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Lazio, sarebbe un gran peccato

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La Serie A è al momento coinvolta nel clima di paura e tensione che ha portato l’emergenza Coronavirus in tutta Italia, il maggior campionato italiano di calcio è ormai fermo, e lo sarà ufficialmente fino al 3 aprile, anche se molto probabilmente questa scadenza sarà prolungata. Ci sono delle ipotesi per permettere l’emissione dei verdetti finali, si parla di playoff e playout, oppure della possibilità di considerare la classifica cosi com’è adesso, ma, a questo punto, c’è il serio rischio che si arrivi al totale annullamento del campionato e comunque vadano le cose, il tutto è ormai compromesso e lo svolgimento regolare della competizione è alterato.



Il calcio è solo un gioco ed è giusto metterlo in secondo piano rispetto ad un problema che colpisce la salute pubblica, ma è davvero un gran peccato. La Serie A stava dando spettacolo come poche altre volte negli anni recenti, tutto ciò grazie alla crescita di alcune squadre che stavano garantendo una maggiore competitività, dando del filo da torcere alla Juventus, tra queste l’Inter di Antonio Conte che, però, nelle ultime giornate si è un po’ allontanata, consegnando alla Lazio lo scettro di maggior antagonista dei bianconeri.

Ebbene sì, perché la Lazio, dopo ventisei partite giocate – anche se alcune squadre sono ferme a venticinque – occupa la seconda posizione con sessantadue punti, uno in meno della capolista Juventus, che ha superato i laziali vincendo nell’ultima giornata disputata la gara di recupero contro l’Inter. Nessuno si sarebbe aspettato un rendimento del genere da parte dei biancocelesti, che stanno raccogliendo i frutti di un progetto guidato da Simone Inzaghi. Il tecnico era un giocatore della Lazio quando la squadra vinse il suo secondo e al momento ultimo scudetto nel 2000, con Eriksson in panchina, prima di intraprendere la carriera di allenatore passando dalle giovanili del club romano e arrivando a guidare la prima squadra che gestisce ormai da quattro anni.

Da allenatore Inzaghi ha già vinto una Coppa Italia lo scorso anno e due Supercoppe Italiane – 2017, 2019. La Lazio quest’anno ha superato il record più lungo d’imbattibilità della storia del club, diciassette partite senza sconfitte, traguardo tagliato dalla squadra di Eriksson nella stagione 1997/1998, Inzaghi e company sono a quota 21, comprese le vittorie di prestigio contro Juventus, Inter e Napoli.

Simone Inzaghi è riuscito a incorniciare in un organizzato sistema di gioco la grande qualità della rosa che negli anni è cresciuta grazie alla capacità della società di muoversi con grande intuito sul mercato, riuscendo anche a trattenere i giocatori più importanti. L’allenatore dei capitolini ha dimostrato col tempo di sapersi adattare ai giocatori che ha a disposizione, all’inizio della sua avventura alla guida della prima squadra schierava i suoi con il 4-3-3, affidandosi al tridente Keita-Immobile-Felipe Anderson, poi è passato al 3-5-2 o 3-5-1-1, moduli ai quali si affida tutt’oggi.



Il miglioramento decisivo che ha permesso alla Lazio di alzare l’asticella rispetto agli anni passati è avvenuto in difesa: al momento la Lazio ha la migliore difesa del campionato con ventuno gol subiti, mentre nei due anni precedenti la squadra aveva terminato con l’ottava – 2018/2019 – e la decima – 2017/2018 – miglior difesa del torneo.

Ciò è legato, tra le altre cose, alla crescita di Thomas Strakosha, portiere che a oggi dà le giuste garanzie, deve ancora migliorare nelle uscite, in particolare in quelle alte ha dimostrato di avere qualche problema, ma tra i pali possiede un senso della posizione e una reattività che lo rendono spesso protagonista – basta guardare l’ultima partita contro il Bologna.

La difesa a tre vede sul centrosinistra Ștefan Radu, giocatore che garantisce esperienza – più di 300 presenze in maglia biancoceleste – e affidabilità, anche lui sa sempre dove collocarsi facendosi trovare puntualmente al posto giusto al momento giusto. Sul centrodestra c’è stata una grande rotazione negli anni ma adesso Luiz Felipe sembra essersi conquistato quel posto, il ventiduenne brasiliano garantisce velocità, atletismo e anche una buona qualità quando in possesso del pallone. Al centro di questa retroguardia il leader del reparto è Francesco Acerbi, giocatore intelligente, forte sia fisicamente che tecnicamente, è spesso lui ad assumersi delle responsabilità in impostazione trovando Luis Alberto, che è chi più di tutti si abbassa per prendere palla dai difensori, o aprendo sulle fasce perché, molte volte, l’azione è orientata sugli esterni prima di attivare il movimento dei centrocampisti e degli attaccanti.

Proprio agli esterni di centrocampo, Senad Lulić e Manuel Lazzari, Inzaghi chiede un grande sacrificio, perché gli assegna il compito di abbassarsi creando una difesa a cinque in fase difensiva e quello di dare supporto alla fase offensiva quando è invece il momento di attaccare.

A dare un’ulteriore protezione alla difesa è Lucas Leiva, che rompe il gioco tra le linee degli avversari e fornisce equilibro ad un reparto che altrimenti presenterebbe delle difficoltà in copertura. Inoltre, la presenza del brasiliano permette ai giocatori offensivi di attaccare preoccupandosi meno della fase difensiva e avere quindi maggiore libertà.

