Locatelli

Manuel Locatelli è diventato grande

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Ci sono tanti calciatori che sembrano destinati a compiere grandi imprese, raggiungere e superare traguardi incredibili, magari sempre con lo stesso stemma, lo stesso simbolo cucito sul petto. Calciatori che, inspiegabilmente, si perdono durante la loro scalata – chi non sta ancora aspettando il definitivo salto di qualità di Bojan Krkić o la consacrazione nel mondo del calcio dei grandi della ‘Formica Atomica‘? – , ecco, Manuel Locatelli sembrava essere uno di questi.



La carriera calcistica di Locatelli inizia prestissimo, a 6 anni viene infatti selezionato dalle giovanili dell’Atalanta, dove rimane fino agli 11, per poi passare al Milan, squadra nella quale fa l’intera trafila che va dagli Esordienti fino in prima squadra, dove esordisce nella stagione 2015/2016 sotto la guida tecnica di Cristian Brocchi – suo allenatore già nella Primavera –, chiamato ad essere il traghettatore della squadra dopo l’esonero di Siniša Mihajlović. In questo periodo il Diavolo non è più la corazzata che aveva scritto la storia del calcio italiano ed europeo, ha perso molti dei suoi grandi campioni e sta cercando di rilanciarsi anche grazie ai prodotti del proprio vivaio. Nello stesso anno, infatti, esordiscono altri ragazzi della Primavera come Davide Calabria e Gigio Donnarumma e, l’anno successivo, si unisce alla prima squadra anche Patrick Cutrone. 

Locatelli viene subito schierato come vertice basso di un centrocampo a tre, in quel ruolo trova continuità con l’arrivo di Montella in panchina, complice anche l’infortunio di Montolivo. Il ragazzo è ordinato in fase difensiva e in possesso si distingue per una buona precisione nei passaggi e delle doti balistiche importanti: segna il suo primo goal in carriera in una gara di Serie A contro il Sassuolo, un sinistro potentissimo che termina all’incrocio dei pali.

Il goal è da vedere e rivedere, e soprattutto si può apprezzare la consapevolezza e la delicatezza che il ragazzo ha nel calciare la palla: arriva al tiro con il corpo sbilanciato, troppo all’indietro, eppure il pallone non vola alto in curva, ma si insacca meravigliosamente sotto il sette, il tutto con il piede “debole”. L’esultanza è quella di un tifoso più che di un calciatore, corre all’impazzata per il campo, mani tra i capelli e poi tese verso l’alto quasi a voler abbracciare tutto il pubblico di San Siro, lacrime agli occhi e compagni che lo sommergono.

A fine gara si presenta ai microfoni per l’intervista a bordo campo un ragazzo, più bambino che uomo, commosso, in lacrime, che ringrazia con la voce spezzata tutta la sua famiglia e tutti quelli che hanno sempre creduto in lui, immagini e parole che raccolgono l’essenza della passione per il calcio e che fanno bene al cuore.

Il goal più importante siglato da Locatelli, però, è un altro, forse tutt’ora il più iconico della sua carriera. È la nona giornata di Serie A, la Juve di Max Allegri arriva a San Siro da capolista con 21 punti sui 24 disponibili – perde solo la quarta giornata con l’Inter – il Milan è poco dietro, a 16 punti. La gara è tesa, le due squadre non riescono ad impensierire troppo i portieri avversari, ma intorno al sessantacinquesimo minuto, quando Suso serve con un passaggio rasoterra Locatelli, lasciato colpevolmente libero sullo spigolo destro dell’area di rigore, Manuel stoppa di sinistro indirizzando la sfera verso il centro dell’area e, ancora molto defilato, lascia partire un bolide di esterno destro che schiaffeggia la traversa e si insacca alle spalle dell’incolpevole Buffon, facendo esplodere ancora una volta San Siro.

In questo momento il ragazzo/bambino visto dopo il primo goal contro il Sassuolo sembra non esistere più, Locatelli è un calciatore, un professionista, un uomo, esulta scivolando sulle ginocchia a braccia aperte verso il pubblico, gli occhi non sono più lucidi, l’espressione non è quella di un ragazzino in lacrime ma è quella di un uomo sicuro di sé e dei propri mezzi.

