Malinovskyi

Ruslan Malinovskyi ha ancora una possibilità

Calcio Europeo Calcio Italiano I Personaggi I Personaggi PSS Slider

L’estate 2019 scorre monotona, e i calciatori, dopo un mese di vacanza, stanno ritornando lentamente alla normalità, cominciando a riprendere confidenza con il campo. A interrompere quella normalità c’è un calciomercato che in quei giorni sembra quasi impazzito, e in mezzo ai grossi colpi delle big, l’Atalanta si muove a fari spenti e trova l’accordo con il Genk per l’acquisto di Ruslan Malinovskyi, che viene pagato 13 milioni di euro.

Il suo arrivo in Italia non è totalmente avvolto nel buio, dato che è considerato una delle mezzali più talentuose d’Europa e altre squadre, fra cui Fiorentina, Roma e Borussia Dortmund, hanno provato a prenderlo. Alla fine l’ucraino rimane affascinato da quell’aura di magia calcistica che circonda Gasperini e la sua squadra, forse pensa che la sua carriera possa definitivamente prendere il volo, dato che a 26 anni, l’età d’oro per un calciatore, non è ancora diventato il centrocampista che tutta l’Ucraina si aspettava diventasse.


Gli inizi complicati in Ucraina

Sin dalla sua adolescenza è considerato uno dei talenti più emozionanti che il calcio ucraino abbia mai prodotto, e infatti a 13 anni si trasferisce allo Shakhtar Donetsk, la squadra ucraina con il miglior settore giovanile, dopo aver passato la maggior parte della sua prima infanzia a giocare con la squadra della sua città natale, Žytomy.

Con la nuova squadra non fa fatica ad imporsi e diventa subito la punta di diamante delle giovanili dello Shakhtar, tanto da entrare stabilmente in prima squadra a soli 17 anni, ma nessuno sembra disposto a concedergli spazio per esordire fra i grandi e le uniche partite che gioca con la maglia degli Hirnyky sono con la seconda squadra, con cui segna 10 gol in 39 partite.

Nel 2012, a diciannove anni, lo Shakhtar decide di mandarlo in prestito al Sevastopol, ma anche qui Ruslan non riesce ad esprimere il suo talento. Sembra quasi che i suoi piedi, tanto delicati, si rifiutino di giocare in un campionato così poco tecnico come quello ucraino. Forse, inconsciamente, vuole di più. Forse vuole giocare con quelli che ritiene al suo stesso livello, o forse è solo l’ennesima promessa non mantenuta.

Sul finire del 2013 la mezzala ritorna allo Shakhtar, ma l’allenatore gli dice subito che non ha intenzione di inserirlo nel suo progetto e che quindi deve cercarsi un’altra squadra. Malinovskyi, rassegnato, si trasferisce una settimana dopo allo Zorya Lugansk, una squadra mediocre che però gli garantisce quella continuità di prestazioni che fino ad allora non aveva ancora trovato. Nella prima stagione segna 3 gol in 8 partite, iniziando a dimostrare il suo talento e il fatto che possa giocare fra i grandi. L’anno successivo, dopo che lo Zorya gli ha rinnovato il prestito per due stagioni, arretra la sua posizione e gioca da mediano, mostrando ottime doti sia in fase di impostazione che d’interdizione, grazie anche ad uno spiccato dinamismo, benché il suo fisico, ancora troppo leggero, non permetta a Ruslan di vincere molto duelli individuali. Ciononostante si afferma come uno dei migliori centrocampisti del campionato, mettendo insieme 31 presenze, 3 gol e 4 assist, e il 31 marzo fa anche il suo esordio con la Nazionale ucraina.


L’affermazione con il Genk

Quello che era considerato l’ennesimo talento perduto ritorna ad essere un giocatore molto ricercato per le sue doti quasi uniche, ma decide di rimanere allo Zorya per ancora 6 mesi, nei quali realizza 7 gol e 2 assist, e in gennaio si trasferisce in prestito al Genk, una delle migliori squadre del campionato belga.

Il ragazzino che non voleva lasciare la sua nazione, dopo essersi duramente scontrato con la realtà, ha deciso di andare in Belgio, una nazione con una lingua e una cultura completamente diversa rispetto alla sua Ucraina.

Malinovskyi sembra essere definitivamente maturato e non ci mette molto ad entrare nei meccanismi di squadra, tornando a giocare da mezzala, e soprattutto è ben voluto dai compagni, che lo considerano un ragazzo tranquillo e sempre pronto a scherzare, con un perenne sorriso sul volto.

Tuttavia, a inizio maggio, Ruslan si rompe il crociato e gli viene pronosticato uno stop di circa 7 mesi, che getta il 23enne nello sconforto più totale, soprattutto perché teme che il Genk non lo riscatterà dallo Shakhtar e lui dovrà tornare in una squadra che non l’ha mai voluto. Contro ogni pronostico, però, il club belga ci crede e decide di dargli una nuova opportunità, rinnovando il prestito per ancora un anno.

Malinovskyi lavora duramente per recuperare dall’infortunio e ad inizio gennaio riesce a ritornare in campo, determinato a ripagare la fiducia del Genk: in soli sei mesi realizza 7 gol e 8 assist in 27 partite, convincendo la squadra belga ad acquistarlo per soli 2 milioni di euro dallo Shakhtar, che vorrebbe riprenderlo, ma non può più farlo per espressa volontà del giocatore.

