Giugliano

Farfalla fuori, leonessa dentro

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La farfalla, creatura quasi magica per la penna dei poeti, è spesso apprezzata per i suoi molteplici significati simbolici: dalla trasformazione radicale – che parte dal bruco e passa dal bozzolo – alla leggiadria, sino alla bellezza e alla raffinatezza.

Manuela Giugliano, centrocampista della Nazionale Italiana in forza al Milan, è questo e davvero tanto altro: è infatti unica la capacità della ragazza di Castelfranco Veneto di unire uno stile di gioco molto bello esteticamente a tanta grinta, corsa e dedizione, il tutto nella compattezza di 157 centimetri e 48 chilogrammi. Farfalla, quindi, per chi la vede dall’esterno, immaginandola sul prato verde a volteggiare con il pallone tra i piedi, ma leone – o meglio, leonessa – per chi la conosce bene e la osserva ogni fine settimana, correndo per tutto il campo al fine di recuperare un pallone e lanciarlo in avanti con il suo piede morbido cercando un assist, specialità della casa.

Dotata di un talento fuori dal comune, Manuela riesce a conciliare in sé la fantasia del trequartista e la grinta del mediano di quantità, risultando una delle calciatrici più complete del nostro campionato, tanto da ottenere una maglia da titolare fissa in Nazionale da due anni a questa parte, scavalcando nelle gerarchie le più esperte Rosucci, Alborghetti e Parisi.

Nata il 18 agosto del 1997, Manuela Giugliano è una ragazza instancabile, una grande lavoratrice: umile e sempre disponibile, sorridente e solare. Comincia a dare calci al pallone nell’Istrana, squadra giovanile maschile, in cui la ragazza dai capelli rossi era un’eccezione, con la cui maglia gioca sino ai 13 anni. A quest’età viene notata dal Barcon, club che allora militava in Serie C, dove a soli 14 anni ha l’occasione di esordire in prima squadra. Nel 2013 coglie l’occasione di trasferirsi a Pordenone per cercare un posto da titolare e lo trova molto rapidamente, disputando un’ottima annata.

A stagione conclusa, molti club maggiori la notano, nonostante la giovanissima età: a spuntarla su tutti – in corsa c’erano Tavagnacco, Mozzanica, Orobica e Torres – è stata la Torres, ai tempi uno dei migliori club dell’intero campionato, ancora molto indietro rispetto a ciò che vediamo oggi.

La stagione in Sardegna finì con la chiamata del Mozzanica, che già l’aveva insistentemente cercata nei passati anni. Così, Manuela, approda in Lombardia, con la maglia bianca e blu, dopo 23 presenze in campionato con la Torres, condite da 3 reti. A Bergamo succede qualcosa di magico e di inaspettato, dal sapore dolce ma deciso: la farfalla, allora 18enne, diventa leonessa, collezionando una serie di prestazioni spettacolari, che valgono una chiamata in Nazionale maggiore dall’allora tecnico Antonio Cabrini, con cui debutta il 18 settembre 2015.

Dona un solo anno di spettacolo ai tifosi del calcio in rosa del Mozzanica: sono solo 15 le presenze concessele, ma sono ben 10 i gol messi da lei a segno, cifre da capogiro per una trequartista così giovane. Nel corso di questa esperienza annuale affina un asse perfetto con Valentina Giacinti, che ritroverà in squadra due volte: con il Brescia prima e con il Milan poi, e che si rivelerà molto utile anche negli anni a venire – sono infatti tre le stagioni che hanno visto la Giacinti capocannoniera del campionato, le uniche tre stagioni con la Giugliano alle spalle come assist-girl –.

Terminata l’esperienza a Bergamo, Manuela decide di cercare un posto da titolare in uno dei maggiori club mondiali, l’Atletico Madrid, ma il periodo in Spagna si rivela breve e fallimentare: la ragazza non si ambienta affatto presso la corte colchoneros e a settembre, sul finire del mercato, riesce a tornare in Italia dopo qualche mese. La ragazza veneta decide di riassaporare l’aria dei suoi confini regionali, che le manca dal 2014, trasferendosi al Verona, dove avrà nuovamente modo di esprimere le sue qualità di leonessa del centrocampo, insaccando la palla in rete 15 volte in 21 match disputati.

Con il suo passaggio al Brescia nel 2017, molti si aspettano da lei il grande salto in avanti, la stagione dell’incoronazione, e così è, ma solo in parte: Giugliano viene spostata di ruolo e arretrata a play-basso, dove si trova molto bene nel fornire assist e passaggi illuminanti, dettando le geometrie di uno dei migliori club italiani – fallito poi al termine della stagione –.

Con la mancata iscrizione al campionato del Brescia, la maggior parte delle calciatrici è passata al Milan, appena fondato, alla cui guida tecnica viene posta la grandissima Carolina Morace, pioniera del movimento femminile italiano. Sotto la sua guida, Manuela trova un ruolo delineato, dimostrandosi però capace di ricoprire molti ruoli in campo, dalla mezzala alla trequartista, passando per la mediana e arrivando al play basso. Termina la sua stagione con le rossonere al terzo posto, indossando una maglia da titolare per 20 partite.

Inoltre, Giugliano ha sempre avuto un grande feeling con la maglia azzurra della Nazionale. A partire dalla prima grande esperienza nell’Europeo U17 del 2014, con cui ha ottenuto una medaglia di bronzo, sino al Mondiale ancora in corso, dove ha disputato tutti e cinque i match, lottando con grinta e decisione da buona diga di centrocampo e ottenendo, insieme alle compagne, uno storico quarto di finale. Con le azzurre ha collezionato 35 presenze e 3 reti.

Insomma, Manuela Giugliano è una grande viaggiatrice – ha già giocato in otto club in carriera –, proprio come una farfalla che sfrutta le sue ali per svolazzare di fiore in fiore, ma ama lasciare il suo segno nel cuore dei tifosi, sempre con la solita garra, come fanno le leonesse.

 

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