Uruguay

La Gira del ‘25, quando l’Uruguay dominava il fútbol

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Nel 1923 l’Uruguay vince per la quarta volta la Copa America – in 7 edizioni – battendo i grandi rivali dell’Argentina, l’anno successivo l’impresa sarà addirittura più prestigiosa, quando sarà l’alloro olimpico ad adornare il collo degli atleti uruguaiani. La Celeste diventa infatti a Parigi la prima Nazionale sudamericana a giocare – e a vincere – il torneo olimpico, umiliando la Svizzera di Jimmy Hogan – maestro di Hugo Meisl e del Wunderteam – per 3-0 durante la finalissima. In seguito a questo dominio ecco che il Nacional de Montevideo, all’epoca campione nazionale, decide di recarsi in Europa per divincolarsi tra nove diversi paesi e affrontare ben trenta incontri contro le migliori squadre europee.

Parallelamente a questo tour se ne svolsero anche altri simili a quello uruguayo, trattasi di quello del Boca Juniors – che disputò 19 partite – e del Club Athlético Paulistano di Arthur Friedenreich – che durerà però solamente 10 partite -. La formazione del Nacional presentava un sostenuto numero di campioni olimpici, ai quali si aggiunsero altri fenomeni prestati per l’occasione dalle altre formazioni. A formare questa fortissima rosa vi erano il portiere Mazali, il civettuolo José Leandro Andrade, el loco Ángel Romano, el manco Héctor Castro – primo giocatore monco della storia -, il bomber Petrone, il veloce Urdinarán, l’esperto Zibechi e il fenomenale Hector Scarone. Ecco, Scarone è uno di quei giocatori su cui vale la pena soffermarsi e approfondire il discorso. Giocatore avanti qualche decennio rispetto alla sua epoca, come affermato da Niccolò Mello nel suo libro “Quando il calcio era Celeste”, era il diretto successore del maestro José Piendibene, primo fenomeno della storia calcistica uruguaya. Scarone era talmente dominante che venne addirittura riconosciuto come miglior giocatore al mondo anche dagli argentini, e se c’è una cosa sicura al mondo, è che impossibile che argentini e uruguaiani vadano d’accordo.

Dal Rampla Juniors arriva invece Ghierra, dall’Universal arriva Borjas, il Lito de Montevideo presta Pedro Cea. L’ingaggio di maggior valore è sicuramente rappresentato da quello di José Nasazzi, il caudillo capitano di quella Celeste invincibile.

L’8 marzo 1925 ha finalmente inizio il tour europeo del Nacional, che si apre con una netta vittoria allo Stade de Colombes – stadio della finale olimpica del 1924 – contro la selezione dei migliori giocatori del campionato francese. Le marcature vengono aperte da Petrone, Castro e Scarone fissano il punteggio sull’1-3. Una settimana più tardi viene dato il primo assaggio del predominio dei giocatori uruguiani: contro la selezione della Normandia è un lapidario 0-5, direttore incontrastabile d’orchestra è Pedro Petrone, che firma tutti i 5 gol del Nacional. Il primo passo falso arriva il 19 marzo, quando è la Nazionale francese a compiere l’impresa e a fermare i fortissimi uruguaiani sullo 0-0, mandando in visibilio tutti i tifosi presenti. L’esperienza in Francia si conclude pertanto con 4 vittorie e un solo pareggio.

Recatisi in Italia, i giocatori del Nacional affrontano i bicampioni italiani in carica del Genoa, in una sorta di rivincita del match terminato 2-1 in favore della selezione uruguaya durante il tour sudamericano della squadra ligure. Se possibile, questa volta il passivo è persino più pesante, un perentorio 0-3 che porta le firme di Petrone e Scarone.

Si parte quindi alla volta della Spagna, dove il Nacional conosce per la prima volta il sapore della sconfitta: sono infatti i catalani dell’Esportiu Europa a vincere per 1-0, mentre il giorno seguente è il Barcellona a fronteggiare i fortissimi uruguiani. Finisce 2-2 con una rimonta firmata da Urdinarán e Scarone, il gravissimo infortunio di Petrone però – che diventa il primo ad essere operato in Uruguay per la rottura del menisco – complica enormemente il proseguimento della tournée, oltre che la futura carriera dello stesso bomber. Passa neanche un giorno e il Nacional viene sconfitto nuovamente, questa volta dalla selezione catalana, guidata dal bravissimo Josep Samitier. Seguono altri due pareggi, a cui però il Nacional riesce a rimediare vincendo le successiva quattro partite, nonostante l’assenza di Petrone.

A questo punto il Nacional inizia un peregrinare in giro per il Centro Europa a sfidare le migliori formazioni: la Nazionale olandese viene umiliata 0-7, mentre nell’attesissimo incontro contro lo Sparta Praga “di ferro” Scarone e compagni nulla possono fare per evitare la sconfitta, dimostrando ancora una volta il grandissimo stato di salute del calcio danubiano.

Un altro degli avvenimenti che rendono storica questa tournée è il cambiamento della regola del fuorigioco, il 24 maggio 1925, esattamente in concomitanza con la vittoria per 5-1 sulla nazionale belga. I Diavoli Rossi riescono a prendersi la rivincita una settimana più tardi, quando si impongono per 2-1. Il Nacional riparte dal Centro Europa, sfidando prima la Nazionale svizzera – basata sulle fondamenta del Servette, la squadra che ha inventato il catenaccio – e poi quella della città di Vienna. Contro l’Austria Nasazzi si permette persino il lusso di segnare una doppietta, mentre l’ultima sconfitta giunge nuovamente contro l’Esportiu Europa. Da quel momento il Nacional inanella una serie di risultati positivi nella penisola iberica, ottenendo una convincente vittoria per 0-3 contro il Deportivo la Coruña l’8 di agosto nella partita finale.

Il Nacional si congeda dalla Gira con 38 partite giocate in 6 mesi tra 9 diversi paesi; nel computo delle partite si registrano 26 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte, con 130 gol realizzati e solamente 30 subiti. Scarone si conferma leader di quell’equipazo, segnando 26 reti in altrettante partite, mentre la migliore media gol viene fatta registrare dallo sfortunato Petrone, che appulcra le sue 7 presenze con ben 15 reti. Grandi prestazioni vengono eseguite anche dal manco Castro e da Rene Borjas – sostituto proprio di Petrone -, mentre el gran mariscal Nasazzi si riscopre goleador – 10 gol in 15 partite -, nonostante si tratti probabilmente del miglior difensore dell’epoca. La sorte migliore sarà riservata a Scarone, che riuscirà a convincere il Barcellona a puntare su di lui per la stagione 1926, prima di far ritorno alla casa madre uruguaya per non perdere lo status di dilettante e poter giocare ai successivi Giochi Olimpici, non prima comunque di aver contribuito alla vittoria blaugrana nella Copa del Rey.

Si conclude così la più epica tournée di una squadra sudamericana in Continente europeo, che ha denotato a tutto il mondo la supremazia del Sudamerica nei primi decenni del gioco del calcio.

 

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