La maggior parte degli addetti ai lavori e degli appassionati erano certi di essere di fronte ad un talento indiscusso, un giovane uomo capace di rappresentare il Milan prima ed il calcio italiano poi. Sembrava un predestinato ma qualcosa, ad un certo punto, andò storto. Il Milan non riusciva ad ingranare, lasciava punti importanti sul campo alle avversarie, il suo gioco calava di qualità e intensità, e Locatelli era il centro, il fulcro di quel gioco. Le sue prestazioni non calarono a picco, più che altro andarono normalizzandosi, in una piazza così esigente ma allo stesso tempo in una squadra non così competitiva, Locatelli non riusciva ad avere la personalità per rischiare la giocata, si limitava spesso a svolgere il suo compitino, e questo, aggiunto a qualche inevitabile errore, portò lui a perdere fiducia nei propri mezzi e il Milan a perdere fiducia in lui. Il tutto, ovviamente, venne ampiamente alimentato da stampa e appassionati, che sono pronti a ergerti a fenomeno alla prima rete e a stangarti al primo errore.



Nell’estate che porta alla stagione 2019/2020, Locatelli lascia il Milan a titolo definitivo per 12,5 milioni di euro, diventando il calciatore più costoso nella storia del Sassuolo. Roberto De Zerbi, allenatore della squadra emiliana, vede in lui il degno erede di Sensi, ceduto all’Inter.

In un’intervista che ha da poco rilasciato, Locatelli parla dell’addio al Milan, per lui «devastante». Subito dopo aver ricevuto la notizia di non essere più fondamentale per il Club, racconta di aver pianto lacrime amare, cercando poi il sostegno della fidanzata e dei genitori. Ecco che si rivede il Locatelli del primo goal in Serie A, un ragazzo/bambino al quale hanno infranto il sogno di diventare una bandiera del club per il quale giocava fin da piccolo, un professionista sensibile e da tutelare, da aspettare, cosa che il Milan non fece.

Nelle prime presenze in maglia neroverde viene schierato nello stesso ruolo che ricopriva al Milan, quello di vertice basso di un centrocampo a tre – ruolo che, appunto, ricopriva Sensi prima di essere ceduto. Le prestazioni di Locatelli iniziano pian piano a migliorare, nel ragazzo sta cambiando qualcosa, ad ogni partita acquista sicurezza. Il Sassuolo non è sottoposto alle stesse pressioni societarie e alle stesse attenzioni mediatiche del Milan, si ha il tempo di crescere e soprattutto la possibilità di sbagliare.

Il definitivo salto di qualità, però, lo ha fatto quest’anno: nel 4-2-3-1 di De Zerbi, Locatelli è il mediano di sinistra con compiti di regia, detta i tempi e imposta la manovra della squadra, grazie alla sua visione di gioco e alla sua qualità nei passaggi, ma è anche un giocatore molto duttile e capace di occupare diverse posizioni del campo in base ai momenti e le esigenze della partita. Più volte, ad esempio, avendo anche qualità fisiche e difensive importanti, lo si vede protagonista della salida lavolpiana del Sassuolo, con lui che arretra nella posizione di difensore – al centro o nel centro-sinitra – insieme agli altri due centrali, con i terzini che avanzano. Altre volte, invece, sale a fare la mezzala con compiti più offensivi, avendo le qualità per fornire assist ai compagni e un buon dribbling per saltare la pressione avversaria. La cosa che però si nota subito, appena mette piede sul terreno di gioco, è la sua consapevolezza di poter essere decisivo. Ha ottenuto la maturità calcistica e il vero salto di qualità lo ha fatto a livello mentale, aspetto fondamentale per diventare un campione. Come ha detto lo stesso De Zerbi parlando di lui, ha acquisito la spavalderia e l’arroganza che ad un grande giocatore servono, ma deve limarle e saperle dosare perché l’eccesso di confidenza nei propri mezzi può anche portarti a fare qualche errore di troppo.

Grazie alle sue prestazioni ha conquistato anche la fiducia del CT della Nazionale italiana Roberto Mancini, che con ogni probabilità lo porterà agli Europei, dove il ragazzo proverà a giocarsi le sue carte per ritagliarsi un posto da titolare – al momento complicato da pensare, visto il trio di inamovibili Barella-Jorginho-Verratti. Intanto, durante le gare valide per la qualificazione al prossimo Mondiale, Locatelli ha trovato il suo primo goal in azzurro, e come da tradizione, è stato meraviglioso: un destro a giro, da dentro l’area di rigore, che si è insaccato morbidamente alle spalle del portiere bulgaro.

In un mondo che va veloce, troppo veloce, anche il calcio ha aumentato i giri e si ha l’impressione che se un ragazzo di vent’anni non sia riuscito ad affermarsi sia da sostituire, da scartare. Manuel Locatelli ha avuto bisogno di quel tempo che il Milan non ha voluto o più semplicemente non ha saputo dargli, e ad oggi è uno dei prospetti italiani più promettenti e affermati che la nostra Nazione è stata in grado di partorire, un centrocampista di grandissima qualità che già dalla prossima stagione potrebbe vestire di nuovo una maglia importante, visto che i top club, italiani e non, se lo stanno già contendendo.

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