La tregua di Natale

La tregua di Natale

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È il 24 dicembre del 1914, è in corso da 5 mesi la Prima Guerra Mondiale, 5 mesi che han portato via oltre 1 milione di vite; i soldati di Germania e Inghilterra sono disposti nelle proprie trincee, e, come da mesi avviene, combattono contro il nemico, l’unico modo per sopravvivere è far sì che non ci siano più soldati pronti a scaricare una raffica di pallottole sulla propria persona, non ci sono vie di mezzo. A meno che non inizi un’insperata tregua.

All’improvviso, però, si sente qualcosa di anomalo: dalla trincea tedesca iniziano dei canti tipici natalizi, vengono inoltre disposte delle candele e qualche oggetto che potesse ricordare delle decorazioni; gli inglesi, a loro volta, rispondono con altri canti. È un momento strano, quasi magico.

All’alba del 25 dicembre la maggior parte dei soldati credeva che per quel momento fosse arrivata la fine definitiva, che si dovesse tornare a spararsi gli uni contro gli altri, ma avviene qualcosa di ancora più sorprendente: un soldato inglese prende la rischiosa iniziativa, ed esce con le mani alzate dalla trincea, avvicinandosi al nemico. Lo segue prima qualche compagno, poi anche i tedeschi prendono coraggio e vanno incontro agli inglesi. I due schieramenti si raggiungono e stipulano una tregua informale per quel giorno. La voce si sparge lungo le altre trincee, tutti sono coinvolti. I soldati di schieramenti opposti non si scambiavano più pallottole ma regali, naturalmente limitati dalla situazione nella quale si trovavano, d’altro canto non era importante cosa si regalasse, ma il gesto in sé.

All’improvviso dagli zaini degli inglesi sbuca fuori un pallone, i soldati non ci pensano due volte, si dispongono in due squadre e iniziano una partita, il campo è delimitato dagli altri soldati, alleati e nemici, i pali delle porte sono fatti con gli elmetti e con i cappotti. Calcisticamente parlando inglesi e tedeschi erano di nuovo contro, umanamente parlando, invece, stavano giocando insieme, erano tornati ragazzini, innocenti e senza alcun odio imposto dalla guerra.

Al fischio finale, la partita era sul 3-2 per i tedeschi, il fischio, o meglio il rumore, era quello di un cannone, sparato dai supremi comandi che, indignati, decisero di porre fine a quella tregua e di riportare tutti con i piedi per terra, dopo aver sognato, anche solo per qualche minuto, anche solo per un istante, di porre fine a quelle atrocità a cui erano giornalmente obbligati.

I soldati si voltarono le spalle e tornarono alle loro postazioni, ricominciò la guerra, ma nessuno di loro avrebbe dimenticato fino alla fine dei propri giorni quella volta in cui, durante una guerra mondiale, furono realmente liberi.



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