Allegri

Diamo ad Allegri quel che è di Allegri

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Parafulmini. Per anni è stato questo il ruolo alla Juventus di Massimiliano Allegri. Ogni qual volta la squadra falliva un obiettivo, perdeva una gara o non convinceva il pubblico, tutte le critiche, o comunque la maggior parte di esse, ricadevano sul tecnico toscano, sul suo gioco, sulle sue idee di calcio.

Quando la squadra vince è merito dei singoli, della qualità della rosa; quando perde, naturalmente, sul banco degli imputati c’è sempre e solo lui. Un copione che conosciamo a memoria per quante volte lo abbiamo sentito.

È ormai entrato nell’immaginario collettivo che Allegri sia un allenatore scarso, fortunato e che va avanti per i meriti dei singoli, eppure Agnelli, che ha creato una delle squadre più forti al mondo, si è tenuto stretto Allegri per 5 anni, prima che le strade con il tecnico di Livorno si separassero.

Che piaccia o meno, non si vincono 5 scudetti e 4 Coppa Italia per caso, non si arriva in finale di Champions due volte in tre anni per caso – la prima tra l’altro con la squadra che Conte abbandonò perché “non si può mangiare in un ristorante da 100 euro con 10 euro” –.

Allegri è un allenatore vincente e concreto, che legge benissimo le partite e difficilmente sbaglia un cambio, anzi, spesso proprio i suoi cambi e le sue scelte risultano vincenti. Se ne potrebbero citare davvero tantissime, ma faccio solo due esempi, quelli forse più eclatanti: Sturaro titolare in semifinale di Champions contro il Real Madrid nella stagione 2015/16, risultato uno dei migliori in campo, salvando, tra le altre cose, un gol già fatto di James Rodríguez; e Tottenham-Juventus dello scorso anno, con la Juve in difficoltà e sotto nel punteggio Allegri inserisce Asamoah e Lichtsteiner e la ribalta, passando il turno. Merito dei singoli anche questo? Io non credo proprio.

Allegri è inoltre un grande gestore, basti pensare a come tiene in mano la squadra e i giovani in particolare.

Diamo a Max quel che è di Max: Allegri è uno dei migliori allenatori al mondo, non esprime sicuramente uno dei migliori giochi, e lo fa per scelta, perché, come dice lui, “lo spettacolo lo si guarda al circo”, ma ha una visione generale della squadra e della singola partita superiore alla media degli allenatori.

A volte può anche risultare antipatico quando durante le interviste o in conferenza stampa si arrabbia e cade in delle sceneggiate, ma, entrando nella psicologia del personaggio, mettetevi nei suoi panni: ha vinto più di chiunque altro in Italia negli ultimi anni e nonostante i risultati gli diano quasi sempre ragione l’unica cosa che ottiene in cambio sono critiche su critiche.

Sia chiaro, nessuno qua sta sostenendo che Allegri debba piacere a tutti per forza o che dobbiate sposare obbligatoriamente la sua concezione di calcio, né tantomeno che sia un allenatore perfetto, ma gli vanno riconosciuti i suoi meriti, al di là delle simpatie e del modo in cui fa giocare i suoi giocatori.

 

 

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