La formazione dei sottovalutati

Articoli d'opinione

I discorsi legati alla sottovalutazione di un giocatore sono spesso soggettivi in quanto magari un giocatore che qualcuno ritiene sottovalutato viene addirittura sopravvalutato da qualcun’altro, quanto segue quindi non può che essere un elenco di giocatori soggettivo, ed è molto complicato che questo riesca a trovare anche solo una persona che sia d’accordo con l’intera lista.

Partiamo quindi con lo stilare la formazione dei giocatori di Serie A che, secondo me, sono o sono stati più soggetti a critiche eccessive, qui schierati in un 4-3-3.


Robin Olsen

Arrivato a Roma l’anno scorso, dopo un inizio di stagione decente lo svedese ha cominciato a fare errori su errori arrivando addirittura a perdere il posto in favore di Mirante nella parte finale della stagione. Quante se ne sono dette su di lui? Tante, forse troppe. Quest’anno il portiere ex Copenaghen si è trasferito al Cagliari ed ecco che comincia a compiere prestazioni egregie che non fanno rimpiangere l’infortunato Cragno. Era cosi scarso Olsen? Evidentemente no, magari non ha sopportato il peso di una piazza come quella di Roma, perlopiù dovendo sostituire un certo Alisson che adesso è il migliore al mondo nel suo ruolo. Insomma, Olsen è un buon portiere e lo sta dimostrando, non sarà un fenomeno ma in molti probabilmente gli devono delle scuse.

Mattia De Sciglio

Probabilmente lui è il rappresentate più evidente di questo articolo. Mattia De Sciglio da quando è arrivato alla Juventus è stato soggetto di innumerevoli battutine, quando va bene, e insulti, quando va meno bene, in riferimento alle sue qualità da calciatore. Dal canto nostro facciamo fatica a credere che un giocatore scarso come viene descritto riesca a rimanere alla Juventus per tre anni accumulando più di cinquanta presenze – numero che sarebbe potuto essere ben più alto senza i tanti infortuni – e sopravvivendo anche ad un cambio di allenatore. Quindi è un fenomeno? No, ma il suo ruolo da riserva di una società come la Juventus lo svolge bene, rispondendo sempre presente quando chiamato in causa.

Luca Ceppitelli

Capitano del Cagliari, ha più di 100 presenze con i sardi e da anni è un titolare della difesa rossoblu. Spesso quando si legge il suo nome si pensa a un punto debole, uno che arriva dalla Serie B e che non è mai stato sostituito a dovere, ma Ceppitelli merita di stare lì e quella del Cagliari è la realtà giusta per lui. Forte nei contrasti e nei duelli aerei sia nella sua area che in quella avversaria, Ceppitelli è infatti in grado di segnare anche gol importanti di testa. Ha un po’ il cartellino facile, ma è un difensore affidabile che può stare benissimo in una squadra di metà classifica in Serie A.

Marash Kumbulla

Centrale albanese di 19 anni che si sta imponendo da titolare in un Verona che è tra le sorprese della Serie A e che fa della solidità difensiva uno dei suoi punti di forza. Kumbulla l’anno scorso in Serie B ha giocato una sola volta, quest’anno ha invece conquistato tutti gli addetti ai lavori, non subendo minimamente il passaggio in Serie A. Giocatore sempre concentrato e forte fisicamente, bravo anche nella gestione del pallone, si è rivelato una grande risorsa per Juric e per il Verona.

Ricardo Rodríguez

Spesso l’errore più che nella percezione che si ha di un giocatore sta nelle parole che si usano, dire che Ricardo Rodríguez al Milan sta facendo male è una cosa, ma giudicare ed etichettare lo svizzero come un bidone è sbagliato. Rodríguez arrivò al Milan dopo aver accumulato quasi 150 presenze in Bundesliga con la maglia del Wolfsburg condite da 15 gol e ben 26 assist. Tutti si aspettavano di vedere un fenomeno lì sulla sinistra, e invece le prestazioni hanno deluso le attese. Lo svizzero è dotato di un gran piede sinistro che lo aiuta nell’effettuare precisi cross o cambi di gioco, si è però reso autore di evidenti cali di concentrazione in fase difensiva che sono spesso costati cari al Milan. Come al solito la verità è quindi nel mezzo, Rodríguez non è un fenomeno ma è un buon giocatore e un’alternativa tattica allo straripante Theo Hernández.


Bryan Cristante

Arrivato lo scorso anno alla Roma dopo una splendida annata con la maglia dell’Atalanta, in molti credevano in un Cristante che offrisse prestazioni simili a quelle viste in maglia bergamasca. La verità è che il sistema di Gasperini esaltava il giocatore permettendogli di dare forse più di quello che può effettivamente offrire, in un ruolo completamente diverso. Alla Roma è tornato a giocare qualche metro più dietro e l’impatto non è stato positivo, ecco quindi che sono state deluse le aspettative e sono piovute le critiche. Bryan però si è pian piano ripreso e quest’anno aveva cominciato bene la stagione con Fonseca che lo considerava imprescindibile in mezzo al campo prima di subire un grave infortunio che lo farà tornare solo nel 2020. Giocatore dotato di grande forza fisica, ordinato con la palla tra i piedi, pericoloso di testa e in inserimento, capace di calciare bene dalla distanza. Cristante forse non è il giocatore visto con Gasperini, ma rimane un elemento valido per la Roma e per la nostra Nazionale che ha bisogno a centrocampo di uno con la sua fisicità.

