Peñarol

Il Peñarol degli Anni Cinquanta, la Máquina aurinegra

Slider Squadre storiche Storia del calcio

Montevideo capitale del mondo calcistico. È successo e più di una volta. Strano se si pensa alla situazione del calcio moderno, con i petrodollari e il marketing europeo a farla da padrone. Eppure vi era un tempo in cui il pallone di cuoio si trovava a casa in Sudamerica. Il Santos di Pelé, a cavallo tra gli Anni Sessanta e Settanta, il River Plate di Francescoli, l’Independiente di Bochini e Bertoni, il Boca Juniors del titán Palermo e del mudo Riquelme.

Ma, contrariamente a quanto si possa pensare, il fútbol in Sudamerica l’hanno portato gli uruguagi. I primi campioni del mondo, anzi i primi a laurearsi campioni per due edizioni consecutive, anzi i primi tricampeón della storia. Già, perché a quelle latitudini i titoli olimpici di Parigi 1924 e Amsterdam 1928 vengono considerati dei veri e propri titoli mondiali. Ragione per cui ancora oggi la maglia della Celeste presenta 4 stelle. Nel 1930 l’Uruguay finalmente entra ufficialmente nella mappa, trionfando nella prima rassegna iridata della storia, disputata in casa unicamente a Montevideo (primo caso di Mondiale svoltosi in un’unica città).

Da quel momento saranno solo successi. A livello di nazionali col miracolo del 1950. Il Maracanazo, col titolo strappato ai padroni di casa brasiliani. Ma anche a livello di club. I due principali club? Di Montevideo naturalmente, con successi prima continentali e poi addirittura contro le grandi potenze europee.

Questa è la storia del Peñarol, squadra uruguagia più titolata e conosciuta come il Piemonte d’Uruguay.

Fondata nel 1891 da un gruppo di operai ferroviari inglesi, tedeschi e di Montevideo, ottiene sin da subito i primi successi in patria, quando ancora giocava con la denominazione di CURCC (Central Uruguay Railway Cricket Club). Sotto questa denominazione il club vinse i primi 5 dei suoi attuali 51 campionati uruguagi di prima divisione, prima di modificare definitivamente nel 1914 il nome in Club Atlético Peñarol, nome derivato dalla città piemontese di Pinerolo, della quale erano originari alcuni soci.

Affermatosi subito tra i più importanti club nazionali, al pari dei rivali cittadini del Nacional, i suoi giocatori formano la spina dorsale dell’Uruguay campione mondiale nel 1930, con ben 5 convocati in Nazionale.

Il primo grande ciclo della storia del club è sicuramente quello degli Anni Quaranta-Cinquanta. Nel 1944 il Peñarol torna campione nazionale per la prima volta dal ‘38 e per la 15ª totale, bissando il trionfo anche l’anno successivo. Segue poi la vittoria dei rivali del Nacional, prima dell’annullamento dei campionati 1947 e 1948 a seguito della huelga, lo sciopero dei calciatori volto ad ottenere l’avvento del professionismo.

La migliore stagione del decennio è quella del campionato del 1949. Il club trionfa in campionato ottenendo ben 16 vittorie e solamente 2 pareggi nelle 18 partite totali, staccando il Nacional di ben 6 punti (all’epoca le vittoria assegnavano ancora solo 2 punti). A questo si aggiungono anche i successi nella Copa Competencia e nella Copa de Honor (ovvero il girone d’andata del campionato, l’odierno torneo Apertura), entrambi ottenendo solo vittorie.

La rosa è nettamente la migliore del campionato, con addirittura 9 giocatori che l’anno successivo porteranno in Uruguay il titolo mondiale. Tra di essi impossibile non citare il portiere Máspoli, Miguez (capocannoniere del campionato 1949 con 20 reti in 18 partite), i fenomeni ammirati anche in Italia con Milan e Roma Schiaffino e Ghiggia, per finire col capitano Obdulio Varela.

C’è però un evento di quella stagione che è passato alla storia: il derby del 9 ottobre 1949 contro il Nacional, conosciuto in Uruguay come el clasico de la fuga.

I carboneros arrivano con 4 punti di vantaggio sui rivali, che hanno però una partita in meno. In un pomeriggio piovoso si gioca in un Estadio Centenario gremito per l’occasione.

Formazione del Peñarol: Máspoli, Hugo, Possamai, González, Varela, Ortuño, Ghiggia, Vidal, Miguez, Schiaffino e Hohberg (questi ultimi 5 facevano parte della escuadrilla de la muerte, la temibile linea delantera).

Predominio dei gialloneri, che al 38º minuto finalmente trovano il vantaggio. Azione confusa con tiri di Varela e Schiaffino ribattuti, prima dello scarico dello stesso Pepe per Ghiggia, che trova così il gol del vantaggio e la prima gioia personale contro il Nacional.

Alla fine del primo tempo viene assegnato un rigore al Peñarol, con le proteste di Tejera che viene espulso. Rigore tirato da Miguez ma parato da Paz, che non può nulla però sulla nuova conclusione di Vidal.

I giocatori ospiti non ci stanno e continuano a protestare, sfoderando tutta la loro garra charrúa, la quale causa l’espulsione di Walter Gómez reo di aver colpito con una testata l’arbitro. L’arbitro fischia così la fine della prima frazione di gioco sul punteggio di 2-0 per il Peñarol, in superiorità numerica di ben due uomini.

All’inizio della ripresa accade l’impensabile: i giocatori del Nacional non si presentano in campo, forse temendo una batosta epocale, dando così la vittoria agli aurinegros nel derby e nella Copa de Honor.

Un’onta troppo grande per la storia del club, che nonostante diverse altre batoste subite ed alcune anche inflitte dovrà sempre fare i conti con questo avvenimento. Infatti, i supporters gialloneri non mancarono subito di sentenziare che el deshonor le pesará eternamente.

Il Peñarol concluderà come detto quella stagione da imbattuto con soli due pareggi in 18 partite e 65 gol realizzati, a fronte dei 17 subiti.

Quella rosa sarà la colonna portante della squadra fino alla metà degli Anni Cinquanta, quando Schiaffino e Ghiggia si trasferiranno in Italia e Varela e Máspoli si ritireranno dal calcio. Questa resta però una base per il grande Peñarol capace di vincere 5 titoli consecutivi tra il 1958 e il 1962 e due Copas Libertadores, oltre ad una Coppa Intercontinentale, grazie soprattutto all’apporto di Alberto Spencer. Ma questa è un’altra storia…