La solidità difensiva dei biancocelesti ha avuto un surplus rispetto agli scorsi anni anche grazie al diverso atteggiamento di Sergej Milinković-Savić, che ha aumentato il numero medio dei contrasti per partita, da 1.4 a 1.6, e il numero medio degli intercetti, da 0.9 a 1.3, diventando un giocatore completo.

Una delle qualità della Lazio è quella di riuscire a variare l’atteggiamento generale nel momento giusto: il più delle volte i capitolini pressano gli avversari tenendo il baricentro alto e facilitando in questo modo il recupero rapido del pallone, anche grazie all’aggressività dei tre difensori centrali, che negli ultimi trenta metri marcano a uomo gli attaccanti avversari, altre volte, si preferisce rimanere bassi e compatti con gli attaccanti maggiormente attenti a bloccare le linee di passaggio e disturbare quindi il mediano avversario.



Subire meno gol non significa segnare di meno, perché anche in fase offensiva la Lazio è una squadra che crea tanto. Stiamo parlando infatti del secondo miglior attacco del campionato dietro l’Atalanta. In fase di possesso la Lazio è imprevedibile perché basa il suo gioco su un gran movimento dei suoi uomini offensivi e questo spesso manda in bambola gli avversari.

Il fulcro del gioco offensivo della Lazio è Luis Alberto. Lo spagnolo in passato era usato da trequartista, a volte da seconda punta, ma, già dalla scorsa stagione, Inzaghi ha deciso di schierarlo nel ruolo di mezzala, da quella posizione Luis Alberto ha più spazio e tempo per dettare il gioco. L’ex Liverpool è in grado mettere in atto una moltitudine di soluzioni una volta entrato in possesso del pallone: si abbassa per ricevere palla e può a quel punto gestire la sfera con passaggi rapidi e brevi, innescando il movimento degli attaccanti o dei giocatori che ricevono tra le linee, oppure provando il lancio lungo per la torre Milinković-Savić.

La fisicità del centrocampista serbo è sfruttata molto dalla squadra di Inzaghi che spesso alza Milinković sulla linea degli attaccanti, il serbo è un vero e proprio dominatore delle palle aeree, non solo può fare da sponda, ma tante volte controlla e mette giù palloni provenienti da 40-50 metri con una disinvoltura spaventosa, a quel punto può diventare pericoloso calciando in porta o scambiando ulteriormente con i compagni.

Come già detto, il maggior punto di forza della Lazio è il continuo movimento dei suoi uomini offensivi. Le due punte Ciro Immobile e Joaquín Correa non danno punti di riferimento, spesso è l’argentino ad abbassarsi e l’azzurro a correre in profondità, i due si possono allargare per agire anche in posizioni più esterne, nel frattempo le mezzali Luis Alberto e Milinković possono attaccare gli spazi fra le linee, mentre gli esterni di centrocampo si alzano e danno un ulteriore supporto.

Da non dimenticare anche l’aiuto dei difensori centrali, che spesso avanzano per creare superiorità numerica, soprattutto lungo le fasce insieme alla mezzala e all’esterno.

Insomma, la Lazio nell’ultimo quarto di campo è un vero e proprio uragano, tanti uomini che attaccano l’area di rigore avversaria spostandosi da una parte all’altra e muovendo il pallone con velocità e precisione. Questo continuo movimento spiega anche i quattordici rigori fischiati a favore, dieci dei quali sono stati realizzati da Immobile, attuale capocannoniere del campionato con ventisette gol, il bomber italiano punta a superare il record di 36 gol raggiunto da Gonzalo Higuaín nella stagione 2015/2016. Immobile è il giocatore simbolo di questa Lazio, l’attaccante napoletano non è solo un grande finalizzatore, egli ha anche una capacità associativa non indifferente, e i sette assist ne sono la prova. I biancocelesti hanno anche il miglior assist-man del campionato, Luis Alberto con dodici assist. Una squadra quindi che ha aggiunto alla grande qualità offensiva una forte solidità difensiva, la somma fa una squadra da scudetto.



Da sfatare è anche la diceria che fa della Lazio una squadra forte negli undici titolari ma che non ha le giuste riserve, perché Felipe Caicedo ha dimostrato di essere ben più di una riserva, sia da prima sia da seconda punta, l’ecuadoriano possiede doti fisiche, tecniche e realizzative importanti. Patric è cresciuto da terzo centrale e quando chiamato in causa ha sempre fatto bene cosi come Jony, che dopo un inizio difficile è pian piano cresciuto. Altra arma importante è Danilo Cataldi, decisivo il suo ingresso in campo all’ottava giornata di campionato contro l’Atalanta in quel secondo tempo che vide la Lazio recuperare tre gol di scarto, in quella che è stata probabilmente la partita svolta del campionato dei biancocelesti. Senza dimenticare il sempreverde Marco Parolo o lo stesso Adam Marušić.

La Lazio quest’anno stava spiccando il volo, vederla dare spettacolo era diventata una piacevole abitudine di fine settimana, ma le nostre abitudini sono state stravolte e l’intero calcio italiano ha dovuto fermarsi, speriamo di ritrovare velocemente la nostra quotidianità e di non vedere annullato il torneo perché sarebbe un gran peccato, soprattutto per questa Lazio.


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