppure risultano dannatamente compatti ed efficaci; tra i pali c’è il danese Kasper Schmeichel, figlio d’arte di Peter; i due centrali di difesa sembrano delle vere e proprie colonne: il tedesco Huth e il giamaicano Wes Morgan, fisico possente e giocate sicure, per arginare qualunque attaccante che voglia ingaggiare duelli; il pacchetto dei terzini comprende gli inglesi Albrighton e Simpson, l’austriaco Fuchs e il ghanese Schlupp, giocatori dotati di ottima spinta e dalla grande fase difensiva; la mediana fornisce gente come Amartey, fisico e spigoloso, Drinkwater, veloce e grande incursore, N’golo Kantè, completo, capace di impostare, dettare passaggi precisi, ma perlopiù  recuperare palloni come se non ci fosse un domani, con la concreta possibilità che abbia tre o quattro polmoni, poi abbiamo Mendy che abbina qualità e quantità a servizio dei compagni; il reparto avanzato offre Jamie Vardy, l’essenza: corre, dialoga con gli esterni, ma cosa molto importante, segna. Segna. Segna sempre e segna gol pesanti come macigni. Segna così tanto da portare il Leicester in vetta. Segna così tanto che stabilisce il record di partite consecutive a segno, ben 11, superando il precedente di Van Nistelrooy che durava da 12 anni; al suo fianco c’è Riyad Mahrez, velocista e contropiedista, ma dotato di grande tecnica che spesso lo ha portato in rete, col destro o col mancino, indifferentemente; gli altri due attaccanti, il paraguaiano Ulloa e il nipponico Shinji Okazaki, hanno caratteristiche disparate; il primo fa sponda, dando sportellate a destra e a manca, segnando delle reti decisive come il rigore al 96’ contro il West Ham che aggiunse un punto d’oro in cascina, il giapponese, invece, fa tutt’altro, sterzate mai banali e linfa vitale nel momento delle sostituzioni, suo è il capolavoro in rovesciata contro i “Geordies” del Newcastle che portò in vantaggio la squadra di Ranieri.

Contrariamente ai pronostici la squadra continua imperterrita il suo cammino in vetta, con umiltà. Intanto, Ranieri offre pizza in cambio di vittorie e le volpi fanno sempre +3, tant’è che da quell’istante la Premier League non è più una favola o un’utopia.

I calciatori ci credono, e più di tutti ci crede chi per arrivare lì ha dovuto prendere la vita a morsi, come Jamie Vardy che, prima di giocare a livello professionistico, lavorava in una fabbrica, e come Kantè, che aveva vissuto in una famiglia povera guadagnandosi da vivere raccogliendo lattine.

Nell’Aprile del 2016 avviene qualcosa di incredibile, il club è aritmeticamente qualificato alla Champions League dell’anno seguente, ma ormai non basta più, no, non può bastare, bisogna entrare di forza nella leggenda.

Nel mondo calcistico non si parla d’altro: la tv, i giornali e tutti gli appassionati di questo sport hanno gli occhi puntati sulle Foxes.

Il 2 Maggio grazie al pareggio tra Chelsea e Tottenham, il Leicester si laurea Campione d’Inghilterra per la prima volta nella sua storia e i festeggiamenti vanno avanti per giornate intere. Ranieri ha fatto qualcosa di straordinario, ha trasformato un sasso in una perla rara, lucente, abbagliante, vincente.

Questa non è solo la favola di una squadra che ha saputo andare oltre i pronostici, questa è la storia della squadra che per molti ha compiuto la più grande impresa calcistica di sempre, entrando di diritto nella leggenda, permettendo che il nome del Leicester City riecheggi nell’eternità.