La mezzala ucraina, liberatasi di un passato troppo ingombrante, adesso può giocare libera da qualsiasi pensiero, e il suo talento, prima imprigionato, continua a deliziare i suoi tifosi, che stravedono per lui e per qualsiasi sua giocata. Allo stesso tempo Malinovskyi matura anche fisicamente, aggiungendo un’altra qualità al suo repertorio: pur non essendo un gigante, possiede un fisico robusto ma allo stesso tempo slanciato, che gli permette di essere contemporaneamente un calciatore tanto dinamico quanto solido. L’allenatore Stuivunberg lo conferma da mezzala e lui realizza 7 gol e 4 assist in 42 partite, con il Genk che arriva solo quinto in classifica.

I tifosi, però, cominciano a chiedere a Malinovskyi di segnare con più frequenza, di diventare l’attaccante aggiunto della squadra, dato che possiede un tiro dalla distanza forte e preciso, che potrebbe sfruttare in particolare sui calci piazzati.

La crescita calcistica di Ruslan non è stata improvvisa, ma graduale, e questo ha portato i tifosi a pretendere sempre di più dal ragazzo: per esempio, appena è riuscito a trovare continuità nello Zorya, gli è stato subito chiesto di diventare il leader della squadra. Anche il Genk gli ha chiesto di migliorare e la mezzala ucraina, matura e consapevole dei propri mezzi, non si è tirata indietro.

I piani della dirigenza per la stagione 2018/2019 sono chiari: la squadra vuole ritornare a vincere il titolo nazionale dopo quasi 10 anni di distanza dall’ultima volta. Le prime giornate mostrano un Genk in forma straordinaria, capace di giocare un calcio offensivo e spettacolare, che trova in Samatta e Malinovskyi i suoi uomini chiave. Alla fine il Genk riesce a vincere il campionato con 7 punti di vantaggio sul Bruges: Ruslan realizza 13 reti e 13 assist fra campionato e play-off, certificando la sua crescita esponenziale.

I maggiori top club europei finalmente si accorgono del ragazzo e in particolare Roma e Borussia Dortmund sembrano disposte a investire su di lui. Shevchenko, commissario tecnico della Nazionale ucraina, lo esalta e dice che è pronto per il grande salto, ma forse lo stesso Ruslan non è convinto delle parole dell’ex-campione del Milan e a inizio luglio accetta di trasferirsi all’Atalanta, una squadra dalle grandi ambizioni e dai grandi mezzi, ma che storicamente non è una big, e quindi può dargli la tranquillità necessaria per inserirsi nel grande calcio europeo, considerando anche la bravura di un maestro di calcio come Gasperini.


Alti e bassi con la Dea

La sua scelta, ad oggi, non lo ha però premiato, nonostante l’inizio sia stato decisamente promettente: nel precampionato ha messo in mostra un repertorio tecnico molto ampio, con passaggi, dribbling e assist di altissimo livello.

Già nelle prime giornate di campionato, però, qualcosa sembrava essere cambiato, perché quel giocatore che prima appariva così dinamico, tecnico e a tratti quasi sfrontato, si era involuto in una mezzala lenta e timida, che non tentava mai la giocata. Un controsenso pensando a ciò che Malinovskyi aveva fatto vedere in Belgio.

In ottobre sembrava essere improvvisamente rinato, con un gol al Manchester City in Champions League e alcune buone prestazioni che gli erano valse il titolo di giocatore del mese, ma già il mese successivo era sparito, complice un espulsione rimediata contro la Sampdoria, difetto, quello dell’irruenza, che si è portato dietro per anni. A inizio dicembre, però, Ruslan ha fatto intravedere lampi della sua delicata classe: contro l’Hellas Verona ha realizzato un gol spettacolare da fuori area, mentre nella partita successiva, contro il Bologna, ha divertito il pubblico con tutta la sua tecnica, segnando anche un gol con un taglio da attaccante vero.

Eppure, quando Gasperini sembrava disposto a concedergli ancora più spazio, Malinovskyi è ripiombato in una triste mediocrità, complice anche l’esplosione di Pašalić, che gli ha soffiato il ruolo di vice Gómez. Il problema di Ruslan è proprio questo: l’allenatore l’ha subito inquadrato come un trequartista, e quindi come il sostituto ideale del Papu, benché egli non disponga delle caratteristiche necessarie per giocare in quella zona di campo estremamente importante per l’Atalanta, mentre Pašalić, più rapido e strutturato fisicamente, si è subito adattato alle esigenze del tecnico.


L’ultima possibilità

Nelle ultime tre partite giocate dalla Dea, Ruslan sembra essere nuovamente rinato, segnando due gol ma partendo sempre dalla panchina. Eppure i tifosi stravedono per lui e lo considerano quasi un top player, nonostante non sia ancora diventato tale e non abbia molte altre opportunità per diventarlo: l’età avanza e ormai si può dire un giocatore maturo, all’apice della sue qualità atletiche e tecniche.

Malinovskyi ha ancora una possibilità per diventare grande e dovrà sfruttarla al meglio, perché la sua eleganza e il suo dinamismo, almeno sulla carta, hanno ben pochi eguali nel campionato italiano.


Condividi su...
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter