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Quando una lattina cambiò la storia del calcio

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Ci sono partite la cui storia viene cambiata da episodi di varia natura, come una decisione arbitrale controversa, oppure un errore millimetrico di un singolo che porta a cambiare totalmente il verso dell’incontro. Ci sono però delle situazioni che cambiano per sempre la storia di una partita, come, per esempio, il lancio di una semplicissima lattina.

Ma come può una semplice lattina cambiare la storia del calcio? Semplice, se quella partita è Borussia Monchengladbach vs Inter, ottavo di finale di ritorno della Coppa dei Campioni 1971-1972, nella quale a scontrarsi sono due tra le squadre più forti del decennio, in una di quelle partite che sostanzialmente vanno ad anticipare una specie di semifinale.

Il Borussia Mönchengladbach, allenato da Hennes Weisweiler, è una delle squadre tedesche più forti mai esistite, destinata in futuro a dominare in Germania tra il 1974 e il 1977 e a strapparsi dei successi prestigiosi in Europa – due Coppe UEFA –, oltre che sfiorare la vittoria della Coppa dei Campioni nella stagione 1976-1977. È una squadra incredibile, dallo stile di gioco offensivo spregiudicato, pragmatico e tipicamente tedesco, che può vantare fuoriclasse come Jupp Heynckes, uno dei migliori centravanti in Europa, Gunter Netzer, regista possente e allo stesso tempo leggiadro nelle movenze, Berti Vogts, mastino sulla fascia destra, Rainer Bonhof, mediano tuttofare dalle grandi prodezze balistiche.

L’Inter di Giovanni Ivernizzi, invece, presenta ancora elementi reduci dalla Grande Inter – vedasi i vari Burgnich, Facchetti, Jair e Mazzola –, ma può inoltre vantare giocatori del calibro di Roberto Boninsegna, centravanti roccioso e prolifico – 171 gol in 281 partite con la divisa nerazzurra non per caso –, Gabriele Oriali, uno dei mediani più iconici di sempre, e Ivano Bordon, portiere che ha raccolto l’eredità di Sarti tra i pali della Beneamata. L’Inter oppone il gioco offensivo dei tedeschi ad uno stile di gioco più all’italiana, ma non di minore efficacia.

All’andata, l’Inter vince a San Siro 4 a 2, grazie ai gol di Bellugi, Boninsegna, Jair e Ghio, i gol di Le Fevre e Wittkamp non riescono ad evitare la sconfitta. L’Inter, nonostante i due gol subiti, sembra poter amministrare il risultato al ritorno. Ma ciò non succede. Infatti, il Borussia Mönchengladbach, al Bökelbergstadion parte fortissimo alla caccia dell’impresa, con un assalto continuo ed inarrestabile alla porta nerazzurra. I Föhlen passano quindi subito in vantaggio con Heynckes, Boninsegna però risponde prontamente. Al minuto 29, però, avviene il fattaccio: Boninsegna viene colpito alla testa da una lattina, che scompare nell’istante in cui Mazzola cerca di usarla come schiacciante prova del fatto che un tifoso tedesco ha colpito l’attaccante mantovano. L’Inter quindi si demoralizza, perdendo in modo netto di lucidità e subendo un’imbarcata senza precedenti: 7 a 1. Netzer, Heynckes e Le Frevre fanno una doppietta a testa, con il regista tedesco che è autore di una delle migliori prestazioni della sua carriera, che proprio in quella stagione aveva raggiunto il suo apice. A chiudere la pratica è Sieloff su rigore, in uno dei risultati più clamorosi della storia della Coppa dei Campioni.

L’Inter però sostiene di aver subito un torto non da poco e che quell’evento ha avuto un’influenza non trascurabile nello svolgimento della partita da parte dei meneghini; dall’altra parte, i Föhlen accusano gli interisti di aver creato una messa in scena per riuscire a ribaltare la situazione a proprio favore. Nel mentre, viene fermato un tifoso tedesco, con la sciarpa del Borussia, che era stato individuato dai testimoni della vicenda ed è chiamato a testimoniare in tribunale. Ad attivarsi per l’Inter è l’avvocato Peppino Prisco, storico dirigente dell’Inter dal 1963 al 2001 – anno della sua morte –, che cerca in tutti i modi di ottenere la vittoria a tavolino, non riuscendoci. Riuscirà però, dopo un’intensa battaglia legale tenutasi a Ginevra con la commissione UEFA e i legali del Borussia Mönchengladbach, ad ottenere il replay del match, in campo neutro, stavolta all’Olympiastadion di Berlino.

Il replay della partita ha un andamento differente, con l’Inter che porta a casa il pari a reti inviolate con il più semplice dei catenacci, ribaltando una situazione in cui inizialmente erano fuori. Il suo cammino sarebbe proseguito fino alla finale a Rotterdam, persa contro il leggendario Ajax di Johan Cruijff, autore di una doppietta storica.

Sono uscite negli anni diverse versioni di questa vicenda, spesso discordanti. C’è chi afferma che fosse stato giusto far ripetere la partita dopo questo evento, chi invece pensa che l’Inter abbia ingigantito la vicenda a proprio favore per salvarsi da un’umiliazione inaccettabile. Ma una cosa è certa, quella lattina è entrata di diritto nella storia del calcio, facendo divenire quella gara la Partita della lattina. Perché a volte, più di un gol, più di una parata, più di un errore, anche una lattina, apparentemente innocua, può riscrivere la storia del calcio.