Luca Cigarini

Peschiamo ancora dal Cagliari, squadra che sta volando in alto in classifica e nella quale viene elogiato il centrocampo, escluso un giocatore. Ad inizio anno, nella testa e negli schemi di Rolando Maran, l’idea era quella di schierare Nainggolan come centrale basso del suo rombo a centrocampo per avere tutto il potenziale che la società gli aveva messo a disposizione, ma l’idea è stata applicata per poco, perché fare a meno di uno in regia come Luca Cigarini è veramente difficile. Il ruolo tattico di Cigarini è fondamentale per Maran, essendo in grado di gestire il pallone con ordine e allo stesso tempo di avere la forza per contrastare gli avversari in possesso del pallone. Se a questo si aggiunge l’esperienza e le importanti capacità su calcio piazzato non può che venire fuori una pedina fondamentale.

Adrien Rabiot

L’inizio di stagione di Rabiot con la Juventus è stato pessimo, il giocatore sembra ancora non al meglio fisicamente, troppo lento e macchinoso, ma pensare che questo sia il vero Rabiot è probabilmente un errore. Sono tante le attenuanti che giustificano questo suo brutto inizio, tra le quali principalmente il passaggio ad un campionato completamente diverso da quello francese e la non continuità di utilizzo che non gli permette di prendere subito confidenza con il campionato e con gli schemi del mister. Rabiot però mostra sprazzi di qualità importanti, uno che ha nel passaggio la sua dote migliore può diventare prezioso per Sarri. Con il tempo inizieremo probabilmente a vedere quello di cui è realmente capace, bocciarlo adesso, a pochi mesi dall’inizio della sua prima stagione nel Bel Paese, è eccessivamente severo.


Darko Lazović

Se oggi vediamo l’Hellas Verona così in alto in classifica rispetto ai pronostici iniziali è senza dubbio grazie anche al contributo di Darko Lazović, arrivato in estate dal Genoa su richiesta di Jurić e inseritosi immediatamente negli schemi scaligeri del mister croato. Lazović è un giocatore che ha passo e piede per spingere sulla fascia e offrire assist importanti ai compagni, ma anche per segnare gol fondamentali come già visto nella trasferta di Parma, nella quale con un suo gol ha regalato i 3 punti ai tifosi.

Andrea Petagna

Nel corso della sua carriera Andrea Petagna ha dimostrato di saper fare tante cose, all’Atalanta gli veniva chiesto maggior lavoro di sacrificio e lui rispondeva presente mettendo in mostra le sue qualità nel proteggere palla e smistarla per i compagni, alla SPAL invece gli sono stati chiesti dei gol e lui ha risposto con ben 16 marcature la scorsa stagione. Questa stagione è iniziata meno bene anche per la condizione della SPAL, ma ha comunque segnato 3 gol e chiuderà probabilmente anche questa stagione in doppia cifra.

Domenico Berardi

A settembre Berardi è diventato uno dei quattro giocatori nati dopo il 1994 che hanno raggiunto quota 50 gol nei maggiori campionati europei insieme a Mbappè, Werner e Sterling. Il giocatore del Sassuolo ha iniziato bene il campionato quest’anno tornando a segnare con regolarità, sono già sette i gol segnati in questo inizio di stagione e la speranza è che possa non fermarsi perché le sue qualità sono note a tutti e il suo andamento negli ultimi anni ha portato in molti a giudicarlo meno di quello che vale, ma Berardi vale e tanto, all’orizzonte c’è un Europeo e qualora continuasse a viaggiare su queste medie per Mancini risulterebbe complicato escluderlo.



Oltre agli undici messi in campo ci sono altri giocatori troppo spesso sottovalutati. Tra i portieri avrei potuto inserire Musso o Silvestri, in difesa ci sono nomi come quelli di Daniele Rugani, Amir Rrhamani o Marco Calderoni che, per diversi motivi, sono criticati troppo o non considerati per quello che valgono realmente. A centrocampo Lucas Leiva, Matteo Scozzarella, Sofyan Amrabat, Sami Khedira e Marten de Roon sono nomi che ritengo non valutati a dovere dai più e in attacco si può fare lo stesso discorso per i vari Filippo Falco, Jérémie Boga, Felipe Caicedo, Mariusz Stępiński e sicuramente ne dimentico tanti altri. Ma al di là dei giocatori in sé, quello che vogliamo far capire è che spesso le persone tendono a fissare sui giocatori etichette estreme, o brocchi o fenomeni. La verità il più delle volte sta nel mezzo, un giocatore ritenuto impresentabile può effettivamente non essere un elemento che sposta gli equilibri all’interno di una squadra ma può comunque essere un gregario importante per allenatore e compagni. L’errore è sulle aspettative, un giovane che gioca due partite buone viene subito giudicato come campione per poi entrare nel mirino dei critici alle prime partite sbagliate, oppure un nuovo acquisto viene ritenuto in grado di cambiare il volto di una squadra appena arrivato ma se comincia a deludere alle prime battute ecco che diventa un flop, quando magari ha solo bisogno di tempo o altre circostanze non legate alle capacità individuali del giocatore non hanno permesso a quest’ultimo di esprimersi al meglio. Per giudicare ben un giocatore proviamo a tirare sempre meno giudizi estremi e conclusioni affrettate.


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