Mazzone

Carletto Mazzone e quella corsa sotto la curva dell’Atalanta

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È il 30 Settembre 2001, allo Stadio Mario Rigamonti si gioca una partita di Serie A tra Brescia e Atalanta, derby lombardo che spicca per la forte rivalità esistente da secoli tra le città di Bergamo e Brescia, un appuntamento che spesso, per i tifosi e non solo, vale un’intera stagione.

Al minuto 24 la squadra di casa passa in vantaggio con il solito Roberto Baggio, che segna l’1-0 approfittando dello spiovente di Petruzzi e della disattenzione difensiva degli atalantini, che lo lasciano tutto solo davanti a Taibi.

La gioia, però, dura poco per i bresciani, passano appena 3 minuti e l’Atalanta prima pareggia con Sala e, due minuti più tardi, trova il vantaggio grazie a un missile calciato da Cristiano Doni. A pochi secondi dallo scadere del primo tempo Zenoni trova Comandini che colpisce di testa e spedisce la palla alle spalle di Castellazzi, le squadre vanno al riposo sull’1-3 per l’Atalanta.

Il vantaggio bergamasco porta in tripudio la tifoseria ospite che, galvanizzata dal risultato, sbeffeggia e insulta i bresciani, ma soprattutto il loro allenatore, Carletto Mazzone.

Il mister romano non ci sta, chiede la reazione dei suoi ragazzi, e cambia diverse cose dell’assetto della sua squadra già all’alba del secondo tempo.

Quando mancano 15 minuti al termine, Mazzone non riesce più a trattenere la rabbia e inizia a rispondere alle offese che arrivano dal settore ospiti, ma proprio quando questo avviene, una palla calciata in avanti trova la testa di Tare, che fa da sponda per Roberto Baggio: difesa della posizione, tiro e gol. 2-3, il Brescia la riapre.

Per Mazzone, totalmente indispettito, è il momento di pronunciare la storica frase, segnata dall’inconfondibile dialetto capitolino: «Se famo er 3 a 3 vengo sotto ‘a curva».

La partita è agli sgoccioli, è il 92esimo minuto, vi è una punizione laterale in zona d’attacco per il Brescia, sul punto di battuta, naturalmente, Roberto Baggio. Il Divin Codino calcia, trova una deviazione che allunga il pallone sul secondo palo e, soprattutto, trova la sua tripletta personale e il clamoroso 3-3 in zona Cesarini.

Mazzone è incontenibile, parte dalla sua zona di campo, destinazione curva ospiti, inutile il tentativo del suo vice Menichini di domare la sua corsa, è il momento dello sfogo, è il momento di mantenere la promessa fatta qualche minuto prima, è il momento di fare la storia.

Una corsa che, in un certo qual modo, rappresenta la carriera di Carlo Mazzone, un maestro di calcio, sì, ma prima ancora «una persona schietta, sincera, in un mondo in cui spesso vanno avanti i ruffiani, i leccaculo, gli opportunisti», parole di Roberto Baggio.

 

 

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